28 Luglio Lug 2016 2010 28 luglio 2016

Non è un festival per donne

Su 56 opere selezionate nelle tre sezioni della Mostra del Cinema di Venezia, solo nove sono state dirette da registe. Tre di loro sono italiane. Ecco chi sono le cineaste attese al Lido.

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Annunciato il programma della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre: delle 56 opere selezionate per le tre sezioni (Venezia 73, Fuori Concorso e Orizzonti), solo nove sono state dirette da donne. Tre le registe italiane: Martina Parenti, Benedetta Argentieri e Federica Di Giacomo. E delle tre, solo quest'ultima porta al Lido un lavoro tutto suo. Ecco chi sono le 'quote rosa' della 73esima Mostra del Cinema.

ANA LILY AMIRPOUR
The Bad Patch, è il secondo lungometraggio di Ana Lily Amirpour, sceneggiatrice, produttrice, attrice e regista inglese di origini iraniane, che però vive negli Stati Uniti fin dall'infanzia. Il suo primo film, A Girl Walks Home Alone at Night, ha debuttato al Sundance Festival nel 2014 ed ha stupito tutti per le sue atmosfere tarantiniane. In attesa di presentarlo al Lido, Amirpour ha definito The Bad Patch «una post-apocalittica love story cannibale ambientata nel deserto del Texas».

MARTINA PARENTI
'Soffiato' al Festival di Locarno, che fortemente l’avrebbe voluto, Spira Mirabilis è uno dei tre titoli italiani inseriti nel concorso ufficiale e dunque in corsa per il Leone d’oro (gli altri due sono Piuma di Roan Johnson e Questi giorni di Giuseppe Piccioni). Diretto da Martina Parenti e Massimo D'Anolfi, è un documentario artistico/filosofico e il secondo capitolo, dopo L’infinita fabbrica del Duomo, di un’ambiziosa tetralogia sull'immortalità attraverso i quattro elementi della natura.

BENEDETTA ARGENTIERI
Un ex-marine statunitense, un disoccupato italiano e una guardia del corpo svedese. Tutti ventenni e accomunati dalla scelta di andare a combattere l'autoproclamato Stato Islamico in Siria, arruolandosi come volontari nelle Unità di Protezione Popolare, le milizie curde operanti nel nord del Paese. Our War, fuori concorso, è un documentario diretto a 'sei mani' da Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia, e Benedetta Argentieri. Quest'ultima è una giornalista italiana che, dopo aver lavorato al Corriere della Sera, adesso vive a New York e collabora per diversi media internazionali come reporter da zone di guerra.

REBECCA ZLOTOWSKI
In Planetarium, ambientato negli Anni '30 e diretto dalla francese Rebecca Zlotowski, Natalie Portman e Lily-Rose Depp recitano nel ruolo di due sorelle che praticano sedute spiritiche. Il film, fuori concorso, è il terzo lavoro della 36enne Zlotowski, nota anche come sceneggiatrice. Il secondo lungometraggio diretto, Grand Central (con protagonista era Léa Seydoux), è stato premiato nel 2013 a Cannes nella sezione Un Certain Regard.

JESSICA WOODWORTH
Con King of the Belgians continua la fortunata collaborazione, iniziata nel 2006 con Khadak, tra la statunitense Jessica Woodworth e il belga Peter Brosens. 45 anni e originaria di Washington, Woodworth ha lavorato a lungo come sceneggiatrice e produttrice televisiva negli Stati Uniti, ma anche a Hong Kong e Pechino. King of the Belgians è stato inserito nella sezione Orizzonti.

FRANCESCA DI GIACOMO
Inserito nella sezione Orizzonti e diretto dall'italiana Federica Di Giacomo, Liberami è un documentario che affronta il tema degli esorcismi nel mondo contemporaneo: mentre sembra essere in atto un 'revival' di possessioni diaboliche fra i fedeli, la Chiesa si adopera lanciando corsi di formazione per sacerdoti combattenti. Ma Liberami è anche un film sul disagio di vivere e sulle crepe del progresso.

KATELL QUILLÉVÉRÉ
Dopo gli apprezzatissimi Un poison violent e Suzanne, è Réparer Les Vivants (inserita nella sezione Orizonti), adattamento dell'omonimo romanzo, il terzo lungometraggio di Katell Quillévéré. 36 anni, francese ma nata ad Abidjan in Costa d'Avorio, la regista ha fatto parte, nel 2015, della giuria della Semaine de la Critique, sezione parallela alla quella principale del Festival di Cannes e dedicata ai nuovi talenti.

FIEN TROCH
Belga, o meglio fiamminga, con Home la 38enne Fien Troch è giunta al suo quarto lungometraggio. La trama del film, inserito nella sezione Orizzonti, ruota attorno al tema del divario generazionale tra adolescenti figli dell’era digitale e adulti superati da valori che non riconoscono più. Un tema molto caro alla regista belga, che con questo film è già stata premiata in Italia, al TorinoFilmLab.

RAMA BURSHTEIN
Rappresentante della comunità ultra ortodossa di Tel Aviv, Rama Burshtein ha esordito tardi alla macchina da presa, ma l'ha fatto con l'acclamatissimo La sposa promessa. Laavor Et Hakim (Through the Wall) è il secondo lungometraggio della 49enne regista israeliana e uno dei lavori più attesi della sezione Orizzonti, dedicata a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive.

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