1 Agosto Ago 2016 1812 01 agosto 2016

«Asili, manca una vigilanza costante»

Il commento di Maria Rita Parsi agli ultimi maltrattamenti al Baby World di Milano: «Serve un'accurata selezione del personale. Gli operatori devono essere fuori dal pericolo di burnout».

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Arresti in asilo: Gip convalida ma scarcera i due

Spintoni, schiaffi, orecchie tirate e persino un morso. Bambini dai pochi mesi ai tre anni segregati per ore al buio. E poi urla, violenze, insulti, sequestri di oggetti e cinture di contenimento nelle culle. Questo e altro ancora è ciò che accadeva nell'asilo degli orrori di viale Sarca, quartiere Bicocca, periferia Nord di Milano. La denuncia di due ex dipendenti e le telecamere nascoste dai carabinieri hanno potuto dimostrare quanto i genitori sospettavano da tempo: in quel centro BabyWorld, parte di una rete di asili diffusa su gran parte del territorio nazionale, i bambini venivano pesantemente maltrattati. Al punto che uno di loro è finito in ospedale con una prognosi di dieci giorni per un morso ricevuto sul collo.

VIDEO E AUDIO IN MANO AI CARABINIERI
Secondo l'accusa, la responsabile delle percosse sarebbe la coordinatrice della struttura Milena Ceres, 34 anni, incensurata. Stando alle indagini svolte dai carabinieri, che hanno messo sotto sequestro l'asilo nido, sarebbe stata lei a compiere i maltrattamenti sui bambini, anche se pure il marito Enrico Piroddi 34 anni, proprietario del centro, è stato arrestato in flagranza di reato con la moglie durante il blitz dell'Arma. Nel suo caso l'accusa potrebbe essere quella di aver saputo ciò che avveniva all'interno dell'asilo e, nonostante questo, aver taciuto. Per ora il Gip che coordina le indagini ha convalidato gli arresti domiciliari per la donna, mentre ha rimesso in libertà il marito. L'impianto accusatorio è solido comunque: i materiali video e audio acquisiti dai carabinieri dipingono un quadro spaventoso di quando accadeva in viale Sarca 189 e che fa tornare di grande attualità il tema della prevenzione e del controllo. «L'unico modo per impedire situazioni del genere è un'accurata selezione del personale impegnata a lavorare tutti i giorni con i bambini», ha spiegato a Letteradonna.it Maria Rita Parsi, scrittrice, psicologa e psicoterapeuta.

DOMANDA: Che caratteristiche devono avere queste persone?
RISPOSTA: Devono essere non solo competenti e motivati, ma anche fuori da ogni pericolo di burnout. Per questo il ruolo delle autorità preposte alla selezione dei dipendenti è fondamentale.
D: Cos'è il burnout?
R: È una situazione psicologica patologica che colpisce le persone che ogni giorno lavorano a contatto con altri esseri umani di cui si devono prendere cura. È il caso delle maestre d'asilo o degli operatori socio-sanitari nelle case di cura, ad esempio. Individui che possono vivere pesanti momenti di stress quotidiano e che, per motivi che esulano dalla professione, non sono più in grado di svolgere normalmente le loro attività lavorative.
D: Cosa succede in questi casi?
R: Le persone afflitte da burnout hanno problematiche molto serie che influenzano profondamente la loro vita professionale. Possono non essere contenti del loro lavoro, possono avere frustrazioni personali che riversano sugli altri, possono essere arrabbiati perché hanno troppi figli o perché non ne hanno nessuno - questo accade spesso con gli operatori di sesso femminile. Possono essere individui che hanno subito violenza da piccoli e che riversano sui loro subalterni forme di percosse e maltrattamenti a loro volta. Persone, insomma, incapaci di gestire la rabbia e la frustrazione che provano nella loro vita personale.
D: Come si possono impedire queste degenerazioni violente?
R: Con un lavoro di costante vigilanza. Selezionando adeguatamente il personale. Facendo in modo che si possano creare gruppi di confronto e di dialogo tra i vari operatori che siano poi supervisionati da un coordinatore esperto. Anche perché quello che c'è in gioco non è solo il momentaneo benessere psico-fisico dei nostri figli, ma il loro intero sviluppo emotivo nel corso della vita. Il periodo che va dagli 0 ai 10 anni è fondamentale per la costituzione della personalità futura dei minori. Dobbiamo essere certi, in quanto genitori, che i nostri bambini siano nelle mani di persone di cui possiamo fidarci totalmente. Per questo, anche se posso sembrare un po' estrema, sono a favore della vigilanza totale in tutti i quei casi in cui le persone coinvolte sono esseri incapaci di difendersi, come i bambini, gli adolescenti e gli anziati malati.
D: Come può un genitore accorgersi dei maltrattamenti non solo fisici, ma anche psicologici che vive suo figlio?
R: I più piccoli, quelli che non hanno ancora la possibilità di esprimersi verbalmente, si chiudono in loro stessi. Diventano o vittime, per cui non mangiano più come prima, non dormono bene e rifiutano il gioco, o esplodono in atti di violenza, sfogando la loro aggressività su di sé, sugli altri e sugli animali. I bimbi di pochi mesi sono quelli che subiscono maggiormente la ferocia di cui sono in balia. Si ergono a soldatini-kamikaze che rompono il loro equilibrio emozionale pur di sopravvivere alla paura. Sono bambini che affrontano il buio, senza lamentarsi, per la violenza interiorizzata e il timore di subirne ancora.

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