17 Ottobre Ott 2016 1915 17 ottobre 2016

Mamme assassine

Veronica Panarello è stata ritenuta responsabile dell'omicidio del figlio Loris e condannata a 30 anni di carcere. Lei e i casi delle altre donne che si sarebbero macchiate di un delitto simile.

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Veronica-Panarello

Verona Panarello a sinistra, in alto il piccolo Loris e il marito

ANSA - ANSA

È stato un omicidio efferato quello del piccolo Loris Stival, il bambino di otto anni trovato morto il 29 novembre 2014 nelle campagne di Santa Croce Camerina. Ucciso con una fascetta da elettricista stretta intorno al collo e gettato poi nel canalone in contrada Mulino Vecchio. Un omicidio orribile di cui è stata accusata la madre Veronica Panarello. «Non l'ho ucciso io, lui era il mio bambino», si era difesa davanti ai magistrati della Procura di Ragusa che l’hanno additata come unica responsabile dell'assassinio oltre che dell'occultamento del cadavere del piccino. E ora, quello che era solo un dubbio atroce, si è trasformato in realtà. Almeno per la legge. Perché Veronica Panarello è stata condannata a 30 anni di reclusione per l'uccisione del figlioletto. La sentenza del Gup di Ragusa, Andrea Reale, è stata emessa lunedì 17 ottobre 2016 a conclusione del processo col rito abbreviato condizionato da una perizia psichiatrica.

VERONICA FIGLIA ILLEGITTIMA, TENTÒ IL SUICIDIO DUE VOLTE
Ma quella di Veronica non è stata una vita facile. Su tutto il rapporto di amore e odio coi genitori. Aggravato da quando Carmela, durante un litigio, le disse di non averla mai voluta. Poi, subito dopo, la scoperta più atroce. L’uomo che lei chiamava suo padre in realtà non lo era. All'epoca Veronica aveva 14 anni e le venne vomitata addosso la cruda realtà: era il frutto di una gravidanza indesiderata nata da un rapporto occasionale, ennesima relazione clandestina della mamma che ha avuto cinque figli da tre uomini diversi. Una verità troppo grande per la ragazzina da accettare. Tentò così di togliersi la vita bevendo della candeggina. Solo il pronto intervento dei sanitari le salvò la vita.
Poco dopo l’intera famiglia si trasferì a Santa Croce Camerina, in una casa non lontana dalla zona del Mulino Vecchio dove è stato ritrovato il corpicino del piccolo Loris. A 15 anni, dopo una discussione col padre adottivo, decise di riprovare a farla finita. Andò nella serra della nuova abitazione. Qui tentò di impiccarsi, ma il filo di plastica si spezzò. È anche di quel periodo l’amore con Davide Stival. Un ragazzo buono ma che la portò in una relazione travagliata. Tante liti, tanti tira e molla, lui se la riprendeva ogni volta che voleva.

RIMANE INCINTA A 17 ANNI, IN PAESE È LA FORESTIERA
Aveva invece 17 anni quando rimase incinta. Da qui la decisione di un matrimonio riparatore. E quando nel 2006 Loris vide la luce Veronica era ancora una ragazzina. E mentre le sue coetanee andavano in discoteca, lei si ritrovò con un bimbo da crescere e un marito che l’adorava ma di professione faceva il camionista. Spesso era via per lavoro, lontano da quella casa che la ragazza sentiva troppo vuota. Più tardi arrivò anche un altro figlio. Troppo lo stress di gestire da sola quei due bambini.
A questo si deve aggiungere la solitudine. Le donne del paese non la amavano particolarmente. La chiamavano la forestiera perché era cresciuta in Liguria, lontano da quel piccolo paese del ragusano che ora chiamava casa. Anche i rapporti con la famiglia del marito non erano idilliaci. La mamma e il papà di Davide la guardavano con sospetto. Troppo strana, troppo taciturna.

IL MARITO UNICA ANCORA, ADESSO LA VUOLE MORTA
Solo il marito sembrava amarla, le stava (quando poteva) a fianco senza mai abbandonarla. Questo sino a quando Veronica non è stata portata in Questura. «Se è stata davvero lei mi cade il mondo addosso, non ci posso credere. Deve solo dirmi il perché, e poi per me può morire, io voglio solo mio figlio», avrebbe detto Davide Stival, 39 anni. Nonostante tutto la donna non è crollata dinanzi agli investigatori. Ha continuato a urlare la sua innocenza. Ha urlato anche prima che ritrovassero il corpo del figlio, quando sembrava avesse marinato la scuola. Un comportamento che sin da subito è sembrato sospetto agli psicologi che hanno seguito il caso.
La donna si disperava, ma non ha mai chiamato il marito che ha appreso della tragedia da Facebook. Ha fatto di tutto per evitare che gli investigatori andassero subito a casa sua a cercare tracce. E poi quelle fascette che ha consegnato alle maestre con una bugia grossolana, come se volesse che la scoprissero. Troppi lati oscuri nella sua versione dei fatti e nella sua storia che hanno fatto scattare l’allarme negli inquirenti. Ora la sentenza che la dichiara colpevole e la condanna in primo grado a 30 anni.

Anna Maria Franzoni, ritenuta colpevole di omicidio del figlio Samuele a Cogne.

LE ALTRE MAMME ASSASSINE, NON SOLO COGNE: 12 ANNI DI SANGUE
È già successo che una madre, agli occhi di tutti amorevole e accudente, uccida il figlio. La stroia recente ne è tristemente piena. Letteradonna.it ha ricostruito la cronologia. e sono tante le analogie tra i diversi casi.

COGNE
Il caso più eclatante avviene il 30 gennaio 2002. In una villetta di Montroz a Cogne viene massacrato il piccolo Samuele Lorenzi. I soccorritori, chiamati dalla madre, Annamaria Franzoni, lo trovano agonizzante con gravissime ferite alla testa. Samuele morirà poco dopo, durante il trasporto in ospedale. La madre viene accusata dell'omicidio che negherà sempre.Verrà riconosciuta colpevole con sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione. Attualmente è agli arresti domiciliari.

MERANO
L'8 settembre 2005 a Merano un bambino di quattro anni viene ucciso a coltellate dalla madre mentre stava facendo colazione con pane e marmellata. La donna, 39 anni, tenterà il suicidio gettandosi da una finestra del secondo piano del commissariato di polizia durante l'interrogatorio.

LECCO
Il 18 maggio 2005 in provincia di Lecco una donna di 29 anni racconta di essere stata aggredita in casa mentre faceva il bagno al figlio di 5 anni. Durante l'aggressione, mentre lei si stava difendendo, il bambino sarebbe scivolato nell'acqua e sarebbe morto. La notizia però si rivelerà falsa. A uccidere il piccolo era stata la donna che due settimane dopo, confessa.

MILANO
Il 20 luglio 2009 a Parabiago, in provincia di Milano, un'altra mamma uccide il figlio di 4 anni, strangolandolo con un cavo elettrico. La donna, 36 anni, soffriva di depressione ed era in cura in un centro psicosociale della zona. A trovare il piccolo, agonizzante, sono la nonna e la zia del piccolo. La mamma viene trovata a vegliare il cadavere del bimbo in stato di choc.

VENEZIA
Il 19 febbraio 2010 a Venezia una donna di 47 anni uccide il figlio, un bimbo di sei anni, soffocandolo nel suo letto. Poi si uccide, impiccandosi. A scoprire i corpi è il marito.

GROSSETO
Il 9 agosto 2011 nel mare della Feniglia a Orbetello (Grosseto) una commercialista romana di 48 anni uccide il figlio di 16 mesi annegandolo dopo essersi allontanata con lui dalla spiaggia su un pedalò.

LECCO
Il 25 ottobre 2013 in provincia di Lecco, ad Abbadia Lariana, una donna uccide il figlio di tre anni, il primo dei suoi due figli, infierendo più volte sul corpo del bambino.

COSENZA
Il 6 marzo 2014  a Cosenza un bambino di 11 anni, Carmine De Santis, viene ucciso con un paio di forbici dalla madre che e poi ha tentato di suicidarsi. Daniela Falcone, 43 anni, ma è stata salvata dalla polizia e adesso è ricoverata in ospedale. La donna ha fatto uscire prima del termine delle lezioni il bambino da scuola, lo ha portato in una zona di montagna e poi lo ha sgozzato.

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