2 Settembre Set 2016 2002 02 settembre 2016

Aylan. L'abbiamo già dimenticato?

Nel 2015 il ritrovamente del corpo senza vita del piccolo profugo sulla spiaggia di Bodrum aveva indignato il mondo intero. Si diceva «mai più». Ma dopo un anno il numero di bimbi morti in mare continua ad aumentare.

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bimbi profughi

«In principio il mondo intero era ansioso di aiutare i profughi. Ma questo non è durante neanche un mese». Con queste parole, il papà del piccolo Aylan (il cui corpo senza vita trovato sulla spiaggia di Bodrum nel settembre del 2015) ha messo in evidenza come l'ondata di indignazione e commozione seguite al tragico evento si sia consumata in brevissimo tempo.

«MAI PIÙ»
Tutto il mondo urlava, con decisione, «mai più». Ma i numeri, ad oggi, non sono certo incoraggianti. Riporta infatti il Corriere che nel 2015 secondo la Fondazione Migrantes i piccoli morti nel Mediterraneo durante i viaggi verso Italia e Grecia furono oltre 700: nel 2016, il 31 agosto, è già stata raggiunta la cifra di 500. Alla fine dell'anno il dato potrebbe addirittura superare il totale di quello precedente, considerato che è aumentato anche il numero di minori non accompagnati, passati da 12 mila e 300 a 15 e 300. D'altronde, ricorda l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la metà dei rifugiati al mondo sono minori.

«SERVONO PIÙ AIUTI»
Un'altra immagine emblematica della tragica situazione è quella, più recente, del piccolo Omran. Il bimbo, seduto su un'ambulanza, con lo sguardo perso e il corpicino ricoperto di polvere. Era il 18 agosto e molte ong avevano sottolineato con vigore la necessità di portare maggiori aiuti ai civili nelle zone colpite della guerra e, soprattutto, avevano richiesto un impegno maggiore (e più concreto) da parte della politica internazionale. Per ora, però, le cose sembrano restare immutate.

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