7 Ottobre Ott 2016 1119 07 ottobre 2016

Se dici birra, dici donna

La storia conferma che è una bevanda più femminile di quanto crediamo. E il mercato in rosa è sempre più in espansione. Come dimostrano le storie di Cecilia e Luana, due giovani imprenditrici.

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Festival  Of Britain

Dimentichiamo per un momento la goliardia dei boccali che si uniscono nel brindisi rumoroso e i pub fumosi dove le chiacchiere trasudano complicità maschile: la birra, ieri come oggi, è anche donna. E la storia lo conferma.
Leggenda vuole, infatti, che tutto cominciò in Mesopotamia, quando una donna, per distrazione, dimenticò all’aperto un’anfora con dei cereali all’interno. Piovve e il contenuto cominciò a fermentare, producendo un liquido gustoso e confortevole. Era, appunto, il primo antesignano della birra la cui produzione, con il passare del tempo, fu monopolio femminile in tutte le civiltà antiche, dagli assiro-babilonesi ai greci.
Offrirla a chi arrivasse in case era un rituale dell’ospitalità appannaggio delle donne; gli strumenti per produrla, presso alcuni popoli, facevano addirittura parte della dote nuziale. Una tradizione in rosa che ha attraversato i secoli: basti pensare che alla badessa Hildegard von Bingen, proclamata Dottore della Chiesa nel 2012 da Papa Benedetto XVI, dobbiamo i primi esperimenti sull’utilizzo del luppolo. Non è dunque un fatto nuovo se oggi, anche in Italia, ci sono donne che decidono di dedicarsi alla produzione di birra artigianale. Storie di passione, capacità imprenditoriali e di scommesse vinte. Come quelle di Cecilia Scisciani e Luana Meola.

Cecilia è di San Severino Marche, proviene dal mondo della ricerca universitaria nel campo delle Biotecnologie. L’amore per le birre artigianali, però, ha avuto ben presto la meglio. «Io e Matteo Pomposini, mio socio e compagno, racconta, «abbiamo iniziato ad assaggiare, quasi per sbaglio, le prime birre artigianali e siamo rimasti talmente colpiti che abbiamo iniziato a produrre birra in casa». Un interesse cresciuto via via di importanza, che li ha portati a viaggiare, approfondire, capire tutti gli aspetti del mondo della birra. Fino all’apertura del birrificio MC-77, che ha vinto il premio «Birraio dell’Anno».

Luana Meola è di Salerno, è laureata in Statistica e viveva a Roma finché non ha deciso di iscriversi al primo Master in Tecnologie birrarie all’università di Perugia. «Dopo gli studi», racconta, «ho fatto uno stage presso un grande birrificio, il Theresianer, dove ho potuto conoscere tutte le fasi di produzione». E con quello che poi sarebbero diventati i suoi soci, Antonio Boco, ex giornalista, e Matteo Natalini, hanno rilevato un antico marchio da molti anni in disuso, «Birra Perugia»; la loro produzione ha vinto il premio «Birra dell’anno».

UN MONDO MASCHILE, NON MASCHILISTA
Ma com’è affrontare «da donna» il mondo della produzione della birra? «Paradossalmente», racconta Cecilia, «ho notato più diffidenza dal mondo esterno, da chi non conosce il mondo della birra artigianale e, magari, si stupisce che una donna sia titolare di un birrificio». Luana spiega che «il mondo della birra artigianale è soprattutto maschile, ma non maschilista. Dai miei colleghi birrai sono stata accolta molto bene mentre ho avuto più difficoltà, soprattutto all’inizio, nei rapporti con l’esterno. Spesso, quando entrava da noi qualcuno, mi veniva chiesto di chiamare il proprietario, allora io facevo sempre una scenetta: uscivo e rientravo dicendo «eccomi, sono io!». Equilibrio e tenacia, dunque, per due storie vincenti.
Dal 7 al 9 ottobre saranno entrambe presenti, con le loro birre, a EurHop! Roma Beer Festival, appuntamento internazionale della birra artigianale che si tiene a Roma, al Salone delle Fontane dell'Eur. A breve uniranno le forze: il prossimo anno Cecilia e Luana produrranno una birra insieme per sfidare il mercato. Quando si dice «gioco di squadra».

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