6 Dicembre Dic 2016 1250 06 dicembre 2016

Fu vera gaffe?

Ospite da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, Massimo Cacciari ha commentato l'esito del referendum con una frase che ha scatenato le reazioni sdegnate del web: tutta colpa del politicamente corretto.

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«Anche un cieco, un sordo e un handicappato capisce che non è possibile pensare di poter continuare fino alla naturale scadenza della legislatura». Così Massimo Cacciari, ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, ha commentato la schiacciante vittoria del 'No' al referendum. E la sconfitta di Matteo Renzi, con conseguenti dimissioni. La frase è stata ritenuta inopportuna e politicamente scorretta, perché il filosofo ed ex sindaco di Venezia avrebbe usato la disabilità come un insulto.


Lo sdegno dei telespettatori (e non solo) si è riversato sul web. Su Facebook, Iacopo Melio, punto di riferimento per chi lotta per i diritti delle persone con disabilità e fondatore della onlus #vorreiprendereiltreno, ha scritto: «Vorrei dirgli che essere disabili non significa necessariamente avere un ritardo mentale. Anche se fosse, vorrei dirgli che usare la disabilità come offesa è davvero da gente bassa (e non di statura). Vorrei dirgli che in vita mia ho votato quattro volte, e che in nessuna di queste mi hanno chiesto il certificato di invalidità per entrare in cabina. Vorrei dirgli che da un filosofo, ex sindaco, mi aspetterei un po’ di apertura mentale in più». Su Per Noi Autistici, invece, è stato pubblicato un 'editoriale', che contiene questo passaggio: «Complimenti prof Cacciari, ci ha dato ancora una volta la conferma che, tra le categorie degli 'intoccabili' dei grandi maestri del politicamente corretto,  non c’è verso che entrino le persone disabili. In maniera particolare fa emergere il pregiudizio bieco e rozzo verso la neuro diversità che ancora lei coltiva dietro quella scompigliata capigliatura da sublime intellettuale».

Massimo Cacciari.

Flavio Lo Scalzo / AGF

Ma siamo sicuri che nella frase di Cacciari ci fosse l'intento di offendere o sminuire gli handicappati? Intanto è ovvio che si riferisse ai disabili mentali e non a quelli motori. E, se come ha sottolineato anche Iacopo Melio, «essere disabili non significa necessariamente avere un ritardo mentale», è anche vero che la macrocategoria degli handicappati (termine peraltro ormai caduto in disuso) comprende senza dubbio anche i disabili mentali. Di cui, invece, non necessariamente fanno parte le persone autistiche, perché ci sono diverse 'gradazioni' di questo disturbo. Parlare del «pregiudizio bieco e rozzo verso la neuro diversità», infatti, non ha senso. È un pregiudizio ritenere che una persona con un ritardo mentale (grave ovviamente) non sia in grado di comprendere la realtà? No, non lo è. È la verità. Così come il fatto che il cieco non vede il mondo bene come una persona con la vista al 100%. Offendere un disabile o usare la disabilità come un insulto è una cosa deplorevole. Ma Cacciari non l'ha fatto. Che tutto l'autismo diventi un fascio, poi, è assurdo. Come lo è il fatto che lo sdegno verso Cacciari sia arrivato soprattutto per il riferimento agli handicappati e non per quello a ciechi e sordi, due categorie che, seppur con i rispettivi limiti (il cieco, soprattutto) riescono a valutare l'operato di un governo meglio dei disabili mentali.


Sono ben altri gli insulti 'da disabilità' usati in politica e dai politici (categoria a cui Cacciari al momento non appartiene). Qualche esempio? Maurizio Gasparri che rivolgendosi alla 'iena' Enrico Lucci durante un Family Day gli dice: «Non è l'handicappato day, però ci sei anche tu». Lo 'psiconano' cavallo di battaglia di Beppe Grillo. Lo sono le frasi irridenti nei confronti di Renato Brunetta, uscite anche dalla bocca di Dario Fo, oppure le urla «Handicappata di merda!» rivolti nel 2011 durante una seduta a Montecitorio alla deputata Pd Ileana Argentin. Guardando all'estero, e un po' più in grande, non si può poi non citare Donald Trump che nel 2015 imita le difficoltà motorie di Serge Kovaleski, reporter affetto da artrogriposi cronica.

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