7 Ottobre Ott 2016 1234 07 ottobre 2016

Effetto Politkovskaja

La giornalista fu uccisa il 7 ottobre 2006. La sua morte, che ancora non ha un colpevole, non ha però scoraggiato le colleghe russe. Ecco le sue tre 'eredi'.

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Politkovskaja

Anna Politkovskaja.

JENS SCHLUETER - 2011 AFP

Sono passati esattamente dieci anni da quando Anna Politkovskaja fu uccisa sul pianerottolo di casa nel centro di Mosca, di ritorno dalla spesa. Una morte ancora avvolta dal mistero ma dietro a cui molti intravedono il Cremlino: la giornalista aveva criticato più volte i metodi autoritari di Putin e, coincidenza o no, l'omicidio avvenne il 7 ottobre, proprio il compleanno del presidente. La Politkovskaja raccontava dal 1994 la guerra in Cecenia ed era tra le principali oppositrici del presidente Ramzan Kadyrov, di cui aveva denunciato i metodi brutali.

DONNE IN PRIMA LINEA
La morte di Ania, così la chiamavano gli amici, colpì il mondo intero (leggi qui  l'intervista all'attrice Elena Arvigo, che la interpreta a teatro). Soprattutto i suoi colleghi: ma se molti abbandonarono il giornalismo, temendo per la propria vita, altri scelsero di tornare nel Caucaso per raccontare gli orrori della guerra. Per una sorta di inaspettato 'effetto Politkovskaja', a distanza di dieci anni in Russia sono perlopiù le giornaliste a raccontare i conflitti nelle zone di confine dell'ex Unione Sovietica, così come gli abusi e la corruzione di chi è al potere. Dimostrandosi più coraggiose dei colleghi. Ecco le tre principali 'eredi' di Anna Politkovskaja.

Elena Milashina nel 2013, mentre riceve l'International Women of Courage Award da Michelle Obama.

AFP/Getty Images - 2013 AFP

ELENA MILASHINA
Dopo l'omicidio della Politkovskaja, l'amica Elena Milashina, che come lei lavorava per la Novaya Gazeta, decise di proseguirne il lavoro nel nord del Caucaso. Indagando ad esempio sulla morte di Natalia Estemirova, attivista per i diritti umani uccisa nel 2009 dopo essere stata rapita nella sua casa di Groznyj. Oppure, occupandosi nel 2015 della storia del matrimonio forzato di Kheda, una ragazza cecena di 17 anni costretta a sposarsi con un capo della polizia sulla cinquantina, grande amico del discusso leader Kadyrov: la Milashina ha svelato che la famiglia della 'sposa triste' era stata minacciata di ritorsioni, nel caso non avesse acconsentito al matrimonio. La rivelazione ha attirato l'attenzione della polizia, che ha minacciato la giornalista, che però non si è fermata. Non lo aveva fatto nemmeno nel 2012, quando era stata aggredita a Mosca e le avevano sottratto il laptop.

Irina Gordienko.

news3.0

IRINA GORDIENKO
Nel 2006 Irina Gordienko era una giovane reporter che non conosceva personalmente Anna Politkovskaja. Spinta dal suo esempio, ha ignorato i pericoli del mestiere e ha continuato a viaggiare su e giù per il Daghestan, una delle zone più pericolose del pianeta, dove vivono una ventina di gruppi etnici e i militanti dell'Isis (il 90% della popolazione è musulmana) vorrebbero instaurare uno stato islamico indipendente da Mosca. Da qui, dove le montagne sono diventate il rifugio dei ribelli e i piccoli villaggi delle zone di guerra, con le case crivellate dai proiettili, a settembre 2016 la Gordienko ha raccontato per la Novaya Gazeta la storia di due pastori uccisi dalla polizia locale, che per insabbiare il caso ha sostenuto si trattasse di due terroristi.

Svetlana Reiter.

SVETLANA REITER
Ha iniziato la carriera di giornalista raccontando la povertà dei bambini senzatetto e i problemi della sanità pubblica in Russia, dove i medicinali hanno costi troppo alti. Negli ultimi anni ha invece fatto i conti in tasca alla Chiesa Ortodossa, rivelando come, durante un viaggio in America Latina, il patriarca Cirillo I avesse speso 20 milioni di rubli (quasi 290 mila euro), di cui circa la metà per raggiungere l'Antartide, dove ha celebrato una messa e fatto un'escursione per vedere da vicino i pinguini. La ricchezza delle Chiesa Ortodossa è cosa nota in Russia, ma gli articoli che la criticano molto rari, soprattutto perché il suo leader spirituale è molto amico di Putin.

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