30 Settembre Set 2016 1900 30 settembre 2016

«Raggi? Troppo facile parlarne male»

«Il nostro Paese va male perché nessuno vuole il bene della collettività»: Sergio Assisi, trasformista a Tale e Quale show, ci ha parlato di politica, tivù e cinema: «Vorrei lavorare con Sorrentino».

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«Basta guardarsi intorno e accorgersi che stiamo vivendo una involuzione degli esseri umani. Spero di non arrivare a vedere il punto più basso dell’umanità». Sergio Assisi si accende quando parla di società e politica. L’attore napoletano, 44 anni splendidamente portati, è uno dei concorrenti più esplosivi di Tale e Quale show e nella puntata del 30 settembre si presenterà portando in scena il suo mito: Pino Daniele. Non un’esibizione ma «un omaggio», ci tiene a precisare. Diretto e sincero, da buon napoletano confessa: «Non devo dimostrare alla gente di saper cantare. Voglio intrattenere le persone cercando di farle sorridere ed emozionare, per quanto possibile».

DOMANDA: Cosa l’ha spinta ad accettare la sfida di Tale e Quale Show?
RISPOSTA: Volevo sperimentare qualcosa che non avevo mai fatto. Carlo Conti ha acceso in me questa scintilla. Per un artista una nuova sfida, soprattutto quando non ti appartiene, rappresenta sempre un modo per testarsi. Nella mia vita non ho mai cantato, figuriamoci in diretta e in uno show così popolare.
D: Quanto si sta divertendo?
R: Sono contento come un bambino ma è tutto molto impegnativo. È vero che vado a «giocare», ma ci sono sempre 6-7 ore di trucco. Poi le prove.
D: Prima di Pino Daniele ha interpretato Piero Pelù. Qual è il genere musicale che preferisce?
R: Mi piace di tutto. Assecondo il mood in cui mi trovo, posso ascoltare dalla classica al punk fino alla techno house. Il mio range è enorme. Adoro soprattutto gli artisti italiani.
D: Con chi ha legato particolarmente tra le persone del cast?
R: Cazzeggio molto con Papi, che trovo simpaticissimo. Rido tanto con Fiaschi mentre con Manlio ci prendiamo in giro su altri fronti. E gioco molto con tutte le ragazze, facendo sempre il farfallone per attirare le loro simpatie. Non lo faccio scientificamente, sono proprio così!
D: Quale personaggio le piacerebbe interpretare?
R: Prima di entrare avevo espresso un desiderio: volevo 'diventare' Pino Daniele e il mio sogno si è avverato. Bisogna fare sempre molta attenzione ad esprimere i desideri, possono essere pericolosissimi. Sono cresciuto con Pino e ora me la sto facendo sotto perché comunque è un intoccabile. La mia non sarà un’esibizione ma un omaggio.
D: La giuria di Tale e Quale è spesso definita buonista sui social. Cosa ne pensa?
R: A me non sembra. Nei miei confronti, anzi, ci sono stati dei chiari attacchi, anche se non da parte di tutti. Ma fa parte del gioco. Anche lo stesso Claudio, che sembra bravo e buono, sotto, sotto è «cattivo». Non bisogna prendersela se si ricevono giudizi negativi. Fa parte dello spettacolo.
D: A quale tra tutti i personaggi che ha interpretato nella sua carriera di attore è rimasto legato?
R: A Ferdinando di Borbone in Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller. È stato il mio primo film. Girato nella mia città, dove ero protagonista e diretto da Lina, un personaggio a cui sono molto legato.. Ha cambiato tutta la mia vita. Mi ha lanciato come attore.
D: E del guascone della fiction Capri che mi dice?
R: Sono passati dieci anni da quella serie tivù e mi arrivano ancora decine di migliaia di messaggi all’anno dove mi chiedono espressamente: «Perché non rifai Capri?». Mi fermano anche per strada. Purtroppo non dipende da me, in Italia le fiction che vanno bene vengono tolte. Questo rispecchia un po’ lo spirito del Paese.
D: Fuocoammare è il film italiano candidato agli Oscar. Pensa che qualcuno degli altri film in corsa sarebbe stato più adatto?
R: Ho un grande rispetto ma anche distacco nei confronti delle premiazioni così alte. Un film in corsa può piacere o non può piacere. Può essere una capolavoro per te e una schifezza per me. Il giudizio è sempre soggettivo, soprattutto sull’arte non esiste un parere unico.
D: I premi lasciano il tempo che trovano?
R: Abbastanza, pensi a Di Caprio che ha vinto un Oscar quando lo avrebbe meritato già da molto prima e per altri film. Sono della scuola di De Sica e della Wertmuller, quando non si andava a prendere le statuette. Certo se fossi premiato, sarei contento. Ma non mi dispero se non succede.
D: C'è un regista con cui le piacerebbe lavorare?
R: Con Sorrentino e Garrone perché mi destrutturerebbero. Vorrei sperimentare con loro una parte di me che ancora non è uscita. Mentre tra gli stranieri adoro Ben Stiller perché è come me. Possiede quella scintilla di follia che porti dentro per sempre.
D: È stato anche regista con il suo primo film, A Napoli non piove mai, di cui è produttore, autore e interprete. Le piacerebbe ripetere quell'esperienza?
R: Ho appena finito di scrivere con Filippo Bologna, vincitore del David di Donatello per la sceneggiatura di Perfetti Sconosciuti. Insieme abbiamo lavorato a una nuova commedia all’italiana che uscirà al cinema ed è davvero meravigliosa. Le riprese partiranno in estate.
D: Meglio dietro o davanti la macchina da presa?
R: Impazzisco dietro e davanti. Da regista ho avuto delle soddisfazioni inaspettate. Far uscire dagli attori quello che avevi in mente ti dà grandi soddisfazioni. Ti fa sentire come un direttore d’orchestra.
D: Nella fiction in onda su Canale 5 Rimbocchiamoci le maniche interpreta il marito del Sindaco Sabrina Ferilli. Come è stato recitare con lei?
R: Molto bello, sono stato contento di aver condiviso il set con lei e aver interpretato un padre di famiglia, un ruolo che è talmente lontano da quello che sono nella vita.
D: A proposito di donne di potere, da napoletano che vive a Roma cosa pensa dell’amministrazione Raggi?
R: È facile oggi parlarne male. Questo è un periodo storico in cui la politica è veramente morta, come tante altre cose. Di questi tempi amministrare una città, con tutti gli sconvolgimenti mondiali, non è facile. C’è una tale confusione, e corruzione ovunque. Ognuno pensa ai fatti propri e non alla politica che è l’arte di governare una città e soprattutto risolvere i problemi. Non ci si muove per il bene pubblico, il sociale non esiste più. Ognuno pensa al proprio interesse. Ecco perché va tutto male, è difficile trovare persone che vogliono fare il bene della collettività.
D: Lei è anche un attore di teatro. Il suo prossimo impegno è L’ispettore Drake e il delitto perfetto di cui cura anche la regia.
R: Debuttiamo al teatro Diana di Napoli a gennaio, si tratto di una commedia inglese incentrata su un ispettore folle, dalla comicità molto surreale e particolare. Poi saremo in giro per l’Italia e in scena alla Sala Umberto di Roma dal 7 al 19 marzo 2017.
D: In questo momento è in cerca dell’anima gemella?
R: Sempre.
D: Come dovrebbe essere la sua donna ideale?
R: Se non l’ho trovata significa che non lo so.
D: Cosa dovrebbe fare per conquistarla?
R: Farmi ridere.
D: Ha lo spettacolo nel sangue ma, se non fosse diventato attore, oggi a 44 anni Sergio Assisi sarebbe un…
R: Un musicista o un medico chirurgo, o uno psicologo. Ho studiato e letto molti libri di psicologia.

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