19 Luglio Lug 2016 1556 19 luglio 2016

Aiuto! Voglio divorziare

Plumfund, sito di crowdfunding americano, ha aggiunto una sezione dedicata alle separazioni. Qui, chi vuole dire addio al partner, ma non può per motivi economici, si può raccontare e ricevere denaro dagli altri utenti.

  • ...
divorzio torta

«Finché morte non vi separi», eccola qui la classica formula pronunciata il giorno delle nozze. E, se un tempo questa frase aveva un certo valore, oggi forse andrebbe rivisitata e modificata magari con: «Finché non posso permettermi di divorziare». Trascinare il partner in tribunale infatti costa tempo ma soprattutto denaro. L'addio al partner è diventato un lusso che pochi possono permettersi. Perchè voltare pagina ha un prezzo che, in Italia, oscilla tra 1.600 e 13.200 euro a coniuge. Non proprio alla portata di tutti, insomma. Così finisce che mariti e mogli sono costretti a vivere separati nella loro casa come in una prigione in cui il clima profuma di guerra e astio. In America peròc'è chi ha saputo ingegnarsi: Sara e John Margulis creatori di Plumfund, sito di annunci in cui chiunque può dare e ricevere un sostegno per qualsiasi cosa, hanno deciso di aggiungere una sezione speciale dedicata al divorzio dove chi vuole separarsi può raccontare la sua storia e sperare in un gesto di solidarietà da parte degli altri utenti (nella gallery alcune delle vicende riportate sul sito).
«La società, spesso, demonizza il momento del divorzio, diffondendo l'idea che sia qualcosa di fronte a cui provare vergogna», ha dichiarato al magazine Fortune Sara Margulis. Le richieste di aiuto economico sono già centinaia, e, probabilmente, nel mondo c'è già chi pensa di riproporre il sito in salsa italiana, francese, spagnola o tedesca.

ALCUNI CHIEDONO MOBILI ED ELETTRODOMESTICI
Nella nuova sezione di Plumfund la maggior parte delle persone chiede aiuto economico per sopravvivere allo sciacallaggio di avvocati, psicanalisti, mogli idrofobe o mariti furbi. Una minoranza non cerca denaro, ma mobili e televisori per rendere più confortevole le quattro mura asettiche della nuova casa che spesso è in affitto. Infine ci sono coloro che provano a raccogliere soldi per poter avviare le procedure per ottenere la custodia dei figli. A far la parte del leone sono soprattutto le quasi ex-mogli americane e canadesi. Un sito del genere probabilmente in Italia avrebbe maggior successo per i futuri ex marini: nel nostro Paese infatti le statistiche dimostrano come i padri di famiglia separati rappresentano la categoria che esce più impoverita dalla fine di un matrimonio (specie se non consensuale): un terzo di loro, dopo aver provveduto al mantenimento, si trova a fare i conti con redditi mensili che oscillano tra 300 e 700 euro.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
Sarà anche per questo che gli italiani si sposano sempre di meno e preferiscono le unioni di fatto (convivenza senza nozze religiose o civili), che dal 2008 a oggi sono raddoppiate. Lo certifica l'Istat nel suo rapporto aggiornato al 2014 quando il numero si matrimoni celebrati era di 189.765, circa 4.300 in meno rispetto all'anno precedente. Nel complesso, dal 2008 al 2014 le nozze sono diminuite di circa 57mila unità. Inoltre i dati del 2013 e del 2014 mettono in luce che i divorzi sono ben 52.335, numero poco confortante ma in lieve calo. Non esiste una motivazione unica a spiegare il fenomeno. C'è che si sposa troppo frettolosamente senza realmente conoscersi e magari aver sperimentato prima la convivenza. Ma c'è anche chi semplicemente non si ama più. In media tra il fatidico sì e la decisione di lasciarsi passano dai 15 ai 19 anni. Anche se è raddoppiato il numero di matrimoni interrotti dopo sette anni. Va però considerato che i dati sono differenti in caso di matrimonio civile o religioso. Quelli celebrati in Chiesa tendono infatti a durare di più rispetto a quelli sanciti in Comune. Hanno vita più breve infine le unioni tra coniugi di diversa cittadinanza o che hanno titoli di studio elevati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso