7 Ottobre Ott 2016 1619 07 ottobre 2016

«Il nostro salone non sfida Torino»

A tu per tu con Renata Gorgani, presidente della società incaricata di organizzare Tempo di Libri, la fiera del libro milanese: «Creeremo qualcosa di innovativo».

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renata gorgani

Renata Gorgani.

I numeri dicono che in Italia si legge poco: il 58% della popolazione, dai sei anni in su, non porta a termine neanche un volume all’anno. Eppure dei libri si parla, e tanto. Merito, o demerito, della lotta fra Milano e Torino, per aggiudicarsi il titolo di regina della letteratura e riuscire a ospitare la fiera più importante del settore. Fino al 2016, questo ruolo spettava solo al capoluogo piemontese, patria del Salone internazionale del libro dal 1988. Poi, 28 anni più tardi, è arrivata Milano. I successi di Book City, la tre giorni che dal 2012 promuove eventi letterari in giro per la città, hanno spinto i meneghini a volere una fiera tutta per sé. Da palazzo Marino, il neo sindaco Beppe Sala inizia a confrontarsi con l’Associazione Italiana Editori (Aie) e Fiera Milano. Progetta un salone che trovi casa nei 35 mila metri quadrati degli storici padiglioni fieristici di Rho. Dall’altra parte, la neo sindaca di Torino, Chiara Appendino, nega la possibilità di un salone nel capoluogo lombardo. Si tenta anche un dialogo fra le parti, mediato dal ministro della cultura Dario Franceschini, dove compare l’ipotesi di unire le forze per la realizzazione di un unico evento: un MiTo (nel senso di Milano-Torino) dell’editoria. Ma la possibilità, a metà settembre, sfuma. E si decide di organizzare, per la prima volta dopo decenni, due manifestazioni separate. La novità milanese è stata battezzata Tempo di Libri ed è stata presentata lo scorso 5 ottobre. L'esordio è previsto esattamente un mese prima rispetto al Salone piemontese, cioè dal 19 al 23 aprile. E alla guida della società che si sta occupando di organizzarla c’è una donna: Renata Gorgani.

CHI È LA PRESIDENTE
Gorgani lavora nel mondo dell’editoria da quasi trent’anni. Ha iniziato nel 1987, prima per Bollati Boringhieri e poi per il Saggiatore. Nel 1993, la grande sfida: fondare, con altri soci, una sua casa editrice, Il Castoro, di cui ora è direttrice. Fino al 2000 si è occupata delle pubblicazioni di libri cinematografici. Poi, la svolta: puntare (quasi) tutto sull’editoria per ragazzi. È sotto la sua guida che la casa editrice pubblica uno dei libri più letti fra i giovanissimi, nel 2007, con due milioni di copie vendute solo in Italia: Diario di una schiappa. Contraria alle mode e più propensa alla sperimentazione, ora la direttrice si affaccia a una nuova sfida, quella della grande scommessa milanese che «attrarrà anche i non-lettori», come ci ha raccontato.

DOMANDA: Milano e Torino. Molti l’hanno definita una sfida. È giusto chiamarla così, visto che fino all’ultimo si è parlato di trovare un’intesa?
RISPOSTA: Sfida è un bel termine se non è rivolto verso qualcun altro. La nostra è cercare di fare una manifestazione che sia una novità. Intercettare un pubblico grande, anche di non lettori, e saper raccontare il mondo del libro. Creare una nuova fiera non è una sfida lanciata ad altri.
D: Quali saranno i punti forti di questa manifestazione?
R: Il valore aggiunto consiste nel cercare di raccontare tutte le anime dell’editoria. Quindi parleremo certamente di autori e romanzi, ma anche di libri che ci accompagnano ogni giorno e che sono diversi. Ci sono quelli per la scuola, quelli professionali, quelli di cucina e centinaia di altri generi. Poi abbiamo intenzione di raccontare il libro come oggetto che ha tutta una sua storia. Dunque parleremo di come si costruisce, di come si realizzano le copertine, di come funziona raccontare un volume.
D: Il salone di Milano dovrebbe andare in scena un mese prima di quello torinese. Quindi una concorrenza c’è, ma non in tempo reale. Meglio o peggio debuttare per  primi?
R: Abbiamo scelto la data pensando ad altre cose, non a Torino. La prima ragione della scelta è che ci piaceva l’idea di includere la giornata mondiale del libro, il 23 aprile, nel corso della manifestazione. Per l’occasione sono previsti eventi in tutta la città. Il primo obiettivo è mettere il libro al centro della scena per una settimana intera. Il secondo è attrarre un pubblico giovane, e in quel periodo le scuole fanno le gite. Quindi non vogliamo coinvolgere solo i ragazzi della Lombardia, ma anche quelli di tutta Italia.
D: Lei ha detto di volere un pubblico che partecipi. In che modo?
R: Con l’interattività. Non pensiamo a un pubblico spettatore e basta, ma che interagisca con gli autori e con gli editori. Per esempio, vogliamo creare una grande piazza dove radunare i blogger e quelli che lavorano all’aggiornamento delle pagine di Wikipedia. Vogliamo che raccontino in diretta, grazie all’aiuto degli ospiti, quello che sta succedendo all’evento.
D: E i giovani?
R: Ci interessa molto catturare la loro attenzione. Difficile, perché il loro modo di relazionarsi ai libri è cambiato. Le opinioni se le scambiano in rete e, sempre sul web, leggono. Alcuni pubblicano i loro racconti online e gli altri lasciano commenti. Hanno creato un binario parallelo rispetto a quello dei libri pubblicati che vediamo sugli scaffali. Non possiamo non tenerne conto. Per questo abbiamo un responsabile addetto esclusivamente alla fascia 0-18 anni.
D: Chi le piacerebbe ospitare? Quali sono gli autori su cui puntate?
R: Ora come ora è difficile dirlo, perché abbiamo definito la squadra proprio pochi giorni fa. Il team si è già messo al lavoro con molto entusiasmo, per creare qualcosa di nuovo. Ma sui dettagli abbiamo davanti sette mesi, c’è tempo per decidere.
D: Lei che cosa legge nel tempo libero?
R: Io devo dire che sono una lettrice onnivora, amo tantissimo i libri che riescono a mettere insieme la narrazione e i contenuti. Per esempio, sono una grande lettrice di Chiara Valerio. Per questo mi è sembrato quasi naturale affidarle il ruolo di coordinatrice del progetto, perché i suoi libri sono uno specchio di quello che vorrei che fosse quest’evento: voglio che tutto sia unito, dalla scienza all’intimità, fino alla letteratura e alla società. In quello che leggo, così come in questo progetto, voglio un filo comune.
D: Due saloni del libro in due grandi città in un momento in cui l’editoria è in crisi. Da dove si può ripartire, e come si può fare, per migliorare?
R: L’editoria è in crisi perché in Italia non si legge abbastanza. Abbiamo un indice di lettori molto basso rispetto ad altri Paesi. Quindi la prima cosa da fare è aumentare l’interesse del pubblico, così che legga di più. Questo si fa con la promozione e con un grande dialogo fra gli attori.
D: Chi intende quando dice «attori»?
R: Tutti. Dal bibliotecario all’editore. Il punto è proprio questo, che deve interessare tutti. Gli insegnanti, i librai, gli autori. Perché se riuscissimo a fare questo, diventeremmo un Paese più ricco. Dove si legge, non c’è solo consapevolezza, c’è anche una crescita del Pil e si sta bene. Quando si investe nella cultura, vuol dire che c’è benessere. E questo mi sembra fondamentale.
D: Sono presenti tante donne nel comitato scientifico di Tempo di Libri. Un buon segno?
R: Sì, ma sono già anni che nel mondo dell’editoria ci sono tantissime donne. Lavorano, sono brave. È giusto che facciano sentire la loro voce.

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