14 Ottobre Ott 2016 1840 14 ottobre 2016

L'Australia sul divano

Architetto per lavoro, fotografa per diletto, esploratrice nella vita. Ogni due settimane Anna Luciani racconta sulle pagine di LetteraDonna la sua avventura Oltreoceano.

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anna luciani

Esploratrice, curiosa, avventurosa. Sempre con tante domande in testa.
Architetto professionista e fotografa per diletto, Anna ci ha incuriosito da subito. Da quando ci aveva raccontato la sua prima «vacanza sul divano». Un'esperienza fuori dagli schemi, che l'ha portata assieme al suo compagno a tuffarsi in un viaggio che le ha regalato un'ospitalità inaspettata tramite una nuova finestra sul mondo, il cochsurfing. Visto che i viaggi sono la sua passione, le abbiamo chiesto di portarci con lei nel suo prossimo alla scoperta dell'Australia. E lei ha accettato di farci vedere posti sconosciuti tramite i suoi occhi attenti e la sua penna spigliata. Incontri, aneddoti, ma anche difficoltà e paure senza filtri dalla sua nuova esperienza di couchsurfing oltreoceano. Un’esperienza che verrà raccontata non solo dalle pagine di LetteraDonna con la rubrica La mia Australia - ogni due settimane a partire dal 21 ottobre - ma anche dal blog di Anna e dal programma di Rai3 Alle Falde del Kilimangiaro.

Fuori piove, ormai è arrivato l’autunno. L’estate sembra essere passata troppo velocemente, nascondendosi dietro lo schermo di un computer, silenziosa tra giornate afose e pesanti di decisioni, scelte, dubbi sul futuro. Zitta zitta è scivolata via senza che me ne accorgessi, ma per fortuna questo 2016 ha in serbo un’estate di scorta: sta per iniziare una lunga avventura australiana.

Mi chiamo Anna, sono nata tra le paludi delle Valli di Comacchio agli inizi degli Anni ‘80 sotto il segno della Bilancia. Sono un architetto/urbanista con la passione della fotografia e dei viaggi. Mi piacciono i dolci, il mare, i temporali d’estate, sono curiosa, allegra e molto ansiosa.

Amo il Sudamerica, dove ho abitato per un paio d’anni colorando anima e cuore di tinte brillanti e di luce intensa e dove due anni fa ho vissuto uno dei viaggi più belli della mia vita: cinque mesi tra Brasile, Uruguay ed Argentina in compagnia di Simone, il mio ragazzo, ospitati gratuitamente a casa di perfetti sconosciuti contattati attraverso il portale Couchsurfing. I nostri ospiti ci hanno mostrato quello che c’è al di là della realtà turistica, condividendo cultura, abitudini, aneddoti, momenti della loro quotidianità e trasformando il viaggio in un’esperienza umana unica, basata sulla condivisione, la spontaneità e la voglia di stare insieme e conoscere. Il nostro viaggio, tra paesaggi mozzafiato, avventure ed imprevisti è diventato un format televisivo: Couchsurfers, andato in onda all’interno de Le Falde del Kilimangiaro su Rai Tre.

Per il resto ho sempre avuto una vita che potrei definire «normale». Ho una casa a Ferrara e vivo con Simone, ho una bella famiglia e fino a qualche giorno fa anche un bel lavoro come architetto. Penso di potermi definire una trentenne molto fortunata: dopo anni di tentativi, di esperienze, di cambiamenti, una volta tornata dal viaggio in Sudamerica finalmente sembrava avessi raggiunto quella stabilità che il mondo attorno a me si augurava. Ogni cosa era al suo posto.

Tranne io. E quando qualche mese fa ci è stato proposto di ripartire per un’altra avventura l’insofferenza da ufficio, le ore trascorse in auto per arrivare al lavoro, gli inverni grigi della bassa padana, quella strana sensazione di inquietudine che sento ogni volta che mi fermo per troppo tempo sono tornati a galla. Dovevo scegliere la strada. Forse non per sempre, forse sì. Restare o partire?

Mi sono ripetuta per mesi che finché avessi avuto la possibilità di scegliere, sarei comunque stata una persona fortunata. Avrei dovuto essere felice e grata per le opportunità create, ricevute, per il lusso di poter decidere che direzione prendere. Ne sono ancora convinta. Ma gli ultimi mesi sono stati difficili: la paura di dover scegliere, di prendere la strada sbagliata. La paura di deludere non solo chi aveva aspettative su di me, ma soprattutto chi mi vuole bene e ha sempre sperato per me il meglio. Di sprecare delle occasioni ma anche quella di prenderne. Di non essere all’altezza dei propri sogni o di scoprire che i sogni non possono essere altro che quello.

Ho sperato tanto che qualcuno o qualcosa scegliesse al posto mio. Il famoso segno che illumina la strada giusta, la mente, il cuore. Ho parlato, ascoltato, analizzato, letto… ma i dubbi sono tutti lì, a destra e a sinistra della linea immaginaria che divide le due strade, come i due campi nel gioco di ruba-bandiera, con una fila di volti, di situazioni, di consigli pronti a scattare per aggiudicarsi la scelta giusta. La bandiera però la tengo io e mi sa che i numeri da chiamare sono finiti, quindi mi prendo la bandiera, porto con me tutti i dubbi e provo a fare i primi passi sulla mia strada.
Ci risentiamo tra qualche giorno da Sidney!

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