12 Settembre Set 2016 1354 12 settembre 2016

Clizia, la Volpe e le altre

Il 12 settembre 1981 si spegneva Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975. Sono tante le figure che hanno ispirato le sue liriche: ecco le muse del poeta.

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Il 12 settembre 1981, esattamente 35 anni fa, si spegneva Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti italiani (e non solo) del Novecento. Nobel per la letteratura nel 1975, nelle sue opere si è rivolto spesso a figure femminili: ne è un esempio Dora Markus, di cui aveva solo visto una fotografia delle gambe, inviatagli dall'amíco Bobi Bazlen, oppure Gerti Fránkl Tolazzi, che Montale invece conosceva e di cui ha parlato in Carnevale di Gerti. Senza dimenticare Gina Tiossi, governante del poeta per quasi tre decenni, inserita in alcune liriche della raccolta Diario del '71 e del '72. Montale, che recuperò il modello stilnovistico e dantesco della donna-angelo, ha tratto ispirazione, però, anche da donne che aveva amato, come la moglie. Ecco le sue muse.

La foto delle gambe di Dora Markus; Montale insieme alla governante Gina.

ANNA DEGLI UBERTI
Montale, che era ligure, conobbe Anna degli Uberti, figlia di un ammiraglio nata nel 1904, durante le estati trascorse a Monterosso: è lei la 'Arietta' (chiamata anche Annetta, capinera, e in tanti altri modi) di varie opere montaliane, e presente dunque nelle raccolte Ossi di seppia e in Occasioni. Si frequentarono dal 1919 al 1923 e, dopo quel periodo, i rapporti tra i due cessarono del tutto.

«La vita che si rompe nei travasi/secreti a te ho legata» Delta, da Ossi di seppia.

PAOLA NICOLI
Nel 1924 Montale conobbe la giovane di origini peruviane Paola 'Edda' Nicoli, che per il poeta ligure rimase una figura irraggiungibile, la «straniera». A lei rivolse comunque la poesia introduttiva degli Ossi di seppia.

«Cerca una maglia rotta nella rete/che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!» In limine, da Ossi di seppia.

IRMA BRANDEIS
Nel 1933 Montale incontrò, a Firenze, la donna che, insieme alla futura moglie Drusilla, influenzò più di tutte la sua poesia: la critica letteraria statunitense Irma Brandeis, con cui avviò una storia lunga cinque anni. È lei la Clizia di tante liriche confluite poi in Le Occasioni (che a lei dedica citandone le iniziali 'I.B.') e in La bufera e altro, simbolo positivo della sua produzione poetica. Montale e la Brandeis interrupperò il loro intenso scambio epistolare nel 1939, una volta scaduta svanita la possibilità per il poeta di imbarcarsi per gli Stati Uniti.

«Guarda ancora/in alto, Clizia, è la tua sorte, tu/che il non mutato amor mutata serbi» La primavera hitleriana, da La bufera e altro.

DRUSILLA TANZI
La storia con la Brandeis era infatti contemporanea a quella con Drusilla Tanzi che, come scrisse Montale in una lettera, provò due volte a suicidarsi perché temeva il poeta potesse abbandonarla. Lei aveva dieci anni più di lui e i due si sarebbero poi sposati solo nel 1962, qualche anno dopo la morte di Matteo Marangoni, l'uomo che aveva sposato nel 1910. Soprannominata 'Mosca' a causa della sua miopia piuttosto accentuata che la costringeva a indossare lenti molto spesse, Drusilla morì poco più di un anno dopo: c'è chi sostiene, non necessariamente con cattiveria, che abbia ispirato Montale più da morta che da viva.

«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale/ e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino» Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, da Satura.

MARIA LUISA SPAZIANI
Se Irma Brandeis era Clizia e Drusilla Tanzi divenne Mosca, Maria Luisa Spaziani era invece la Volpe. Montale conobbe la giovane poetessa nel 1949 durante una conferenza al teatro Carignano di Torino, e fra i due nacque un sodalizio intellettuale e anche una 'affettuosa amicizia', durata 15 anni. Al punto che, come ha raccontato Spaziani in Montale e la volpe, lui le chiese più volte di sposarlo.

«Volo con te, resto con te/ morire vivere è un punto solo/un groppo tinto del tuo colore» Nubi color magenta, da La bufera e altro.

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