7 Luglio Lug 2016 1920 07 luglio 2016

Tutti vogliono sposarsi a Lugo

Il sindaco di questo paese della Romagna, 35 mila abitanti, ha celebrato le prime nozze tra due uomini, nonostante la norma sulle unioni civili non abbia ancora decreti attuativi. «Le leggi si applicano».

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Volevano sposarsi il 24 giugno, il giorno del Battista. San Giovanni. Un forte desiderio. Così è stato: in un angolo della Romagna ancora romanica i due coniugi hanno scelto quella data, che cadeva di venerdì e che, per i due innamorati, significava dieci anni di vita passati insieme. Loro sono Giovanni e Gianluca.
La legge sulle unioni civili, anche fra coppie dello stesso sesso, è stata approvata l’11 maggio 2016 ma non ha ancora i decreti attuativi, fondamentali per comprendere come compilare i documenti e soprattutto per chiarire in quale registro vadano inserite. Il decreto ponte doveva arrivare entro il 5 luglio (a un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ndr) ma dal Ministero dell’Interno non è giunta alcuna indicazione. La norma, applicabile in linea teorica, permetterebbe alle coppie di andare presso gli uffici del proprio Comune e chiedere di essere unite civilmente.

IL PRIMATO IN UN FAZZOLETTO DI ROMAGNA
La legge sulle Unioni civili c’è ma non si vede. Tranne a Lugo, in provincia di Ravenna, dove in una giornata di giugno, un medico e un architetto hanno detto sì in quel fazzoletto di terra bizantina abbracciato dal sole della Romagna. Lugo conta solo 35 mila abitanti ma è il primo comune in Italia a celebrare un’unione civile.
A sposarli, Davide Ranalli, giovane sindaco del Partito Democratico, che da due anni amministra la cittadina. Ha 30 anni, la voce squillante e un’unica grande premura: adempiere al meglio a tutti i suoi doveri di sindaco. Che passano anche dalla felicità di due persone.

DOMANDA: Sindaco Ranalli, il suo Comune è stato il primo a celebrare un’unione civile: in questi giorni si è parlato di ritardi e di difficoltà nell’attuazione di questa norma. È stato semplice applicare la legge?
RISPOSTA: Per la macchina pubblica non è mai semplice. Tuttavia, prima d’ogni altra cosa, vi era l’urgenza di attuare una legge giusta.
D: Dove sorgono le difficoltà?
R: Nella mancata uniformità delle registrazioni delle unioni civili. Il sindaco può farle, ma c’è la possibilità che formule diverse e modalità differenti di iscrizione nei registri, lascino spazio a eventuali vizi.
D: Da amministratore pubblico ritiene ci voglia coraggio per decidere di unire civilmente due persone dello stesso sesso nel nostro Paese?
R: Sì. Credo di avere dimostrato, in questi due anni di amministrazione, che se c’è una cosa che non mi manca è proprio il coraggio. Lo abbiamo fatto, ad esempio, quando abbiamo deciso di investire tante risorse nella cultura e lo abbiamo fatto anche questa volta. Ci troviamo in una delle fasi più complicate nella vita del nostro Paese: il coraggio è alla base della capacità di amministrare in un periodo così difficile. È una precondizione.
D: Come ha vissuto quel momento?
R: Con grandissima emozione, per un motivo molto semplice.
D: Quale?
R: Ci si accorge, in momenti come quello, che il corso della storia di questo Paese sta cambiando. Da qualsiasi punto di vista lo si guardi ci si rende conto di essere nel bel mezzo di un cambiamento epocale per la nostra storia.
D: Altre coppie hanno chiesto «asilo» al comune di Lugo per la celebrazione delle loro unioni?
R: Credo sia accaduto, o così mi è parso di avvertire dagli uffici preposti. Dopo la pubblicazione della notizia c’è stata una «corsa a Lugo».
D: È stato semplice far accettare ai suoi concittadini questa celebrazione?
R: Ho notato una risposta molto positiva da parte della cittadinanza. Non credo vi siano state polemiche. L’approvazione della legge ha contribuito a diffondere più consapevolezza. Il dibattito si è chiuso e non mi è parso di avvertire nessuna ostilità rispetto a questa unione. C’è stata sicuramente curiosità, ma anche interesse, vicinanza e rispetto nei confronti di Giovanni e di Gianluca.
D: La rivoluzione parte quindi da un piccolo comune?
R: La rivoluzione parte dal Parlamento che ha scelto di votare questa legge: noi ci limitiamo ad applicarla così come è stata scritta e votata. Il cambiamento non è partito da Lugo ma dai parlamentari, dal governo e in particolare da Monica Cirinnà che ha fortemente voluto questa legge.
D: Come mai proprio in un paese come Lugo e non in una grande città?
R: Credo per la grande voglia che avevano le due persone che si sono unite civilmente di andare avanti. Penso semplicemente che siano stati gli eventi, la tenacia e la forza di Giovanni e di Gianluca, che mi hanno chiesto di unirli. Credo sia stato questo il motivo per cui sia partita da qui la prima unione civile d’Italia.
D: Cosa pensa dei sindaci che affermano di non voler celebrare? È una mancanza di responsabilità?
R: Quando io ho scelto di candidarmi a fare il sindaco sapevo che le leggi vanno applicate a prescindere dalla volontà dei singoli. La responsabilità di un sindaco sta nel fare in modo che una norma venga applicata e rispettata fino in fondo. Io ho semplicemente svolto il mio lavoro.
D: Quindi, Lugo è un po’ più in Europa degli altri comuni d’Italia?
R: Questo non lo so. So che in questi anni è stato un comune piuttosto all’avanguardia. Sono un europeista convinto. Credo anche, senza dubbio, che queste piccole cose, fatte negli ultimi anni, abbiano contribuito a rendere la Lugo una comunità molto avanzata in termini di civiltà e scelte.
D: Da cittadino, consiglierebbe a una coppia di amici di andare all’estero per vedere riconosciuta la loro unione?
R: Assolutamente no. Anche se in ritardo, molto è stato fatto nel nostro Paese. Da cittadino, oltre che da uomo delle istituzioni, non credo che ci sia mai un buon motivo per arrendersi e andarsene. Penso sia necessario rimanere in quella comunità, combattere, affermare i propri diritti, cercare di fare il possibile per migliorare le condizioni di vita delle persone, che non passano solo attraverso i diritti civili. Penso che avremo bisogno anche di concentrarci anche sui diritti sociali. Aver detto sì alle unioni civili non è abbastanza.

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