7 Ottobre Ott 2016 1730 07 ottobre 2016

La paladina di Assange

Si chiama Melinda Taylor e ha difeso personaggi scomodi come Milosevic e il figlio di Gheddafi, facendosi anche un mese di carcere. Ora ha un'altra missione: aiutare il fondatore di Wikileaks.

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melinda taylor

Melinda Taylor.

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Così dedita al suo mestiere di avvocato da non temere nemmeno il carcere. Ma anche orgogliosamente australiana, nonché pronta ad affrontare cause che se non sono perse in partenza, poco ci manca. È Melinda Taylor, attualmente in prima linea nel fornire supporto legale al fondatore di Wikileaks Julian Assange (non è l'unica, lavora in una squadra con altri 144 avvocati). E che in passato non ha avuto timore nel prendere le parti di personaggi 'indifendibili' come Slobodan Milosevic e Saif al Islam Gheddafi, figlio del dittatore libico.

SOLIDARIETÀ TRA CONNAZIONALI
Raggiunta telefonicamente dal Corriere della Sera, Taylor ha spiegato di essere fermamente convinta della necessità di garantire, sempre e comunque, un processo equo. Quale che possa essere il crimine commesso, anche il peggiore. Classe 1976, è nata in Australia, nella regione del Queensland, dove si laureò nel 1998. Dunque è conterranea di Julian Assange. E forse anche per questo motivo Taylor ha scelto di lavorare pro bono (cioè gratis) per il fondatore di Wikileaks.

L'ARRESTO
Oggi Taylor vive all'Aja, dove ha sede la Corte penale internazionale. Nel 1998 si occupò da ricercatrice del caso di Milosevic, al fianco di Antonio Cassese. Nel 2012, invece, si fece un mese di carcere in Libia, dove venne arrestata con l'accusa di aver passato delle carte a Gheddafi jr., allora suo assistito. Dopo il rilascio, come ricorda, fu un aereo del governo italiano a portarla via dalla Libia, facendo tappa all'aeroporto di Ciampino.

SPAURACCHIO HILLARY
L'esperienza libica segnò la carriera di Taylor, che per qualche tempo decise di dedicarsi a casi meno rischiosi e complessi. Almeno fin quando non scoppiò lo scandalo Wikileaks, e diversi governi di tutto il mondo misero nel mirino Julian Assange. Taylor è convinta che il suo connazionale sia perseguitato ingiustamente e che è fondamentale fare in modo che possa essere giudicato in maniera equa. Su Assange, inoltre, pende un'accusa di violenza sessuale portata avanti dalla Svezia. Come andrà a finire è difficile dirlo, ma Taylor non è ottimista: se, come probabile, Hillary Clinton dovesse diventare Presidente degli Stati Uniti, le cose per Assange volgerebbero al peggio: «Basti pensare alle parole di Hillary Clinton che ha minacciato di farlo uccidere da un drone», dice l'avvocatessa.

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