21 Luglio Lug 2016 1750 21 luglio 2016

Quelle che a Rio ci vanno lo stesso

Dopo lo scandalo doping, la squadra di atletica della Russia è stata squalificata: niente Olimpiadi. Lo ha deciso il Tas di Losanna. Ma Darya Klishina e Yuliya Stepanova possono gareggiare come 'indipendenti'. Ecco chi sono.

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rio 2016 russia

Il Tas di Losanna ha respinto il ricorso di 68 atleti russi, compresa la campionessa di salto con l'asta Elena Isinbayeva, che si erano opposti all'esclusione dell'intera squadra dai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, decisa dalla Iaaf. Il 'doping di Stato' costa dunque caro alla Russia, da tempo al centro di uno scandalo internazionale. Ci sono però due atlete che non dovranno stracciare il biglietto per il Brasile: si tratta della saltatrice Darya Klishina, che vive in Florida e dunque si sottopone all'antidoping Usa, e la mezzofondista Yuliya Stepanova, da cui è nata tutta l'inchiesta. Le due si stanno preparando a partecipare a Rio 2016 come atlete 'indipendenti' sotto la bandiera olimpica. Scopriamole meglio.

LA SALTATRICE STAR DI INSTAGRAM
Nata il 15 gennaio 1991, Darya Klishina è una saltatrice in lungo, due volte campionessa europea indoor della sua specialità. Come record personale ha un salto da 7,05 metri, realizzato nel 2011. Alta 1,80 m per un peso forma di 57 chilogrammi, è sempre presente nelle classifiche delle atlete più belle al mondo: non a caso, la sua carriera parallela è quella di modella. Per la gioia dei suoi fan, è molto attiva su Instagram, dove ha oltre 77 mila follower. Dopo aver ricevuto l'ok per la sua partecipazione ai Giochi Olimpici, ha scritto un post sui social con cui ha ringraziato per il via libera. Un gesto molto criticato in Russia, dove è stata tacciata di 'tradimento' e definita una 'nazista'. Probabilmente per il fatto che si allena da tre anni negli Stati Uniti.

L'ATLETA CHE HA VUOTATO IL SACCO
Yuliya Stepanova, 30 anni appena compiuti, gareggia negli 800 e 1500 metri piani. Nella sua carriera non ci sono risultati di prestigio, ma può vantare una medaglia particolare: l'inchiesta che poi ha escluso l'atletica russa dalle Olimpiadi è nata proprio da lei che, pentita dopo una squalifica, ha vuotato il sacco. Nel 2013, insieme al marito Vitaliy Stepanov, un ex impiegato dell'agenzia dell'antidoping russa che l'aveva aiutata a usare sostanze dopanti, ha infatti rivelato a un giornalista tedesco l'esistenza del doping di Stato russo. Così, le è stato riconosciuto un ruolo fondamentale nel disvelamento delle pratiche illecite da parte delle federazioni sportive russe e adesso, nonostante un fastidioso infortunio, spera di riuscire ad andare a Rio de Janeiro.

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