8 Settembre Set 2016 1720 08 settembre 2016

Una rifugiata per presidente

Nel 1990 Fadumo Dayib arrivò in Finlandia come richiedente asilo. 26 anni più tardi torna nel suo Paese. Per poterlo guidare, combattendo la corruzione e la povertà.

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fadumo dayib

Nel 1990 la guerra civile la costrinse a scappare dalla terra in cui viveva, la Somalia. 26 anni dopo, Fadumo Dayib è tornata nel suo Paese, dopo anni trascorsi in Finlandia come rifugiata. Con l'obiettivo più ambizioso di tutti: partecipare alle prime elezioni libere da molto tempo a questa parte, vincerle e diventare la presidente.

SOGNO IRREALIZZABILE
Dalla Somalia alla Finlandia, il viaggio è lungo. Circa 7 mila chilometri in linea d'aria. Fadumo lo affrontò per la prima volta all'età di 18 anni, scappando da un conflitto pluridecennale che a oggi ha causato un numero di vittime stimato tra le 300 e le 500 mila. Oggi quel viaggio lo rifà, ma al contrario. Per avanzare una candidatura che punta sulla lotta alla corruzione, lo sviluppo e la stabilità. Nel suo bagaglio si porta dietro una formazione da infermiera che l'ha fatta diventare un'esperta di sanità pubblica, oltre ai riconoscimenti per il suo attivismo. Non basta, ovviamente. Come spiega il Guardian, Fadumo è consapevole che le probabilità di una sua vittoria finale rasentano lo zero. Ci sono altri 17 candidati che aspirano alla carica più alta del Paese. E tanti detrattori che, quotidianamente, cercano di intimorirla con continue minacce di morte.

PROSSIMO OBIETTIVO: SUFFRAGIO UNIVERSALE
«Se non sei corrotto, nel sistema non ci entri», ha spiegato Fadumo. A decretare la vittoria di un candidato rispetto a un altro non sarà tutto il popolo somalo. Nonostante alcune voci a favore del suffragio universale, per ragioni di sicurezza si è preferito indire un'assemblea bicamerale di 14 mila delegati scelti dagli anziani delle tribù. Gli ottimisti pensano che bisognerà attendere il 2020 per delle vere elezioni popolari. E Fadumo è convinta che per allora avrà molte più chance di vittoria.

ANDATA E RITORNO
Fadumo e la sua famiglia non hanno avuto una vita facile. La candidata è nata in Kenya da genitori somali. Sua madre l'aveva portata lì per permetterle delle cure mediche adeguate e non vederla morire come i suoi 11 figli precedenti. Nel 1989, il Kenya li espulse. La famiglia tornò a Mogadiscio, ma proprio in quegli anni la caduta di Siad Barre scatenò la guerra civile, costringendoli a fuggire. La Finlandia li accolse. Fadumo Dayib studiò come infermiera, si addestrò come specialista per le Nazioni Unite e ottenne un dottorato. Un esempio di perfetta integrazione: «Ho provato a combinare il meglio della mia cultura e il meglio di quella finlandese. Non volevo rimanere in Finlandia per sempre. Sapevo che sarei tornata in Somalia».

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