29 Agosto Ago 2016 1254 29 agosto 2016

Una vita contro il pizzo

Nell'anniversario della morte di Libero Grassi, LetteraDonna vuole ricordare anche la sua vedova, Pina Maisano. Una donna forte, che ha continuato a lottare per la legalità.

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Il 29 agosto 1991 la Mafia uccideva Libero Grassi, 'colpevole' di essersi ribellato a Cosa Nostra. L'imprenditore siciliano aveva avuto il coraggio di denunciare la richiesta di pizzo, denunciando gli estorsori, e per questo ha pagato con la vita. Nel 2016, RaiUno lo ha ricordato con Io sono Libero, film che racconta i suoi ultimi otto mesi di vita, partendo dal 10 gennaio 1991, data in cui il Giornale della Sicilia pubblicò una lettera al «caro estorsore» in cui Grassi dichiarava di non voler sottostare alla richiesta di pagare il pizzo, suggerendo alla Mafia «di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili», perché non aveva intenzione di «dare contributi» alla malavita. Al suo fianco, nel film come nella vita, i figli Alice (leggi qui l'intervista) e Davide, oltre alla figlia Pina Maisano, interpretata in tivù da Alessandra Costanzo.

L'ESPERIENZA IN PARLAMENTO
Pina Maisano è sopravvissuta al marito quasi 25 anni, ed è scomparsa il 7 giugno 2016, all'età di 87 anni: nata a Palermo il 29 settembre 1928, dopo la laurea in architettura, si era sposata con lui nel 1956. Se Libero Grassi era rimasto solo nella battaglia contro il racket, isolato dagli altri imprenditori palermitano e persino da Confindustria, che non l’avevano appoggiato nella scelta di non pagare il pizzo ai mafiosi e addirittura di denunciarli, Pina dopo la sua morte ne ha continuata la battaglia per la legalità. Il suo è stato un impegno costante: rifiutando di chiudersi nel dolore, scelse infatti la via dell'azione e nel 1992, candidata per i Verdi, fu eletta a Torino nel collegio Fiat–Mirafiori ed entrò in Senato. Quando le proposero di entrare nella Commissione di indagine sul fenomeno mafioso, optò invece per la Commissione dei Lavori pubblici, spiegando: «È in questa commissione, negli appalti, la chiave di tutto».

LA NONNA DI ADDIOPIZZO
Terminata l'esperienza in parlamento, Pina Maisano tornò in Sicilia, dove con la sua esperienza e tanto entusiasmo contribuì alla rinascita civile di Palermo, città dove molti imprenditori, spinti dal suo esempio, iniziarono a denunciare chi chiedeva loro il pizzo. Diventò la 'nonna' dei volontari di AddioPizzo, l'associazione nata a Palermo per sostenere le vittime del racket, che chiamava con affetto 'nipotini'. Instancabile nella sua attività, era anche presidente onorario dell’associazione anti racket Libero futuro, ci cui fanno parte imprenditori che si mettono a disposizione dei colleghi che decidono di denunciare gli estorsori. Una vita spesa in prima linea, quella di Pina Maisano: il 29 agosto 2016, nel 25esimo anniversario della morte di Libero Grassi e a pochi mesi dalla sua, il Comune di Palermo le ha intitolato i giardini di piazza Caboto.

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