4 Novembre Nov 2016 0900 04 novembre 2016

La popstar che fa paura all'Isis

Helly Luv è una cantante curda figlia di combattenti peshmerga diventanta simbolo della lotta contro Daesh. In un'intervista rilasciata all'Ansa ha espresso la sua riconoscenza all'esercito italiano. «È stato il primo a darci una mano».

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La chiamano la Beyoncé curda, ma Helly Luv non apprezza molto il paragone. Nemmeno se al posto della cantante colombiana si citano Lady Gaga, Rihanna o chiunque altro: «La mia musica, il mio stile, il mio messaggio sono tutti molto differenti», spiega la popstar che, cantando in tacco 12 e armata di fucile nel video di una delle sue canzoni, Revolution, ha voluto lanciare un messaggio di speranza ai suoi connazionali e, al contempo, canzonare l'Isis. D'altro canto, che cosa ci si poteva aspettare dalla figlia di combattenti peshmerga? «Sono orgogliosa di essere nella most wanted list di Baghdadi», ha detto all'Ansa. E ha aggiunto: «Voglio cogliere questa occasione per ringraziare l'Italia. In questa guerra l'esercito italiano è stato il primo a darci una mano. Addestra i nostri Peshmerga, ne hanno bisogno. Grazie».

EROINA ANCHE AL CINEMAPeshmerga è la parola con cui vengono indicate le forze armate del Kurdistan iracheno e significa 'fronte alla morte'. Non c'è da stupirsi, dunque, che Helly Luv non abbia alcuna intenzione di tirarsi indietro di fronte all'ennesima, sanguinosa battaglia che il suo popolo è costretto a combattere. La sua popolarità, nel 2016, è stata rilanciata da un film del filosofo e giornalista Bernard-Henri Lévy presentato a Cannes 2016 e che come titolo ha proprio Peshmerga. Helly è tra le protagoniste. Per i combattenti curdi, una vera e propria musa ispiratrice, più che una mascotte.

ANDATA E RITORNO
La vita di Helly è stata tutt'altra che semplice. Nata nel 1988 a Hellan Abdullah, un campo profughi iraniano, venne poi portata dai genitori in Turchia quando aveva appena nove mesi di vita: un lungo viaggio percorso a piedi. Poi venne la richiesta d'asilo rivolta alla Finlandia, accettata, e un nuovo trasferimento. Come capita a molti immigrati, Helly dovette sopportare numerose forme di discriminazione, anche a scuola. A 18 anni Helly si trasferì a Los Angeles per inseguire il suo sogno di diventare una popstar. Allora, probabilmente, ancora non pensava che sarebbe ritornata in Kurdistan e che lì sarebbe diventata non solo una popstar, ma un vero e proprio simbolo. Un simbolo che l'Isis teme moltissimo, visto che l'ha più volte minacciata di morte.

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