15 Settembre Set 2016 1806 15 settembre 2016

Tiziana Cantone, abbiamo un problema

Revenge porn, cyberbullismo, maschilismo: tante le parole spese dopo il suo suicidio. Forse troppe. In fondo questa ragazza, virale suo malgrado per un video hard, ha pagato soprattutto la sua ingenuità.

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Un filmato che avrebbe dovuto rimanere privato, o almeno circoscritto ad una piccola cerchia di amici, e che invece ha fatto il giro (virtuale) d'Italia, con la protagonista trasformata in meme, citata, imitata e parodiata, persino da qualche vip. Presa in giro e additata come poco di buono, di sicuro su Internet e probabilmente nel suo paese, stritolata dalla vergogna ma anche da incombenti spese processuali: è la storia, ormai di dominio nazionale, di Tiziana Cantone. Il cui suicidio, esattamente come il video amatoriale che l'aveva resa suo malgrado un fenomeno virale, ha scatenato il web. Tirandone fuori il peggio.

IL CORDOGLIO IPOCRITA DEL WEB
Nel mare magnum di Internet, d'altra parte, navigano in tantissimi, visto che la Rete, anche se spesso ce ne dimentichiamo, è fatta di persone: italiani medi, progressisti e bigotti, femministe e fieri maschilisti, abitanti di metropoli e gente di paese. E poi esperti di social media, web star, qualunquisti, sciacalli da tastiera, pervertiti, vicini di casa, celebrità, influencer, giornalisti, persino letterati. Commenti come «L'abbiamo uccisa noi», «In fondo è un altro caso di femminicidio», «Dobbiamo vergognarci tutti» (anche solo per aver visto il video, attenzione), ma anche insulti alla suicida hanno sostituito un anno dopo quel «Bravoh» che era sulla bocca di tanti. Attenzione: di tanti, non di tutti. Perché c'è anche chi, come l'autore di questo articolo, che a un certo punto ha anche temuto il lancio dell'hashtag #JeSuisTizianaCantone, aveva visto il video e non ci aveva trovato niente di speciale o particolarmente divertente. Così come nei meme, pur essendo a conoscenza del fenomeno virale, che a sensazione si era esaurito nel giro di qualche mese, forse anche meno.

CYBERBULLISMO E REVENGE PORN
Uno dei leitmotiv è quello del cyberbullismo: ma si è trattato davvero di questo? Il suo caso è stato accostato a quello di Amanda Todd, che però è del tutto diverso. A partire dalla differenza di età delle protagoniste, ovvero 15 anni: da una parte una donna, dall'altra una ragazzina. Il che dovrebbe comportare diversi gradi di ingenuità. Amanda aveva posato nuda in webcam per uno sconosciuto con cui chattava, che poi aveva minacciato di diffondere l’immagine sul web, per poi farlo davvero. Tiziana invece ha girato il video con l'amante, forse per una sorta di vendetta nei confronti del compagno. Piuttosto, il suo caso si avvicina di più a quello di Chiara, la ragazza di Perugia convinta dal ragazzo a fare sesso mentre lui filmava il tutto in un video, che doveva essere distrutto e che invece fu diffuso nella Rete, con conseguente tentativo di suicidio della giovane, all'epoca minorenne. Se l'abbinamento al cyberbullismo è opinabile, quello al revenge porn è comunque sbagliato, perché la Cantone è stata sì vittima di quel video, ma al momento di girarlo era (pace all'anima sua) carnefice, almeno nelle intenzioni. Sempre che, come sostiene sua madre, non sia stato proprio il suo compagno a convincerla ad avere rapporti con altri uomini e a filmarli. Allora le cose cambierebbero, e non di poco.

LE PRESUNTE COLPE DEL MASCHILISMO
Quanto alle colpe della società maschilista, altro tema caro nel cordoglio a mezzo stampa e Internet, è davvero questione di sensazioni, tendenza al femminismo, convinzioni personali. Hanno riso solo gli uomini dei «Bravoh» di Tiziana Cantone? No. E probabilmente ha ricevuto insulti anche da altre donne, visto che, secondo una recente ricerca realizzata dal think tank britannico Demos, metà dei tweet con insulti e attacchi alle donne su Twitter arriva proprio da altre donne. E oggi sono solo loro a piangerla? No, anche in questo caso: messaggi di cordoglio sono arrivati anche dagli uomini. Il fatto è che il video di Tiziana Cantone era divertente (per chi lo ha trovato tale) e, incidentalmente, porno. Le persone lo hanno condiviso per i suoi «Bravoh», più che per la pruriginosa curiosità tutta maschile di vedere una ragazza impegnata in una fellatio. Perché, diciamolo chiaramente, il web è pieno di video amatoriali con protagoniste impegnate in questa pratica, eppure non tutte diventano fenomeni virali. In questo senso Tiziana è stata sfortunata: il video avrebbe potuto rimanere una 'cosa di paese' e, cambiando città tutto sommato avrebbe potuto vivere una vita normale. Peccato che di Tiziana si conoscesse fin dall'inizio anche il cognome e che, rispetto alla già citata Chiara, la cosa sia accaduta in una realtà in cui tutti hanno ormai accesso a Internet ed esistono i social network. Per questo Tiziana non riusciva, tra le altre cose, a trovare un impiego: una semplice ricerca sul web (cosa che fanno molti datori di lavoro prima dei colloqui) e il video saltava fuori. Non si può assumere una persona che ha girato un filmino hard? Si può, certo. Ma si può decidere di preferire altri profili. E non tutti i disoccupati sono tali per questo, tanto per chiarire.

HA PAGATO PER LA SUA INGENUITÀ
Insomma, dire che Tiziana Cantone è stata ben più che ingenua non può essere un insulto: poteva non immaginare che il video, inviato ad una ristretta cerchia di persone, potesse poi raggiungere altre persone? Avrebbe dovuto. Proprio per questo, all'epoca era girata voce che fosse un'aspirante pornostar in cerca di pubblicità. Non era così, ma era lecito pensarlo: se non vuoi che un tuo video hard faccia il giro del web, non inviarlo ad altre persone. O, meglio ancora, non girarlo. L'impressione è che il filmato sia stato fatto proprio per essere diffuso, ma che poi la cosa sia sfuggita di mano. E oggi non ha senso, per la stampa, scusarsi per aver trattato un caso di cronaca come un caso di costume, perché all'epoca era questo: un fenomeno che, solo dopo essere diventato virale, è stato raccontato (in un singolo articolo per giornale, supponiamo) dai media.

ALTRO CHE DIRITTO ALL'OBLIO
Il fatto è che nel mondo, ogni giorno, ci sono persone che pagano le conseguenze dei loro errori, altre prese in giro dal vivo o sul web per qualcosa che hanno fatto o semplicemente per ciò che sono (persino per una disabilità, pensate un po'), oppure altre costrette a convivere con il dolore, come quello della perdita di un figlio. Ma non tutti si uccidono. Ognuno fa storia a sé ma, opinione che può essere davvero impopolare, parlare di 'istigazione al suicidio' è cosa davvero eccessiva. Quanto al diritto all'oblio, chiesto dalla Cantone nei mesi scorsi, stiamo parlando di pura teoria. Il video di Tiziana Cantone poteva essere in possesso di chiunque e in qualsiasi momento essere pubblicato di nuovo. E poi venire rimosso. Per tornare online poco dopo. E potrebbe farlo di nuovo («L'oblio in Rete è un'illusione», spiega il professor Ziccardi). Inoltre, caso strano, Tiziana voleva l'oblio ma dopo la sua morte sono spuntate come funghi, su Facebook, le pagine che la ricordano, magari con delle foto in costume a bordo piscina. Pagine gestite e frequentate, probabilmente, dalle stesse persone che hanno visto e passato agli amici quel video. È il web, che bellezza.

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