4 Ottobre Ott 2016 1812 04 ottobre 2016

«Non contraddite chef Cracco!»

Il 4 ottobre Hell's Kitchen torna su Sky. Mirko Ronzoni, vincitore della seconda stagione, oggi proprietario di un take away a Bergamo, avverte i nuovi concorrenti: «Non siate saccenti».

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Fotografia di Federico Buscarino.

federico buscarino - ©16 federicobuscarino


Sedici concorrenti che si sfidano a colpi di creatività e bravura, e un solo vincitore.
La terza stagione di Hell's Kitchen, il cooking talent show made in Usa, inizia la sua ricerca verso il nuovo aspirante chef del programma targato Sky martedì 4 ottobre 2016 alle ore 21.15. Al timone, per il terzo anno consecutivo, c'è Carlo Cracco, uno dei più famosi cuochi italiani e giudice e maestro televisivo, oltre che di Hell's Kitchen, anche di Masterchef. Come in ogni edizione, i 16 nuovi concorrenti si mettono in gioco per vincere il titolo di Executive chef del ristorante stellato del JW Marriott sull’Isola delle Rose a Venezia. Per farlo devono convincere il cuoco vicentino che il vincitore della stagione 2015 di Hell's Kitchen, Mirko Ronzoni, definisce «tenace, severo, ponderato». Primo classificato della seconda edizione, ora è proprietario di un take away nella sua città d'origine, Bergamo, dal nome GoodFood Veg. «È una grande sfida da cui mi aspetto grandi soddisfazioni», ha raccontato a LetteraDonna Mirko Ronzoni.


DOMANDA: Quando la passione per la cucina è diventata un progetto di vita?
RISPOSTA: Tutto è nato ai tempi delle elementari frequentando un corso di cucina con ragazzi diversamente abili. È stato amore a prima vista.
D: Perché ha partecipato a Hell's Kitchen?
R: Sostanzialmente per tanta curiosità verso quel mondo fatto di riflettori e macchine da presa e perché no, anche per un pelo di narcisismo. In più c’era anche la voglia di mettermi in gioco e mostrare quello che so fare.
D: Cosa si prova a cucinare sotto l'occhio costante delle telecamere e di Carlo Cracco?
R: Stare davanti alle telecamere non mi ha creato disagio o imbarazzo, anzi, mi è piaciuto e mi è sembrato anche naturale. Per quanto riguarda chef Cracco, può mettere soggezione e quindi per noi concorrenti è importante saper gestire ansia e lucidità. Io penso di aver dimostrato un buon autocontrollo: il risultato è stato molto al di sopra delle aspettative.
D: Lei ha fatto molte esperienze professionali e formative anche all'estero. È stata questa la sua marcia in più rispetto agli altri concorrenti di Hell's Kitchen?
R: Facendo riferimento a un altro format della famiglia Sky, penso che ci siano persone che hanno l'X-Factor, qualcosa dentro che nasce così e vive di vita propria. Sicuramente la mia gavetta tra Londra, Bucarest e New York ha dato una bella mano all’impronta, alla visione e all'organizzazione della mia cucina.
D: Come cambia la vita dopo aver vinto un contest televisivo?
R: Si entra in un turbinio di nuove emozioni e relazioni. Si aprono tantissime porte ma sta a te scegliere quelle che saranno importanti per la tua crescita e che magari ti porteranno da qualche parte. È un mondo luccicante l’importante è non farsi abbagliare.
D: Parteciperebbe ad altri format televisivi culinari?
R: Come dicevo prima, l'esperienza in tivù nonostante sia stata molto forte perché i ritmi sono serratissimi, mi ha divertito molto, quindi... Perché no?!?
D: Lei ora è proprietario e chef di una sua attività di ristorazione a Bergamo, città tradizionalmente legata a una cucina di terra. Perché la scelta del take-away e della cucina bio-vegana-vegetariana?
R: Per essere in linea con un mercato sempre più in evoluzione e con quello che chiede una parte di consumatori, ho proposto un formato nuovo, con un’impostazione tecnologica e all'avanguardia per Bergamo.
D: Recentemente ci sono state molte polemiche relative alla dieta vegana, considerati anche i drammatici casi di cronaca che hanno coinvolto bambini giudicati dai medici malnutriti. Cosa ne pensa?
R: Il mio pensiero è sempre rivolto alla cultura e all'eliminazione degli estremismi. Basare la propria vita su un’alimentazione sana mixata a uno stile di vita dinamico è la cosa migliore. Penso che sia giusto limitare le proteine animali, senza eliminarle definitivamente. Credo inoltre che la cucina vegana/vegetariana abbia grandi proprietà benefiche per una vita equilibrata, ma debba altresì essere integrata a dovere.
D: Ha mai visto Hell's Kitchen Usa? Come lo giudica rispetto alla versione italiana?
R: Sono stato un grande spettatore delle prime dieci edizioni USA e UK, ho mangiato pane e Gordon Ramsay per anni, specialmente quando lavoravo a Londra e mi 'automotivavo' guardando il programma. Stimo profondamente lo Chef Ramsay, mi piace la sua verve e tutta l’impostazione scenografica del programma.
D: Che consigli darebbe ai nuovi concorrenti di Hell's Kitchen?
R: Di essere loro stessi, non mettere mai una maschera o costruire un personaggio. Io non ho vinto solo per la mia cucina, ma anche perché nella vita reale sono davvero così e la gente a casa l'ha percepito, chi mi incontra si rende conto che quello che ha visto sono realmente io, senza artifizi. E come seconda cosa, consiglio di mettere da parte l'orgoglio, la saccenza e di non contraddire mai lo chef Cracco!

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