19 Settembre Set 2016 1939 19 settembre 2016

Fashion blogger e anche simpatica

A tu per tu con Lucia Del Pasqua, scrittrice, esperta di moda e influencer che ci ha raccontato come si costruisce la propria immagine sui social e dato qualche consiglio per la Milano Fashion Week.

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Lucia arriva così, su una moto d’altri tempi (una Honda Four rossa), con jeans neri, camicia azzurra, giubbotto di jeans e stivaletti bassi. Il casco è verde brillante, proprio come lei, che appena riesce a parcheggiare, sfodera un sorriso disarmante.

La conosco da qualche anno e la seguo sempre sul suo blog The Fashionpolitan, un mix tra moda, viaggi e vita, la sua, quella vera, quella dove mangia (anche se è una fashion blogger!), fa surf, descrive i luoghi che visita col suo sguardo personale, accattivante e fuori dagli schemi.
Ci incontriamo al Magna Pars in via Tortona, a Milano, dove Lucia Del Pasqua è invitata da Asus per la presentazione dei nuovi prodotti. Anche se la tecnologia non è certo il suo cavallo di battaglia, dovrà fare live twitting e qualche foto per Instagram, dove riesce a raccontare in modo cool anche le applicazioni di un nuovo cellulare. Riesco a farle qualche domanda tra un sorriso e un abbraccio a qualche amico, con un bicchiere d’acqua in mano e una focaccina nell’altra.

DOMANDA: Lei è una delle pochissime fashion blogger che ho visto mangiare sul serio. Qual è il segreto per il suo fisico?
RISPOSTA: Non lo so. Sinceramente è un mistero anche per me e per chi mi vede mangiare. Forse la bici? Il nuoto? O forse è solo stress.
D: È entrata nella top 13 di Cosmopolitan delle fashion blogger italiane che fanno tendenza. Come ha fatto?
R: Forse perché nella redazione di Cosmopolitan mi vogliono bene. O forse perché in questo mondo di fighe di legno, quella che prende in giro, se stessa e gli altri, è venuta fuori dal cilindro.
D: Influencer, fashion blogger, scrittrice: come si definisce?
R: «Una che scrive». Gli altri possono definirmi come vogliono, non mi offendo per nulla, nemmeno se «osano» definirmi fashion blogger, anche perché di fatto ho un blog dove ci sono anche tanti vestiti. Ogni volta che mi chiamano «influencer» invece, giuro, mi appare una scritta nel cervello, 38 (la temperatura della febbre), e chissà perché non 37 o 39, e mi viene sempre da ridere. Anche scrittrice va bene, dato che un romanzo l’ho scritto sul serio, e non credo resti il primo.

D: Cosa la distingue rispetto alle altre fashion blogger?
R: Non inarco la schiena per mostrare il sedere, non uso Photoshop, non tiro bacini e bacetti, non sono sempre 'politically correct', racconto storie, più che prodotti. Non ho un fidanzato, e nemmeno fotografo (che sfigata). Non mi sono mai messa fuori dalle sfilate ad aspettare che qualcuno mi fotografasse. Questa era la risposta ironica, quella meno ironica è: scrivo tanto, nei toni che piacciono a me, e cerco di essere meno seria possibile (non mi risulta difficile).

La mattinata è finita, ma Lucia ha un altro importante impegno nel tardo pomeriggio. Deve parlare durante un aperitivo presso Cascina Cuccagna, sempre a Milano. Certo la sua non è una giornata di lavoro comune.

D: Com'è la sua giornata tipo?
R: Il mio schema è molto preciso: colazione, lavoro a casa, spuntino, lavoro, pranzo a mezzogiorno, piscina, appuntamenti, lavoro, amici.
D: Quanto è importante la credibilità nel mondo social?
R: Considerando che il modo di comunicare ormai è più social che reale, tanto, tantissimo. Per questo la costruzione della propria immagine social deve essere fatta con cervello. Una volta che rompi la tua coerenza online, sei segnato.

D: Quando ha deciso di puntare tutto su The Fashionpolitan?
R: Quando un mio ex datore di lavoro non mi pagò le mensilità che mi spettavano, e dopo una lotta legale che persi, perché la legge italiana fa abbastanza schifo. Allora lì, da quel lavoro fisso che avevo, decisi che dovevo buttarmi nel vuoto e puntare tutto su me stessa, investendo nel mio personale progetto. Ovviamente sono incappata comunque in episodi simili, cioè pagamenti non saldati, ma il mio entusiasmo non s’è mai spento, anzi, è sempre a livelli altissimi.

D: Ha anche scritto il romanzo Una certa dipendenza dal tasto invio. Sta già pensando di scrivere qualcos’altro?
R: Sì, e credo anche che sarà qualcosa di totalmente, ma davvero totalmente, diverso dal primo.
D: Dal 21 al 26 settembre Milano si accende per la Fashion Week. Cosa pensa di seguire? Ha qualche stilista da consigliarci?
R: A me piacciono la delicatezza e l’intelletto di Marco De Vincenzo, la tradizione e il 'vecchio mondo' di Antonio Marras, e l’emotività che trasuda dalle creazioni di San Andres Milano.
D: Che consiglio darebbe a una ragazza che vuole entrare nel mondo delle blogger?
R: Le direi di studiare la concorrenza, capire le proprie capacità e lavorare su quelle. Ma soprattutto consiglio vivamente di non comprare fan, ma avere pazienza, tanta pazienza. Il successo immediato puzza tanto di bruciato (ho fatto pure la rima).

D: Le foto sono un elemento molto importante per il suo blog. Le fai lei? Che macchina usa?
R: Alcune le faccio io, altre dei fotografi (o amici, se sono in vacanza) quando ci sono io a fare la poser. Uso una Canon 6D, reflex.
D: Nella sua borsa. Mai senza...?
R: Rossetto rosso, ne ho uno per borsa.

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