1 Luglio Lug 2016 1916 01 luglio 2016

«Ha ucciso per difendere la mamma»

Cristian Canò ha ammazzato il padre, che picchiava la madre. Ora è in prigione per omicidio: una petizione su Change.org ne chiede la scarcerazione. E il legale sta preparando la domanda di grazia.

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Cristian Canò.

«Cristian è il figlio che tutti vorrebbero. Tranquillo, studioso, ultimo di tre fratelli. Ben integrato nell'ambiente della sua città, Cisterna di Latina». A Riccardo Carletti bastano poche parole per descrivere un ragazzo di paese come tanti, con il futuro di fronte. Fino a quella domenica del dicembre del 2012, quando al culmine di una lite con il padre, che picchiava la mamma, ha preso una tavola di legno abbandonata sulla spiaggia dove stavano discutendo e l'ha usata per colpire il genitore. Un omicidio frutto dell’attaccamento alla madre e del desiderio di giustizia, ma comunque un delitto per cui bisogna pagare. Così, dopo due anni di servizi sociali, Cristian Canò a giugno 2016 è stato portato in carcere perché la condanna a 7 anni e mezzo è diventata esecutiva. «I carabinieri sono andati a prenderlo all'università mentre faceva un esame, perché dopo il diploma, preso mentre era già sotto tutela, si è iscritto a ingegneria. Forse avrebbero potuto aspettare un paio d’ore». Mentre lo racconta Riccardo Carletti scuote la testa. Fa il sindacalista da decenni a Cisterna di Latina, cittadina che cerca di rimanere a galla dopo che le industrie se ne sono andate ed è arrivata la crisi. Di situazioni estreme e degrado se ne intende: «Sono molto impegnato con i giovani, per questo gli amici di Cristian sono venuti da me dopo questo arresto spettacolare. A decine mi hanno chiesto di fare qualcosa, e io ho pensato che avevano ragione».

LA PETIZIONE E L'ISTANZA DI GRAZIA
Così Carletti ha lanciato sulla piattaforma Change.org una petizione per la liberazione di Cristian che nel giro di pochi giorni ha già raccolto oltre 1300 firme. «Hanno partecipato in tanti», racconta. «Gli amici, i parenti, i conoscenti, le vecchie insegnanti, chi lo aveva visto solo qualche volta, perché in fondo in un paese come Cisterna ci si conosce tutti anche così». Adesso, insieme alle firme si stanno raccogliendo anche scatti e immagini di persone che mostrano il volantino con l’appello per la liberazione del ragazzo. «Faremo un book e lo consegneremo insieme alle firme all'avvocato. Sappiamo che c’è stato un reato grave, che Cristian deve pagare, ma siamo anche convinti che ci siano altri modi rispetto al carcere». Per questo il gruppo che sta raccogliendo le firme si è rivolto all'avvocato Angelo Palmieri, penalista di grande esperienza e innumerevoli successi. «Sto lavorando per presentare una istanza di grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella», racconta il legale, che difende il giovane. «Vorrei avere come garanti di questa richiesta i maestri e i docenti che hanno seguito Cristian negli ultimi anni. Le firme sono importanti, ma per ottenere la grazie serve anche la presenza di figure ufficiali, che facciano da garanti per questo progetto. La richiesta sarà presentata al Ministero di Grazia e Giustizia, che chiederà informazioni ai carabinieri, poi il tutto verrà inoltrato al presidente».

DITO PUNTATO CONTRO LE ISTITUZIONI
Un processo lungo, ma che è iniziato con serietà ed entusiasmo. Lo stesso con cui si stanno raccogliendo le fotografie dei sostenitori. «C’è una grande solidarietà in tutta questa vicenda, perché Cristian è sempre stato un bravo ragazzo, perché sua madre che fa la postina è molto conosciuta e perché in questo tragico evento ci sono delle responsabilità», spiega Carletti. Il sindacalista punta poi il dito contro le istituzioni latitanti, come troppo spesso è accaduto anche di recente nei casi di femminicidio: «Da quanto mi risulta le autorità avevano ricevuto otto denunce per i maltrattamenti subiti dalla madre di Cristian, ma nulla è stato fatto per proteggerla fino a quando, nell'ultimo litigio, il ragazzo non ha perso la testa per difendere la mamma che tanto ama. Sono convinto che anche lo Stato abbia delle colpe per cui dovrebbe pagare, come troppo di frequente accade». Nei suoi anni di patronato sindacale, Carletti di storie tristi come questa ne ha ascoltate tante: «Quando in una coppia ci sono problemi e il marito picchia la moglie, la prima cosa che fanno i servizi sociali è allontanare i figli. Una premura giusta per certi versi, ma che ha un rovescio della medaglia: le mamme, piuttosto che vedersi portare via i bambini a cui vogliono tanto bene, preferiscono sopportare le botte e evitare di parlare con le forze dell’ordine». Con il rischio di conseguenze catastrofiche. «Polemiche a parte, a noi adesso importa che la vita di Cristian venga tutelata. Ci piacerebbe che continuasse a restare fuori dal carcere, sotto tutela, studiando e mettendo i mattoni per un futuro sereno, circondato dalle persone che ama e che lo ricambiano».

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