19 Luglio Lug 2016 1121 19 luglio 2016

«Il pudore ha ucciso Qandeel»

La modella pakistana ha pagato con la vita la sua voglia di emancipazione. Per provare a capire i motivi di questo delitto d'onore, LetteraDonna ha incontrato la sua connazionale Tasneem.

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qandeel baloch

Qandeel Baloch, modella pakistana uccisa dal fratello.

Aveva gli zigomi ben pronunciati, le labbra carnose e gli occhi verdi. L’avevano chiamata Fouzia, ma si era fatta conoscere come Qandeel Baloch. Tutto era iniziato con un provino per lo show Pakistan Idol, diventato virale su Internet. Poi era diventata una star dei social, la Kim Kardashian pakistana, con 600 mila fan su Facebook e oltre 100 mila su Instagram. Aveva anche partecipato a un reality show in India. Una vita spesa in bilico tra la provocazione e la lotta. Gli scatti sui social erano un messaggio diretto alle donne, un incoraggiamento a combattere per rimanere fedeli a loro stesse. La sua battaglia femminista passava anche attraverso il suo sguardo incorniciato dal rimmel. Ma Qandeel non potrà continuare la lotta per l'emancipazione, perché il 15 luglio 2016 è morta a 26 anni, nella casa della sua famiglia a Muzaffarabad, a un centinaio di chilometri da Islamabad. Strangolata dal fratello Waseem. Una questione privata. Un fatto di virtù, un delitto d’onore per lavare via la vergogna.

UN ATTO INGIUSTIFICABILE
Tasneem
ha 25 anni e ha studiato medicina, all'università. Vive in Italia da qualche anno, ma del Pakistan ha portato con sé l’inflessione dell’inglese, i profumi e i tratti del volto. L'abbiamo incontrata grazie all'Associazione Nazionale Italia Pakistan. A LetteraDonna racconta di essere rimasta scossa dalla morte di Qandeel: «Nel mio Paese esiste un fortissimo senso del pudore. Osservare quelle immagini che la ritraevano in pose così provocanti era come vederla nuda, senza vestiti. Ma nulla può giustificare un atto di questo genere, in nessun luogo del mondo».

DOMANDA: Come ha reagito alla notizia dell'uccisione di Qandeel?
RISPOSTA: Ho provato molto dolore e profonda tristezza perché il Pakistan è per larga parte un Paese moderno, dove le donne sono rispettate. Purtroppo però un ruolo fondamentale, nel tuo destino, lo gioca la zona in cui nasci e cresci.
D: Cosa intende?
R: Ci sono aree del Pakistan in cui le famiglie non hanno una grande apertura mentale.
D: Ma come si può arrivare ad uccidere una sorella?
R: Credo che questa ragazza fosse già giunta ad un punto di rottura con la famiglia. Faceva la modella ed era piuttosto indipendente: per la mentalità dei suoi familiari, probabilmente, la sua apparizione sui social ha fatto traboccare il vaso. Comunque si tratta di un delitto ingiustificabile.
D: Un delitto d'onore, ha detto il fratello. Quanto c'entra la religione in tutto questo?
R: In molti hanno parlato di un problema religioso, ma l’episodio che ha coinvolto questa ragazza è più di carattere etnico. Ad esempio, in alcuni luoghi del mio Paese, il comportamento di una ragazza può precludere il matrimonio e l’onore delle altre sorelle. Per questo, penso che il fratello abbia parlato di «lavare via il disonore».
D: Quindi non è una questione di carattere religioso?
R: No, direi proprio di no. È piuttosto una questione legata all'educazione e al sapere. La religione musulmana non stabilisce di uccidere la sorella o la figlia, ma di riprenderla per portarla sulla giusta strada. Uccidere è peccato.
D: E come si può risolvere questo problema?
R: Non sarà facile da sradicare, ma credo che sia compito del governo prendere una posizione forte e agire in questo senso.
D: Qandeel si era sposata giovanissima, con un matrimonio combinato. In generale, qual è la condizione delle donne in Pakistan?
R: Dipende, ancora una volta, dal luogo in cui si nasce. Nelle aree rurali la mentalità è sicuramente più ristretta e alle donne è preclusa qualsiasi forma di diritto. Ma in quelle più sviluppate le ragazze studiano, escono e guidano le automobili.
D: Ma lo definirebbe un Paese per donne?
R: Sì, Certo che lo è: pensi che nel Pakistan c'è il più alto numero di parlamentari donne. Inoltre molte ragazze frequentano l'università e si laureano, emancipandosi attraverso l’educazione. Io stessa mi sono laureata. E poi ho sposato un uomo italiano, senza particolari problemi.

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