1 Settembre Set 2016 1200 01 settembre 2016

Capo di gabinetto, avanti un altro

La discussa magistrata Carla Raineri dà le dimissioni dal ruolo conferitole da Virginia Raggi. Che le revoca la nomina sulla scorta della bocciatura arrivata dall'Autorità nazionale anticorruzione.

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Carla Ranieri

Dopo appena due mesi, il comune di Roma a guida 5 Stelle può già vantare le dimissioni di due capi di gabinetto. Dopo Daniele Frongia, è la volta di Carla Raineri. La magistrata ha rassegnato le dimissioni poco prima che la sindaca Virginia Raggi le notificasse la revoca della nomina. Una decisione presa sulla scorta della bocciatura arrivata dall'Autorità nazionale anticorruzione. Insieme a lei abbandona la giunta anche l'assessore al bilancio Minenna.

TUTTO TORNA, NIENTE QUADRA
La nomina di Raineri si era attirata numerose critiche, legate in primo luogo ai 193mila euro annui di stipendio che avrebbe guadagnato come capo di gabinetto. Le dimissioni di Raineri, ovviamente, danno nuova linfa alle critiche dell'opposizione. Ranucci del Pd, ad esempio, accusa i 5 Stelle di essere alle prese con una «faida sanguinosa e inaccettabile sulla pelle dei romani». Virginia Raggi, dal canto suo, coglie l'occasione per pubblicare su Facebook un post dove ribadisce il valore supremo della trasparenza per la sua giunta. Che però, è un dato di fatto, ancora non riesce a trovare la quadra.

ENTUSIASMI TRADITI
Appartiene ormai al passato, benché tutt'altro che remoto, l'accoglienza che la Sindaca aveva tributato alla donna che aveva scelto come suo braccio destro. «Buon lavoro a Carla Raineri, nuovo capo di gabinetto». Poche righe, scritte anch'esse su Facebook, per dare il benevenuto nell'esecutivo del Movimento 5 Stelle del comune di Roma alla magistrata piacentina. «Il cambiamento passa per i cittadini e attraverso le istituzioni, con le istituzioni che si impegnano per il cambiamento». Peccato, però, che finora non sia ancora cambiato nulla.

LUNGO DIBATTITO
La nomina di Raineri era arrivata solo dopo numerose polemiche legate al conferimento dell’incarico. La figura della magistrata piacentina era parsa la più adatta dopo le bocciature dei nomi di Daniele Frongia e, successivamente, di Daniela Morgante, sponsorizzata dalla deputata Roberta Lombardi. Diventata famosa soprattutto in Lombardia per i casi legati ai crack di Parmalat e Cirio, oltre che dei bond argentini, risiedeva a Roma da fine 2015 quando era stata chiamata a dirigere l'anticorruzione del comune capitolino.

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