18 Ottobre Ott 2016 1245 18 ottobre 2016

Quello che la deputata non dice

Nell'ambito del processo a Mafia Capitale, Micaela Campana ha indispettito il giudice con i suoi troppi «Non ricordo». E i pm adesso potrebbero indagarla per falsa testimonianza.

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Non ricorda, Micaela Campana. Non ricorda di aver sentito Salvatore Buzzi, il braccio destro del boss di Mafia Capitale Carminati, nonostante ci siano sms e intercettazioni a dimostrarlo. Favori, interrogazioni, incontri con vicesegretari: tutte richieste di cui Campana non ricorda nulla, o di cui non ha mai conosciuto gli scopi, sostiene lei. Troppe volte, però, durante il processo a Mafia Capitale le risposte della deputata Pd sono sembrate reticenti, costringendo la giudice a ricordarle che la falsa testimonianza non è tollerabile: «Mentire sotto giuramento è un reato molto grave». Alla fine, i pubblici ministeri sono passati all'attacco: hanno chiesto i verbali della deposizione e hanno intenzione di passarli al setaccio per capire se è il caso di indagare la deputata. Proprio per falsa testimonianza.

AMORE CAPITALE
Un comportamento che non fa onore al suo ruolo di componente della Commissione giustizia in parlamento, ha sottolineato ancora la giudice, come riporta Repubblica. D'altra parte, Campana avrebbe anche potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, visto che il suo ex marito Daniele Ozzimo è imputato nello stesso processo. Messa alle strette, Campana ha dovuto spiegare di aver chiesto effettivamente dei soldi a Buzzi, per sé e per sostenere la candidatura di Ozzimo in Campidoglio. La coppia, scoppiata nel dicembre 2014, era convolata a nozze nel 2011, unita tanto nell'amore quanto nella loro duplice scalata ai vertici del Pd romano.

L'ASCESA
Perché nonostante Campana sia brindisina di nascita, politicamente si è formata ed è cresciuta a Roma, dove nella seconda metà degli Anni '90 ha frequentato La Sapienza. E nel 2001 la troviamo già come capogruppo degli allora Democratici di sinistra per il V Municipio di Roma. Sei anni più tardi, le primarie la proiettano nell'Assemblea nazionale del Pd. Inquadrata nel gruppo dei bersaniani, diventa consigliere municipale. Nel 2012, l'expoit alle primarie da parlamentare: 6.800 le preferenze che raggranella, risultando la terza degli eletti.

LA CHIAMATA DI RENZI
Meglio non potrebbe andare. Anzi, sì: perché nel settembre 2014 Matteo Renzi la chiama a far parte della sua squadra per il Welfare. Peccato che già a dicembre venga fuori un sms destinato a segnare la sua carriera: un messaggio rivolto a Buzzi, dove lo apostrofa come «gran capo». Un segno di rispetto per una persona più grande, dice lei, ma l'imbarazzo c'è. L'inciampo non ha impedito a Campana di proseguire nella sua attività di parlamentare: al 18 ottobre 2016, secondo OpenPolis è la 181esima classificata per produttività in Parlamento, nonostante le sue assenze sfiorino il 40%. Negli ultimi tempi si è distinta per la sua lotta a favore delle unioni civili. Mentre l'ultimo ddl di cui è relatrice è quello relativo al cyberbullismo, che però è stato aspramente criticato per diversi motivi: non è efficace, non aggiunge nulla alle leggi che già esistono e, soprattutto, potrebbe diventare un potente strumento di censura.

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