18 Luglio Lug 2016 1145 18 luglio 2016

«Il golpe? Una messa in scena»

Il colpo di stato che voleva deporre Erdoğan è fallito. Molti turchi ritengono però che sia stata tutta una farsa. LetteraDonna ha intervistato un giovane di Istanbul, che la pensa esattamente così.

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copertina golpe

Alle 21.30 di venerdì 15 luglio 2016 i giornali e i notiziari di tutto il mondo hanno cominciato a dare notizie confuse in merito a un tentativo di colpo di Stato in Turchia, Paese governato da Recep Tayyip Erdoğan, considerato ormai da molti come un sultano. Un appellativo che per alcuni ha accezione positiva e, per molti altri, negativa. In tanti, soprattutto i giovani, non gradiscono il piglio autoritario con cui negli ultimi tempi ha messo a tacere stampa e opposizioni, limitato l’uso dei social network e trasformato la Turchia in uno Stato sempre meno laico. Non deve essere piaciuto neanche a quella frangia dell’esercito che ha deciso di fare un golpe, che come unico risultato ha avuto però l’inasprimento del Presidente e una svolta ancora più autoritaria. Sono tanti però i dubbi sulla veridicità del colpo di Stato, al punto che molti giovani, informati e attenti, pensano sia stata una messa in scena. LetteraDonna ne ha raggiunto uno, un 30enne di Istanbul che ha vissuto in prima persona gli attimi successivi all'annuncio del golpe, un ex impiegato aeroportuale che, per tutelare la sua sicurezza in un momento così delicato, ci ha chiesto di rimanere anonimo. Ci ha spiegato quali sono state le prime sensazioni in quel momento, di come «la paura per sé e per il proprio futuro ti porta egoisticamente a metterti in salvo», e del perché si sono viste pochissime donne in strada in quella notte, destinata a rimanere nella storia della Turchia.

I giovani scesi in piazza contro il golpe dell'esercito turco. (Foto di Ozan Kose)

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DOMANDA: Dov’era durante il tentato colpo di Stato?
R: Mi trovavo all'aeroporto Atatürk di Istanbul, perché stavo accompagnando un amico a prendere un aereo. Quando siamo entrati nella zona dei voli nazionali nessuno sapeva del golpe. Dopo aver lasciato il mio amico sono uscito e stranamente non c’era nessun veicolo fuori dall'aerostazione. A quel punto sono andato verso i taxi, che si trovano in un grande parcheggio adiacente, e c’era una folla che stava ascoltando alla radio le prime notizie su ciò che accadeva e dicevano cose del tipo: «Hanno annunciato un'insurrezione» oppure «Hanno interrotto il ponte sul Bosforo».
D: E cosa ha pensato in quel momento?
R: Siccome so che la nostra gente tende sempre ad esagerare, inizialmente ho pensato che non fosse niente di grave. Poi una serie di amici dall'Europa hanno iniziato a mandarmi messaggi o a chiamarmi per chiedermi di quello che stava succedendo in Turchia. In quel momento ho iniziato ad aver paura. L’unica cosa che sapevo era che dovevo andarmene da lì.
D: Quindi cos’ha fatto?
R: C’era una lunga coda per prendere i taxi, allora mi sono messo in fila il prima possibile e, quando sono riuscito a prenderlo, ho iniziato a chiacchierare con il tassista che mi ha raccontato quello che stava effettivamente succedendo. Non appena usciti dalla zona dell'aeroporto, abbiamo iniziato a vedere i primi carri armati.
D: E che effetto le hanno fatto?
R: Stranissimo. Mio padre è stato un alto ufficiale della marina militare, ma non avevo mai visto un carro armato né un mezzo corazzato girare per una strada cittadina. I soldati ci dicevano di prendere con noi altri passeggeri, visto che c’erano centinaia di persone che uscivano a piedi dall'Atatürk, ma noi per paura e per l’istinto di salvarci la pelle, non abbiamo caricato nessuno e il tassista ha accelerato verso la città. Una volta entrati in autostrada, abbiamo visto anche lì i carro armati. Assurdo.
D: Perché?
R: La Turchia non è la Russia, non una sola anima ha mai visto quel tipo di veicoli su un'autostrada almeno dall'ultimo colpo di Stato, quello del 12 settembre del 1980.
D: Poi cos'è successo?
R: Fortunatamente il tassista mi ha accompagnato fino a casa, ma prima di rientrare mi sono fermato in un bar a seguire alla tivù ciò che stava succedendo. Le persone erano da un certo punto di vista felici e allo stesso tempo terrorizzate. Noi turchi amiamo molto le teorie della cospirazione e non si riusciva a capire se fosse una messa in scena o un vero colpo di Stato per far cadere il governo. In molti pensavano che, nonostante quest’azione fosse un qualcosa di negativo, sarebbe stata sicuramente meglio di Erdoğan. Poi ho passato l’intera notte, fino alle 6 di mattina, incollato alla tivù a casa di amici per capire come si sarebbero evolute le cose. Tanta adrenalina, ma anche un gran senso di frustrazione.

Le proteste dei turchi contro il golpe. (Foto di Ozan Kose)

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D: Qual era il pensiero comune dei turchi in quei momenti?
R: In Turchia è difficile trovare un vero e proprio pensiero comune. Tolta la maggioranza, la minoranza che ne rimane è divisa in tante altre piccole parti e questa è una delle ragioni per cui da noi la democrazia non è mai così facile. Gli interrogativi più diffusi comunque erano relativi a chi fossero questi militari, da dove spuntassero fuori, se stessero facendo un attentato terroristico, ma il dubbio che rimaneva più forte di tutti, era il fatto che potesse essere una messa in scena del presidente Erdoğan, per rafforzare il proprio potere. Una cosa su tutto ci ha scioccati, però.
D: Ovvero?
R: Il fatto che i politici attraverso i loro telefoni, in diretta su Cnn Türk, invitassero i cittadini a scendere nelle piazza e a opporsi ai militari, dicendo che quello non era l'esercito turco. Io mi chiedo innanzitutto quale politico possa arrivare a chiedere ai propri cittadini di andare nelle strade a combattere per la democrazia. E poi, se quello non era l’esercito turco, dov'erano gli altri militari che avrebbero dovuto contrastarlo? I mass media facevano passare il tutto come un attentato terroristico, ma noi non eravamo preoccupati soprattutto che potesse venir sparso del sangue tra i civili.
D: Cos'altro l’ha colpita di quella lunga notte?
R: Il fatto che, fuori dai consueti orari di preghiera, le moschee di Istanbul abbiano iniziato a incitare le persone a scendere nelle strade e a opporsi al colpo di Stato. Abbiamo definitivamente imparato che nel nostro Paese oltre ai media c’è un'altra forza capace di orientare le masse: le moschee. Poi vorrei aggiungere che io sono molto scettico sul fatto che degli uomini sovrappeso, in maniche corte e con delle piccole bandiere turche in mano possano opporsi a un golpe militare. Non ci credo. È più credibile un essere umano che si fa crescere le ali e spicca il volo.

Le poche donne scese in piazza in Turchia durante il golpe. (Foto di Adem Altan)

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D: Come mai si sono viste pochissime donne in strada a opporsi ai militari?
R: A differenza di quello che si sente in tivù, le donne turche sono sacre per noi, o almeno lo erano. Poi ci sono mille contraddizioni anche qui, considerando le donne che subiscono violenze, anche sessuali. C’è da dire però, che tra i valori principali della Turchia, c’è la famiglia, che è al centro della società. Le donne non sono uscite di casa perché volevamo proteggerle da possibili derive violente.
D: Ma solitamente si fanno sentire?
R: Sì certamente, scendono in piazza per protestare contro il governo.
D: E le loro voci contano?
R: Assolutamente. Dipende però dalla situazione, se indossano una minigonna o un velo in testa e, soprattutto, in quale contesto si presentano con l’una o con l’altro. Queste cose purtroppo qui fanno ancora la differenza.
D: Qual è il ruolo della donna nella società turca oggi?
R: So che può sembrare una risposta politicamente corretta, ma ha lo stesso ruolo di qualsiasi altro Paese, dipende dal tipo di immagine politica decidono di metterle addosso.

Le proteste dei sostenitori di Erdoğan contro il golpe.

Chris McGrath - 2016 Getty Images

D: Perché il golpe è fallito secondo lei?
R: Perché è stato pianificato per essere un fallimento, anche se in realtà è stato un successo, se si guardano le cose dal punto di vista per cui è stato messo in scena.
D: Cosa succederà ora?
R: Adesso Recep Tayyip Erdoğan è visto come un grande eroe, molto più di prima. Inserirà la presidenza dello Stato all'interno della Costituzione, che presto diventerà il nostro regime.
D: Cosa vede dunque nel futuro del suo Paese?
R: Vedo un buco nero che lentamente consuma la forza di volontà dei cittadini turchi. Ci aspettano giorni ancora più bui.
D: Quali sono le speranze dei più giovani?
R: Per quelli che non hanno i paraocchi non ce ne sono più. Hanno perso la speranza di vivere un futuro pacifico per loro e per i propri figli. Coloro che sono inconsapevoli di quello che sta succedendo, invece, sono più felici di prima.

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