6 Ottobre Ott 2016 1805 06 ottobre 2016

Le ragazze di Apple

È stata inaugurata a Napoli la palestra di talenti marcata Apple. Sono previsti 200 studenti, di cui 17 ragazze. Abbiamo parlato con tre di loro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

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Ha aperto sotto l'ombra del Vesuvio la prima iOS Academy europea, la palestra di talenti marcata Apple che punta a formare i programmatori di domani. Annunciata a gennaio 2016, l'iniziativa ha fatto scalpore e generato grandi aspettative fino al mese di luglio dello stesso anno, quando sono partite le selezioni e sono state date specifiche più approfondite sulla struttura e su ciò di cui si sarebbe occupata.

PROGETTO PILOTA
L'Academy è approdata sul suolo partenopeo seguendo la scia della creatività, la dote principe di ogni sviluppatore: secondo il Cfo di Apple Luca Maestri i programmatori europei sono, in questo senso, i più dotati in assoluto. Quello appena avviato potrebbe essere il progetto pilota di una lunga serie. Nel caso in cui il primo periodo, di osservazione, soddisfacesse o superasse le aspettative, l'esperienza italiana potrebbe infatti dare il via alla nascita di realtà simili in angoli lontani del pianeta come il Brasile o l'India. Stando ai numeri attuali il primo anno di corsi è partito con il piede giusto: circa una richiesta di ammissione al minuto (per la prima fase delle selezioni) per un tasso di accettazione del 5%, più basso dell'esclusiva facoltà di Harvard, che si ferma al 5,8%.

ACADEMY IN PERIFERIA
La costruzione della struttura sita a San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia est di Napoli, non è ancora ultimata ma le porte sono state ufficialmente aperte e a breve dovrebbero partire le prime lezioni. Previsti 200 studenti (e 400 dal prossimo anno) scelti a prescindere dal tipo di formazione pregressa in modo da formare un parco programmatori futuro il più eterogeneo possibile. Di questi 200, solo 17 sono ragazze; con tre di loro abbiamo parlato del rapporto tra le donne e la tecnologia, dei loro sogni, delle opportunità  che vedono nel futuro.

«LE DONNE SONO UN VALORE AGGIUNTO»
«Le donne hanno permesso una tecnologia più empatica».È questo il pensiero di Martina Lieto, laureata napoletana in Graphic Design, che si è avvicinata al mondo Apple spinta non solo dal prestigio del marchio statunitense, ma anche e soprattutto per ampliare il suo bagaglio professionale, portandolo oltre i confini della grafica «per essere completa a 360 gradi» in un mondo difficile come quello in cui ha scelto di lavorare. Convinta della presenza di forti discriminazioni nel mondo informatico nei confronti delle donne, «troppo spesso sottovalutate nell'ambiente» o addirittura «additate come assolutamente negate», ha preso sue spalle questa battaglia e anche durante il colloquio ha raccontato la sua «voglia di provare a sovvertire questi pregiudizi». Le donne, secondo la giovane designer, sono un valore aggiunto per l'odierno mercato di app e procedure, in quanto con il loro approccio «empatico e creativo» possono rivelarsi più indicate ad affrontare le nuove sfide. Raccontando di un'Academy inclusiva, dove già vengono scambiati i primi contatti e si respira aria di profonda creatività, Martina ci tiene a sottolineare l'importanza del luogo in cui sorge, un luogo «quasi rivoluzionario», sul quale nessuno avrebbe voluto scommettere. Una città però che, secondo lei, può portare a un rapporto estremamente vantaggioso da entrambi i lati: la struttura Apple darà lustro alla città e questa ricambierà portando in dono quello che in gergo è chiamato problem solving, cioè l'arte di arrangiarsi tipicamente partenopea.

« LA TECNOLOGIA FACILITA LA VITA QUOTIDIANA»
Cristina Improta è un ingegnere informatico che proviene da quella stessa Federico II che ha supportato la Apple fin dall'inizio di quest'avventura; la stessa università nella quale «pochissime donne si ritrovano a studiare davanti a un computer, scoraggiate e spesso allontanate dalla prospettiva di uno studio scientifico-tecnologico a causa di un pregiudizio imperante». Lo stesso che lei stessa, pur amando molto Napoli ha ammesso di avere nei confronti della città prescelta dagli ingegneri di Cupertino. «Perché Napoli?». A questa domanda si è data la stessa risposta che in genere usa per spiegare l'importanza delle donne nel mondo delle nuove tecnologie «un diverso punto di vista, una percezione lontana da quella già radicata». L'inaugurazione dell'Academy è stata molto stimolante: «Ha dato a tutti noi la sensazione che realtà innovative, coraggiose, fossero a portata di mano». La parola chiave? «Innovazione». Un concetto che l'esperimento partenopeo potrebbe perfettamente incarnare nel mondo della programmazione: l'equivalente di una ventata d'aria fresca in una stanza pur modernissima. Un passo in avanti verso quella che, secondo la giovane, è la vera missione della tecnologia moderna: «Migliorare la quotidianità di tutti noi, facilitare le azioni di tutti i giorni e uscire dal concetto di vincolo oggi legato agli smartphone e ai tablet». La missione della tecnologia moderna e allo stesso tempo il motivo per il quale si è avvicinata a questo percorso di studi al quale seguirà la laurea triennale e poi la magistrale e un futuro forse all'estero, anche se vorrebbe avere «la libertà di scegliere e scommettere su Napoli». Esattamente come ha fatto Cupertino.

«IL FUTURO DELLE APP È IL MONDO DELL'EDUCAZIONE»
In controtendenza con il pensiero comune, secondo Mariarosaria Barbaraci, ingegnere informatico, «la lontananza delle donne dalla tecnologia» è un dato solo italiano, causato dalla scarsa informazione che vi è in merito alle lauree del settore. Un peccato, secondo la giovane, in quanto «la programmazione è un campo estremamente affascinante» dove si può dar voce alla propria creatività e «rendere in tutto e per tutto concrete le  proprie idee». È fondamentale approcciarsi a questo lavoro con dedizione e passione profonde, solo così si può continuare a far camminare a grande velocità il mondo dell'innovazione che in pochi anni ha permesso all'umanità di passare dai cellulari grandi come citofoni alle auto dotate di computer capaci di sostenere fino a una novantina di software. Mariarosaria spera che l'apertura dell'Academy porti in Campania, la sua terra, una ventata di internazionalità. Le piacerebbe, più avanti, continuare la sua formazione all'estero, per poter «dare il massimo» e raggiungere i suoi sogni e coltivare la sua grande passione per la tecnologia che, sottolinea, viene spesso vista erroneamente come un qualcosa di negativo. Il vero problema, secondo lei, èinvece il modo in cui viene usata, spesso senza la «coscienza necessaria». Il sogno più grande? «Creare qualcosa che abbia a che fare con l'educazione», in modo da riavvicinarsi alla vera, nobile, finalità con cui Internet e i social network sono approdati nelle nostre vite.

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