5 Settembre Set 2016 1400 05 settembre 2016

Angela, attenta a Frauke

Le elezioni regionali bocciano la politica di accoglienza di Merkel. Ne approfitta la leader dell'AfD Petry, che porta avanti idee xenofobe e populiste. Ecco chi è la rivale della cancelliera.

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«Angela Merkel si rovescia da sola»: così Frauke Petry, leader del partito populista di destra Alternative für Deutschland, ha commentato il risultato delle elezioni del 4 settembre in Meclemburgo-Pomerania, dove l'Afd si è presentato per la prima volta ottenendo il 20,8% dei voti. Nel land ha vinto il partito socialdemocratico Spd, col 30,6% delle preferenze, mentre la Cdu di Merkel si è dovuta accontentare del 19%. La differenza sembra minima tra Afd e Cdu, ma i numeri non dicono tutto: proprio collegio-roccaforte della cancelliera, i suoi cristiano-democratici hanno infatti perso quattro punti rispetto alle precedenti elezioni del 2011, quando già avevano avuto il peggior risultato di sempre in Meclemburgo-Pomerania. Subendo così il sorpasso da parte dei populisti di destra, letteralmente decollati in questa tornata elettorale. Il tonfo di Merkel arriva a un anno esatto dalla sua decisione più controversa, quella di aprire le frontiere ai profughi che stavano percorrendo la cosiddetta rotta balcanica, ponendo fine a una crisi umanitaria causata dalla chiusura delle frontiere da parte dell'Ungheria: «La sua catastrofica politica sull'immigrazione ha oscurato tutti gli altri campi della sua politica», ha commentato Frauke Petry. Scopriamo meglio chi è l'anti-Merkel.

LA DONNA DELLA SVOLTA
Nata nel 1975 a Dresda, laureata in chimica e con un recente passato da imprenditrice di successo alle spalle (grazie alla quale si è guadagnata anche una croce al merito), Frauke Petry è senza ombra di dubbio l'artefice del grande exploit dell'AfD. Perché, prima della sua elezione a leader, l'unità del partito rischiava di andare in frantumi a causa delle diverse correnti interne. La svolta è arrivata nel luglio 2015, quando Frauke Petry è stata eletta come leader, mentre il fondatore Bernd Lucke è stato di fatto messo alla porta: «Il partito è caduto nelle mani sbagliate», commentò lui. Da quel momento, l'AfD ha virato ancora più a destra di quanto già non fosse, cavalcando l'emergenza del fenomeno migratorio in chiave smaccatamente xenofoba.

ESSERE DI DESTRA SENZA DIRLO
Basta ricordare quanto ha detto la Petry nel gennaio 2016, sostenendo che sia legittimo usare le armi da fuoco per difendere le frontiere dagli immigrati illegali. Dichiarazione che indignò mezza Europa e che la Petry fece mostra di smentire, sostenendo che le sue parole fossero state decontestualizzate. Ma il messaggio, intanto, era passato a chi doveva passare, ed era stato evidentemente accolto da una minoranza consistente degli elettori tedeschi, che nei mesi successivi l'hanno premiata. Intervistata da Repubblica, d'altronde, la Petry non ha espresso nemmeno un giudizio netto nei confronti di Pegida, formazione apprezzata da alcuni gruppi neo-nazisti, limitandosi a sottolineare la differenza dei programmi con il suo partito. Nessuna condanna, insomma. D'altro canto, Frauke Petry sembra dare l'impressione di voler meditare a fondo sull'opportunità di associarsi ad altre formazione europee di destra. Non si sbilancia su Le Pen, ma nemmeno su Matteo Salvini, che è stato lestissimo a esultare sui social per il successo dell'AfD.

ORA PUNTA IN ALTO
L'impegno politico, però, sembra aver avuto un prezzo sulla vita privata di Petry, che nell'ottobre 2015 aveva annunciato la separazione dal marito Sven Petry, con cui ha quattro figli. A giudicare dalla successiva adesione di Sven alla Cdu, ragioni sentimentali e politiche in qualche modo devono essersi intrecciate tra loro e aver concorso entrambe alla rottura della relazione. Frauke, intanto, ha dovuto negare un coinvolgimento sentimentale con il compagno di partito Marcus Pretzell, eletto al parlamento europeo. Archiviato il gossip, ora la Petry punta in alto, e non si vuole accontentare di guidare un partito che ha già dimostrato di poter rompere gli equilibri su cui si sono basate le grosse koalition degli ultimi anni. L'obiettivo? Diventare un grande partito di massa, capace di spodestare Cdu e Spd. E di far passare politiche ultra-conservatrici, tra cui l'abolizione delle quote rosa e la limitazione del diritto all'aborto.

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