23 Agosto Ago 2016 1212 23 agosto 2016

Non chiamatela «madre di Internet»

Il 23 agosto è il compleanno del World Wide Web, inventato da Tim Berners-Lee. Ma è un traguardo a cui si è giunti grazie a molte altre scoperte. Compresa quella di una donna: Radia Perlman.

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radia perlman

Se amate leggere LetteraDonna al punto che ormai non potete proprio farne a meno, il 23 agosto è una data da celebrare. Perché se noi oggi siamo qui, lo dobbiamo a Internet, che proprio il 23 agosto 1991 vide la luce grazie alle intuizioni di Tim Berners-Lee, inventore insieme a Robert Cailliau del world wide web. Un traguardo che però non è scaturito dal nulla, ma che è arrivato dopo decenni di studi e ricerche dove ogni singolo scienziato ha portato il suo piccolo tassello di conoscenza. E anche se il mondo di internet, e delle tecnologie in generale, rimane appannaggio dell'universo maschile, anche le donne hanno ricoperto ruoli fondamentali. Una in particolare: Radia Perlman.

INTERNET, FIGLIA DI MILLE PADRI
La chiamano la madre di Internet, ma non è un appellativo che lei gradisce. L'ha detto chiaro e tondo in un'intervista rilasciata a The Atlantic, da cui traspare tutta la sua modestia e la consapevolezza che la scienza può andare avanti solo grazie al lavoro di squadra: «Internet non è stato inventato da una sola persona. Molte persone vorrebbero prendersene il merito [...]. Io in effetti ho apportato qualche contributo fondamentale, ma non esiste una singola tecnologia a cui attribuire il successo di Internet».

ALBERI INFORMATICI
Il contributo a cui Radia fa riferimento è l'algoritmo su cui si regge il protocollo STP (Spanning Tree Protocol). Di che cosa si tratta? In parole povere, e senza addentrarci in dettagli troppo tecnici, è un sistema ramificato (tree significa albero) che permette in ogni momento l'accesso alle informazioni presenti in una rete. Allo stesso tempo, evita che le informazioni si duplichino sempre uguali sui nodi della rete, creando traffico inutile. Una struttura, insomma, che assomiglia a quella di Internet.

RICORDARSI DI ESSERE DONNA
Radia giunse a elaborare l'STP nel 1985, all'età di 34 anni. In precedenza, aveva studiato informatica al Massachusetts Institute of Technology. Dove, ricorda, frequentava un corso dove su mille studenti appena una dozzina erano donne. Sempre nell'intervista a The Atlantic, ha spiegato che per lungo tempo non ci fece caso. Era così abituata a vedere classi composte unicamente da uomini, che quando vide una donna si rese conto che anche lei faceva parte di una sparuta minoranza. Nonostante i suoi due genitori fossero degli ingegneri, la strada professionale di Radia si delineò solo a cavallo tra il liceo e l'università, quando un insegnante, notando i suoi voti eccellenti e la sua propensione alle sfide della matematica e della logica, la portò sulla strada della programmazione.

SESSISMO? NON FACCIAMONE UNA TRAGEDIA
Nel corso dei decenni, Radia ha avuto una posizione privilegiata nell'osservare come è cambiata la condizione della donna nel mondo dell'informatica: «Non molto». Ma non dà la colpa al sessismo: è convinta che, in generale, chi si prende la responsabilità di un'assunzione tende a promuovere chi più ricorda una versione giovanile di se stesso. Così come detesta quando le donne si battono per battaglie sbagliate e che lei giudica controproducenti. Un esempio: l'utilizzo di termini non neutri, come può capitare quando qualcuno scrive una mail a più destinatari apostrofandoli come «Ragazzi!», e qualche collega risponde: «Siamo anche ragazzE». Chissà che cosa penserebbe Radia di ministra, sindaca e via dicendo.

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