27 Settembre Set 2016 1800 27 settembre 2016

Fuocoammare, questione di punti di vista

Per Sorrentino si tratta di una scelta «masochista». Dubbi anche per la giornalista Aspesi. A difendere la decisione di portare il docu-film di Gianfranco Rosi come aspirante candidato italiano agli Oscar come miglior film straniero è il solo Giusti.

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fuocoammare

Non sono passate nemmeno 24 ore prima che una vera e propria pioggia di critiche si abbattesse sulla scelta dell'Anica di presentare Fuocoammare come aspirante candidato agli Oscar 2017. A guidare la spedizione dei rivoltosi è stato Paolo Sorrentino. Il regista de La grande bellezza ha infatti sostenuto che proporre «il lavoro di Gianfranco Rosi è una scelta masochista». Sorrentino infatti teme che, il docu-film pronto a far riflettere sugli sbarchi dei migranti che da anni stanno ormai mettendo a dura prova l'Italia e l'Unione europea, possa venire scartato dalla giuria lasciando l'Italia senza un suo rappresentante all'evento cinematografico più importante del mondo. Ecco perché, dopo anni di equilibrismo all'insegna del politically correct, Sorrentino ha deciso di uscire allo scoperto.

ALTRI INSIEME A LUI
Ma il vibrante attacco del regista non è stato l'unico. Ad accodarsi alla polemica è stata la giornalista e scrittrice Natalia Aspesi che, sulle colonne di Repubblica,ha fatto un discorso più generale. E se da una parte si è profusa elogiando il lavoro di Rosi, dall'altra ha criticato la scelta della commissione di assegnare a un docu-film il peso di rappresentare l'Italia in una delle categorie più difficili e insidiose degli Oscar: quella del miglior film straniero. Una scelta quasi obbligata data la pochezza, secondo la Aspesi, che quest'anno ha caratterizzato il cinema nostrano. «Ci sono molti bei film però sempre storie in dialetto incomprensibile, tra poveri, criminali, sfruttatori, immigrati, come se in Italia non ci fosse altro», ha tuonato dalle colonne di Repubblica. Per non parlare poi del fatto che la giuria potrebbe scartarlo perché non consono alla categoria per cui concorre. «Si tratta pur sempre di un documentario e per questo potrebbe avere difficoltà a superare l'ok della giuria che lo potrebbe veicolare altrove», ha aggiunto.

VOCE FUORI DAL CORO
Insomma tutti concordi nel dire che il lungometraggio Fuocoammare è un ottimo lavoro ma che poco c'azzecca sia col gusto Usa che con la categoria a cui sarebbe destinato. Una voce fuori dal coro è invece quella del critico cinematografico Marco Giusti che a Dagospia ha spiegato perché il film di Gianfranco Rosi sia la scelta più corretta. I lavori «di Rosi, che di solito cataloghiamo come documentari, sono veri e propri film, più vicini alla costruzione autoriale da fiction che al documentario classico». Ecco perché «non credo che, come sostiene Sorrentino, sia una scelta pessima». Soprattutto perché Fuocoammare «era molto più cinema e molto più cinema internazionale dei tre film italiani presenti al concorso».

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