8 Dicembre Dic 2016 1000 08 dicembre 2016

«X Factor, la mia scuola di musica»

L'esperienza nel talent show. Ma anche l'arrivo in Italia, la paura di salire sul palco e un album con il crowdfunding: la nostra intervista alla scozzese Emma Morton.

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Già dalle audizioni, già dalla prima nota, nel 2014 la scozzese Emma Morton era riuscita a incantare con la sua voce pubblico e giudici di X Factor. Mika, in particolare, che tra tanti concorrenti l’aveva scelta per i suoi over 25, la categoria che gli era stata assegnata durate l’ottava edizione del programma. «Il fatto di non essere nel mio Paese mi ha fatto venire voglia di tirare fuori il meglio. Dopo le audizioni ho provato una specie di sollievo pazzesco, mi sono detta 'oddio, forse è vero, forse ho qualcosa di speciale'», ricorda a LetteraDonna Emma. Che, considerata la favorita per la vittoria finale, ha invece terminato la gara al quinto posto.

DOMANDA: Come definirebbe la sua esperienza a X Factor?
RISPOSTA:
Molto intensa, anche perché avevo mia figlia Billie con me, l'allattavo nel loft. Mi sono trovata a gestire impegni full time insieme e non è stato facile. La cosa che mi ha arricchito di più sono state le lezioni di canto con Rossana Casale. Lei, che ha un percorso jazz come il mio, mi ha capita e aiutata a sviluppare ciò che già c’era dentro di me.
D: Lo ha fatto anche Mika?
R:
Sì, anche lui, insegnandomi molto a livello tecnico e vocale.
D: Ha imparato qualcos'altro a X Factor?
R:
Ad ascoltare anche la musica pop: fino a quel momento ascoltavo soltanto jazz, non avevo una cultura musicale 'commerciale'. Il mio primo gruppo era swing e si esibiva in cover di cantanti italiani degli Anni '30, come il Trio Lescano. X Factor è stato un po' come fare la scuola che non ho potuto fare.
D: Perché aveva deciso di partecipare al programma?
R:
La motivazione principale è venuta da Billie, la mia bambina, che adesso ha tre anni. Era una dimostrazione che dovevo dare a lei: per spronarla davvero a perseguire i suoi sogni, anche io dovevo seguire i miei.

Emma Morton a X Factor.

D: Senta, ma è vero che la musica non c'entra niente con il suo arrivo in Italia?
R:
Sì, è così. Ma fin dall’adolescenza sono stata attratta dalla vostra cultura, soprattutto quella gastronomica. Per questo ho scelto l'Italia, quando nel 2008 ho deciso di cambiare aria.
D: E quando è arrivata cosa ha fatto?
R:
Ho iniziato a lavorare in un agriturismo in Toscana: trovavo pace nell'occuparmi della terra e nel fare le cose con calma. Il canto è arrivato dopo.
D: In che occasione?
R:
A Barga, dove vivevo, fanno, o forse è meglio dire facevano visto che, a causa dei pochi fondi lo elimineranno, un festival di jazz molto importante (BargaJazz, ndr). Lì, tra un bicchiere di vino e un altro, mi sono esibita anche io e, quando un gruppo di musicisti mi ha detto che avevo una bella voce, mi sono detta che forse avrei dovuto 'approfondire' la cosa.
D: Non c'aveva mai pensato prima?
R:
No, in Scozia avevo studiato recitazione, volevo fare l’attrice. Ma avevo problemi con l’autostima e, per quanto mi piacesse stare sul palco, la carica emotiva che mi accompagnava era talmente forte da distruggermi. All’inizio salivo sul palco con molte difficoltà, sempre con la paura di non essere abbastanza brava, anche se le persone mi dicevano il contrario.
D: Adesso va decisamente meglio.
R:
Sì, sono conscia di saper cantare e, perciò, quando sono davanti al pubblico, me la godo. Non sono più tormentata dalle emozioni.

Emma Morton & The Graces

D: L'avevamo lasciata a X Factor. Cos'ha fatto nel frattempo?
R:
Con Sony ho pubblicato un Ep che conteneva Daddy Blues (l'inedito presentato a X Factor, ndr) e altri cinque pezzi. Poi ho inciso un disco electro swing a Londra e il singolo Holidays come testimonial di Piquadro. Ho messo insieme molte collaborazioni, come quella con Raphael Gualazzi nel suo ultimo disco.
D: Adesso c'è qualcosa in cantiere?
R:
Dal 9 dicembre su Musicraiser inizia il crowdfunding per finanziare il nuovo disco del progetto Emma Morton & The Graces. Vuole essere un omaggio all'idea del viaggio legata a quella della contaminazione. Il mio intento è far incontrare le tradizioni scozzesi e la musica afroamericana. Andremo a registrare in febbraio e speriamo di farlo uscire in primavera, così da portarlo poi in giro in Europa.
D: Sarà un album con sonorità jazz?
R:
Sì, ma il pop non lo abbandono. Dalla collaborazione con dj Molella al progetto Teodorf (la band fondata dal musicista e produttore Matteo Buzzanca, ndr) ho ancora diverse cose in ballo.

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