2 Agosto Ago 2016 1814 02 agosto 2016

L'ultima corsa di Marieke

Campionessa paralimpica affetta da una malattia incurabile, Vervoort ha deciso di abbandonare la carriera dopo i giochi di Rio. E sta anche pensando di ricorrere all'eutanasia.

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Marieke Vervoort

Si chiama Marieke Vervoort ha 37 anni ed è una sportiva paralimpica belga. Specializzata nella corsa su sedia a rotelle, durante i giochi di Londra del 2012 ha vinto un oro (100 metri) e un argento (200), prima di diventare tre volte campionessa del mondo nel 2015 a Doha per i 100, 200 e 400 metri della sua categoria.

LO SPORT LE DÀ CORAGGIO
La Venvoort è affetta da una malattia degenerativa incurabile che le paralizza le gambe e le provoca forti dolori: «Sto male ogni giorno e alcune notti non dormo che 10 minuti», ha spiegato durante un'intervista a RTL Info. Lo sport, sua grande passione, la tiene in vita dandole conforto e coraggio: «Quando mi siedo sulla sedia da competizione tutto sparisce. Elimino i brutti i pensieri, combatto la paura, la tristezza, la sofferenza, la frustrazione. È così che ottengo le medaglie d'oro», ha detto la sportiva a Stade 2.

I GIOCHI DI RIO
«Penso di avere la possibilità di conquistare la vittoria nei 100 e nei 400 metri ma sarà molto difficile perché la mia rivale canadese è veramente forte», ha aggiunto l'atleta, il cui più grande desiderio è quello di  «finire la carriera sul podio di Rio». I giochi paralimpici sono previsti nella città brasiliana dal 7 al 18 settembre e la Vervoort ha deciso di fermarsi subito dopo: «Rio è il mio ultimo desiderio. Non so cosa succederà dopo, proverò a godere dei momenti migliori», ha detto, ancora, a RTL Info.

L'EUTANASIA PER SMETTERE DI SOFFRIRE
La sofferenza legata alla malattia cresce di giorno in giorno e, secondo quanto riporta La Voix du Nord, la sportiva sta pensando di ricorrere all'eutanasia (il Belgio è uno dei quattro Paesi al mondo ad autorizzarla): «Per i miei funerali, non voglio una chiesa, né dolci. Vorrei che tutto il mondo alzasse una coppa di champagne e dicesse: 'Marieke, qui hai avuto una bella vita ma, adesso, non soffri più'».

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