1 Agosto Ago 2016 1808 01 agosto 2016

L'ipocrisia di certe aziende e il femminismo tiranno

Quando si parla delle donne, ormai, è necessario fare molta attenzione a ciò che si dice. Altrimenti, fin troppo facilmente, si rischia d'essere accusati di misoginia. Come è successo a Kevin Roberts.

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Kevin Roberts, presidente esecutivo del colosso pubblicitario Saatchi & Saatchi e membro del comitato dell'agenzia Publicis, è finito nell'occhio del ciclone per alcune dichiarazioni rilasciate durante un'intervista al Business Insider. Interrogato sulla questione della parità uomo-donna nel settore della pubblicità, il dirigente ha negato l'esistenza del problema, definendolo «un dibattito superato». E, per giustificare il numero nettamente inferiore di donne nei posti di maggiore rilevanza, ha affermato: «La loro ambizione non è verticale, è intrinseca, circolare. Vogliono essere felici. E ci dicono: 'Noi non vi valutiamo sulla base degli stessi criteri di voi dinosauri idioti'». Poi ha aggiunto: «Non penso che il minor numero di donne 'direttrici' sia un problema. Non mi preoccupa, semplicemente perché sono felici, hanno successo e fanno un gran bel lavoro». Parole, le sue, che hanno attirato moltissime critiche e accuse di misoginia. Il capo di Publicis, Maurice Lévy, l'ha sospeso per aver pronunciato, sull'argomento, «commenti contrari allo spirito dell'azienda»: in un comunicato del gruppo pubblicitario si legge infatti che «a causa della gravità delle sue affermazioni Kevin Roberts è pregato di congedarsi con effetto immediato». Il consiglio di sorveglianza dell'impresa è chiamato ora a decidere la 'sorte' del dirigente. Questa è la storia, di seguito cerchiamo di capire i fatti.

LA MANIPOLAZIONE DEL DISCORSO
È vero, le parole di Roberts appaiono buttate lì a caso, poco riflettute e completamente al di fuori della realtà. Ma non sembra che il suo discorso sia così grave da poter creare una tale valanga di critiche. Men che meno una sospensione. Anche perché le sue dichiarazioni, se non fossero lette e manipolate da occhi tiranno-femministi, potrebbero anche assomigliare a un tentativo (mal riuscito) di dimostrare la propria stima verso un sesso che (a suo dire) appare più teso alla soddisfazione personale che al raggiungimento di titoli/bandierine da sfoggiare narcisisticamente. È un po' come se avesse detto: «Le donne bastano a sé stesse, non hanno bisogno di conferme esteriori per essere felici». Non ha detto che sono stupide, né che è giusto guadagnino di meno, che sono poco professionali, o immeritevoli, o inferiori. Tutt'altro. Ne ha elogiato la bravura sul lavoro, la crescita e il successo.

NON C'È SCAMPO
Certo in una società che sempre più riesce a guardare la cose soltanto in bianco o in nero, le sue affermazioni non possono passare inosservate. E sì, comunque si guardi alla faccenda, non c'è scampo. Vediamo, da una parte, le femministe indignate che urlano allo scandalo sempre e comunque. Ché ormai appena dici 'donna', vivi col terrore di diventare trending topic su Twitter da un momento all'altro senza sapere perché. Dall'altra parte, e forse peggio, c'è l'azienda, che prende netta posizione contro uno dei suoi dirigenti. E lo manda in congedo. Un'azione che puzza mortalmente di ipocrisia. L'obiettivo della 'mossa'? Quietare gli animi e illudere il partito delle femministe indignate che si è con loro, che si sta dando retta alle loro (inutili) polemiche. D'altra parte parliamo di un colosso pubblicitario: chi meglio potrebbe riuscire a salvaguardare la propria immagine?

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