7 Settembre Set 2016 2003 07 settembre 2016

«Non saremo mamme. Che male c'è?»

Altro che Fertility Day. In Italia sta prendendo sempre più piede il movimento Childfree, che rivendica il diritto di non fare figli. Abbiamo intervistato due donne che ne fanno parte.

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Niente figli. No a strilli, a riunioni scolastiche e a responsabilità con cui non si riesce ad avere a che fare. E ancora no a migliaia di euro da sborsare per comprare pannolini, giocattoli o, in futuro, per riuscire a pagare la retta universitaria. La libertà di non avere figli si riunisce attorno al movimento Childfree, nato negli Usa e in Gran Bretagna per radunare tutte le persone che condividono lo stesso desiderio: quello di non voler diventare genitori. E il loro, che campeggia nella presentazione online del sito, ha iniziato a diffondersi, coinvolgendo anche il nostro Paese, proprio mentre il Fertility Day ideato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin scatenava la polemica su gravidanza e famiglia.

UN LUOGO D'INCONTRO VIRTUALE
La pagina Facebook Childfree Italia, amministrata da Roberta Federici, ha quasi 1.200 like. È un luogo d’incontro, dove ognuno può raccontare le motivazioni che l'ha spinta a scegliere viaggi, libri o carriera ai bambini. Ad interagire sono prevalentemente donne: alcune si sentono semplicemente inadatte a diventare madri, altre definiscono i bambini «capricciosi», «stancacervelli» o «mostrilli portatori di malattie». Nella descrizione della pagina social di chi non sente il bisogno di procreare si sottolinea però che non c’è odio per nessuno. Né per i piccoli, né per le famiglie. Con la rassicurazione: «I bambini non li vogliamo mettere al mondo, tutto qua. Ma non desideriamo la loro sofferenza. Voi si? Allora fuori da qui, ci sono pagine più adatte a voi». LetteraDonna ha parlato con due delle iscritte al gruppo Facebook: M. Da., che vuole restare anonima, ed Erika Polignino, scrittrice gotica. Entrambe hanno abbracciato la politica childfree da sempre. E ci hanno detto di essere sicurissime: di figli non ne avranno. Mai.

Le immagini scelte da Childfree Italia su Facebook.

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DOMANDA: Quando avete scelto di essere childfree?
RISPOSTA:
M. Da.: Anche se per molti può essere una scelta eticamente scorretta, io ho abbracciato la politica childfree praticamente da sempre. Solo da qualche anno ho scoperto che ha un nome.
Erika: Inconsciamente lo sono sempre stata, fin da piccola. Poi crescendo è diventata una mia totale consapevolezza. È stato un processo naturale, come lo sbocciare di un fiore. Nessuna sollecitazione, nessun indottrinamento. Probabilmente ero già nata con questa scelta, qualcosa perennemente presente fin dalla mia origine embrionale.
DOMANDA: Per quale motivo avete scelto di non avere figli?
RISPOSTA:
M. Da.: La mia scelta ha radici non solo economiche, pratiche ed ecologiche, ma anche emotive. Da quando i miei genitori si sono separati, cioè dall'età di cinque anni, mi sono ripromessa di non far passare a nessuno l'inferno che ho passato io. Non mi ha dato modo di crescere nella serenità che ogni bambino meriterebbe di avere. Poi mi sono resa conto di quanti costi porti l'avere un bambino, tra analisi, ginecologo, spese cliniche e medicine solo nella parte della gravidanza. Per non parlare di tutti i ninnoli inutilizzati che collezionerà negli anni grazie a zii e parenti, che per forza di cose si accumuleranno nel garage. Ma questi bambini hanno realmente bisogno di tutti questi giocattoli? Di tutte quelle tutine? Di montagne di pannolini e della medicina omeopatica per la stitichezza? Mi sembra veramente un’esagerazione, uno spreco di dimensioni bibliche.
Erika: La società moderna è strana, assurda, ci troviamo dentro a un meccanismo perverso che mi inquieta. Ci sono situazioni assai difficili da controllare e purtroppo siamo le 'vittime', ignare di un qualcosa di più grande di noi e che non riusciamo a vedere. A volte provo quella sensazione che vogliano renderci schiavi, tale cosa mi fa temere anche per i bambini che vedo in giro. Perciò, vorrei evitare di portare sofferenza ai miei ‘invisibili’ figli.
DOMANDA: Avete un partner con cui condividete questa scelta?
RISPOSTA:
M. Da.: Attualmente mi sto vedendo con un ragazzo. In passato ho avuto una relazione dove questo era un vero problema nonché motivo di litigi frequenti. In un’altra esperienza, invece, non ho avuto problemi, anzi il totale appoggio.
Erika: Sì, ho un partner che condivide la mia scelta. Siamo arrivati a tutto questo spontaneamente, attraverso piccoli gesti, dialoghi. Conduciamo una vita dove i nostri interessi si orientano verso l’arte, i libri, i viaggi e la voglia di conoscere il mondo che ci circonda. La parola 'bambini' non ci passa mai per la mente, non per chissà quale ragione. Succede e basta.
DOMANDA: Childfree sembra in totale antitesi con il Fertility Day promosso dal Ministero della Salute. Cosa pensate della campagna e delle proteste che ha innescato?
RISPOSTA:
M. Da.: Non so come l'abbiano concepita, ma soprattutto con quale scopo. Campagne così non se ne sono fatte nemmeno dopo le grandi guerre, o dopo lo sterminio di intere etnie. E ora? Vogliamo sovrappopolare un mondo già iperpopolato che rischia l'estinzione certa, se non ci diamo una regolata ambientale. Ma se proprio non si può fare a meno di dare amore o di educare qualcuno, perché non adottare? L'era "usa e getta" si sta applicando anche a questo?
Erika: Ognuno è libero di fare la scelta che più preferisce… Nella società il mutamento è inevitabile ed è sempre più veloce. Io non critico mai, poiché conosco solo una piccola parte delle informazioni che mi arrivano. E spesso sono mal interpretate da altri.
DOMANDA: In Gran Bretagna e negli Usa essere childfree sembra essere una scelta più accettata che in Italia. Ma la polemica sul Fertility Day può aver dato il via a un cambiamento, anche in questo senso.
RISPOSTA:
M. Da: In Italia non riusciamo ancora ad accettare i punk, figuriamoci il rifiuto dell'idea di famiglia canonica: sacrilegio! Quando dico a mia madre, alle mie amiche o agli altri parenti che non voglio figli, vengo sempre guardata come quella che non vuole crescere. Quindi, lascio cadere la cosa perché non mi interessa la loro opinione. Non ho ancora sentito parole che non siano di rito, tipo: «Ma come? È un dono di Dio!». E io sono agnostica. Oppure: «Vedrai che cambierai idea» o peggio ancora, ed è la cosa che più mi terrorizza: «Il tuo orologio biologico prima o poi suonerà».
Erika: L’Italia è un Paese di impronta tradizionalista, il concetto di famiglia-figli è ancorato nel nostro Dna, ma anche il Vaticano incide molto sulla nostra mentalità. A prescindere dalla scelta di fare o non fare i figli, la gente critica sempre qualcosa. Teme la diversità e tutto ciò che è al di fuori dalla norma.

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