8 Settembre Set 2016 2021 08 settembre 2016

«Viva le donne fragili»

A tu per tu con Maria Roveran, protagonista del road movie 'Questi giorni', in concorso a Venezia. Girato da un regista che ha capito qual è la vera forza delle figure femminili.

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Maria Roveran alla prima di 'Questi giorni'.

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Giuseppe Piccioni è tornato in gara a Venezia (ecco gli altri film italiani in concorso), a 15 anni distanza da Luce dei miei occhi, con Questi giorni. Un road movie tutto al femminile interpretato da Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani e Caterina Le Caselle, con al centro un viaggio di formazione di quattro ragazze, molto diverse tra di loro ma unite da un'amicizia sincera e all'apparenza indissolubile, che nel giro di pochi giorni si troveranno ad affrontare i problemi della vita adulta. Con loro, anche Margherita Buy eFilippo Timi, rispettivamente mamma e professore di Liliana, una romantica dall'animo poetico, che poco prima di laurearsi in letteratura scopre di avere un tumore e dedice di affrontare tutto da sola. A interpretarla Maria Roveran: «Questa è una storia che non urla, ma parla», confida a LetteraDonna la protagonista di Questi Giorni.

DOMANDA: Che effetto fa tornare alla Mostra del Cinema che l'ha lanciata?
RISPOSTA: Nel 2013, quando mi sono ritrovata qui al Lido con Piccola Patria, non ero consapevole di ciò che mi aspettava. Ora è diverso: la paura di sbagliare è tanta, ma cerco di tenere a bada l'ansia.
D: In Questi giorni interpreta Liliana, una ragazza che affronta la scoperta della malattia con coraggio. Come si è preparata?
R: Su questo ho lavorato molto con il regista. Prima di tutto ho voluto capire come aveva intenzione di raccontare il tumore, poi ho cercato per quanto possibile di documentarmi a livello medico ed infine ho lavorato dal punto di vista emotivo. Ma non è stato facile, perché mi sentivo addosso una responsabilità enorme. Devo ringraziare Giuseppe Piccioni per essere riuscito a tirare fuori degli aspetti di me che non conoscevo e non riuscivo a vedere.

Una scena di 'Questi giorni', con le quattro protagoniste.

D: Com'è stato lavorare in un film corale?
R: Abbiamo vissuto fin da subito in un bel clima di complicità, tanto che Giuseppe temeva che il legame che si stava creando tra di noi potesse influenzare in qualche modo la messa in scena, ma alla fine il risultato è stato quello desiderato. E in più mi sono ritrovata delle amiche vere e sincere: cosa difficile spesso da immaginare nel nostro ambiente lavorativo.
D: Piccioni ha applicato uno sguardo maschile (leggi qui chi sono le registe donne di Venezia) a una storia femminile.
R: Giuseppe è stato per noi una vera guida ed è riuscito a disegnare dei ritratti in cui ha sottolineato come la forza delle donne stia nella loro fragilità. Questo è importantissimo, soprattutto in una società in cui sembra che l'unico modo per farsi rispettare sia comportarsi come un uomo o aderire a certi stereotipi. Purtroppo ne abbiamo avuto un esempio i giorni scorsi proprio alla Mostra del Cinema, quando due fanciulle si sono presentate sul red carpet con abiti che lasciavano ben poco all'immaginazione: lì c'era del puro maschilismo, ma applicato da delle donne. Il cambiamento deve partire da noi.
D: Ad interpretare sua madre è Margherita Buy. Cosa ci dice di lei?
R: A parte il fatto che per me rappresenta da sempre un'icona del cinema italiano, posso dirvi che è una donna molto generosa, senza fronzoli, aspetto che apprezzo molto, e con un'ironia pazzesca. Ho imparato molto da lei.
D: Le protagoniste di Questi giorni partono per quello che si rivela un viaggio di formazione. Lei invece come si trova con i continui spostamenti?
R: Molto stretto, dato che il mio lavoro mi porta a non avere una base fissa. Io sono originaria del Veneto, ma ormai non ci vivo più e cambio casa in base ai miei impegni professionali. Questa vita mi permette di vedere le cose sotto punti di vista diversi.
D: Prima ha parlato di maschilismo. Lei è anche una musicista e lavora tanto a teatro: questo suo essere artista a 360° gradi come viene visto in un Paese come l'Italia?
R: Non posso negare che nella musica come nelle troupe cinematografiche le presenze maschili si facciano sentire, ma io non sento su di me dei pregiudizi in quanto donna. Mi ritengo una persona aperta, che non ama i sessismi e va d'accordo con tutti: diamo il buon esempio e smettiamola di trincerarci dietro al femminismo, e affiniamo i cervelli di chi preferisce guardare sotto le nostre gonne, piuttosto che nella nostra mente.

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