4 Ottobre Ott 2016 1800 04 ottobre 2016

Mi chiamo Francesco

Il 6 ottobre arriva nelle sale un film dedicato al santo patrono d'Italia, interpretato da Elio Germano. Ecco altri cinque attori che l'hanno preceduto sul grande e piccolo schermo.

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Non è il primo e non sarà l'ultimo a vestire i panni di San Francesco d'Assisi, ma c'è grande attesa per la prova di Elio Germano nei panni del santo più famoso d'Italia (nonché patrono della stessa). Il sogno di Francesco, che arriva nelle sale italiane il 6 ottobre, non dovrebbe infatti essere un'innocua agiografia, ma dovrebbe portare sullo schermo un Francesco visionario, utopista, addirittura politicizzato. Non solo un credente, insomma, ma una personalità che, prima che al regno dei cieli, pensava soprattutto alla concreta realtà terrena. Al fianco di Germano, anche Alba Rorwacher nei panni di santa Chiara. Il film, diretto da Renaud Fely e Arnaud Louvet, «non mette al centro Francesco, ed anche lui stesso del resto non voleva passare per santo, e [...] racconta l'esperienza degli altri suoi compagni, in precedenza sempre messi in ombra», ha spiegato lo stesso Germano presentando il lungometraggio. D'altronde, non è affatto semplice portare sul grande schermo una personalità che, nelle sue varie incarnazioni prima cinematografiche e poi televisive, è stata già adattata almeno 32 volte, stando a quanto riporta IMDb. Noi vi raccontiamo sei di queste interpretazioni, tutte degni di nota al di là di meriti e demeriti.

FRANCESCO, GIULLARE DI DIO
Cominciamo con un film firmato da uno dei grandi del cinema italiano, Roberto Rossellini. A vestire i panni del santo nel 1950 è Nazario Gerardi. L'opera, articolata sugli episodi più celebri raccontati dalla tradizione, non si pone fini di ricostruzione storica, ma vuole piuttosto enfatizzare l'aspetto giocosamente rivoluzionario di Francesco e il suo rifiuto di una sacralità appesantita.

FRATELLO SOLE, SORELLA LUNA
Nel 1972 è Franco Zeffirelli a cimentarsi con la vita del santo, interpretato dall'allora 25enne Graham Faulkner. Come aveva già fatto con Romeo e Giulietta nel 1969, Zeffirelli porta in scena un medioevo coloratissimo che basta a far perdonare una sceneggiatura non irresistibile. La semplicità del film, che avrebbe dovuto rispecchiare quella di Francesco, all'epoca non venne apprezzata da tutti i critici.

FRANCESCO (1989)
Difficile pensare a un Mickey Rourke reduce da 9 settimane e 1/2 e a Helena Bonham Carter nei ruoli di san Francesco e santa Chiara, ma è quanto si vede nel film Francesco, diretto da Liliana Cavani nel 1989. La regista si era già cimentata con la figura del santo nel 1966, portando sullo schermo televisivo la storia di un uomo incline alla depressione e favorevole a una fratellanza armata. Le accuse di blasfemia si sprecarono. Trent'anni più tardi, invece, il nuovo film è forse meno dirompente, e la figura del protagonista è filtrata dal punto di vista degli altri personaggi. Postilla: nel 2014, la Cavani si cimenta in una terza trasposizione della vita del santo.

FRANCESCO (2002)
Passano gli anni, ma il titolo è sempre quello: Francesco, appunto. Il volto, però, è quello di Raoul Bova. La regia, invece, di Michele Soavi. L'attore dimagrì di 17 chili per essere credibile nei panni del santo, e col passare degli anni è rimasto molto legato alla sua figura: «Da quando l’ho interpretato ho seguito molto il pensiero e lo spirito di San Francesco: carità e fratellanza. Mai come adesso ce n’è bisogno; possono essere risolutive per le tante cose che accadono nel mondo».

CHIARA E FRANCESCO
Mentre la miniserie di Soavi era andata in onda per Mediaset, quella di Fabrizio Costa viene prodotta per la Rai. A interpretare il santo nel 2007 è Ettore Bassi. Come ricorda un articolo di Repubblica dell'epoca, i frati francescani si divisero nel dare un giudizio sull'opera. Qualcuno la definì come dignitosa e ben raccontata, oltre che aderente alla vita spirituale dell'uomo; altri, al contrario, la giudicarono approssimativa, arrivando a puntare il dito anche contro l'interpretazione di Bassi, ritenuta non all'altezza di quella di Chiara (Mary Petruolo).

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