27 Giugno Giu 2016 1034 27 giugno 2016

Una martire sconosciuta

La storia di Milada Horáková, politica cecoslovacca giustiziata nel 1950. Ha combattuto prima il nazismo e poi comunismo: le sue lotte le costarono la vita.

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Milada

Unica donna fra le 234 vittime politiche giustiziate in Cecoslovacchia dal 1948 al 1960, Milada Horáková fu impiccata a Praga, nel cortile del carcere di Pankrác, alle sei del mattino del 27 giugno 1950. Nell'anniversario della sua morte, ricordiamo questa martire della resistenza al comunismo (e prima si era opposta al nazismo), la cui figura è praticamente sconosciuta in Italia.

UNA DONNA CONTRO
Nata a Praga nel 1901 da una famiglia della media borghesia, fin dall'adolescenza Milada Králová (questo il suo cognome da nubile) si distinse per le idee progressiste: solo per fare un esempio, a 16 anni venne infatti espulsa dal liceo per avere partecipato ad una manifestazione pacifista. Riuscì comunque ad iscriversi all'università e a laurearsi in giurisprudenza nel 1926, stesso anno in cui aderì al Partito socialista nazionale cecoslovacco, divenendo attivista nel campo dei diritti civili e dei diritti delle donne. Nel 1927 sposò il compagno di partito Bohuslav Horák, con cui qualche anno dopo ebbe una figlia, Jana.

NEL LAGER E IN PRIGIONE
Dopo l'occupazione della Cecoslovacchia da parte della Germania diventò uno dei membri più importanti del movimento clandestino di resistenza: arrestata dalla Gestapo nel 1940 fu prima condannata a morte e, quando la pena fu tramutata in ergastolo, venne deportata prima nel campo di concentramento di Terezín e poi in seguito trasferita in altre prigioni, dove rimase cinque anni, come il marito. Dopo la liberazione nel maggio del 1945, fu eletta in parlamento, e iniziò a dedicarsi all'assistenza dei rifugiati. Non solo: diventò anche presidente del Consiglio Nazionale delle donne cecoslovacche, la più importante organizzazione femminile del Paese.

DAL NAZISMO AL COMUNISMO
Dopo il colpo di stato comunista del 1948 lasciò per protesta il parlamento, e si dedicò con tutte le forze all'opposizione al nuovo regime, nonostante l'invito dei suoi amici a lasciare la Cecoslovacchia. Il 27 settembre 1949 fu arrestata con l'accusa di spionaggio e cospirazione: durante la prigionia subì torture fisiche e psicologiche di ogni genere ma non parlò mai. Il 31 maggio del 1950 iniziò il processo. Milada Horáková, imputata insieme a dodici compagni della resistenza, si difese senza il minimo cedimento, rivendicando di fronte ai giudici i suoi incrollabili principi, ben conscia di quali sarebbero state le conseguenze. L'8 giugno fu condannata a morte insieme a tre coimputati: era la prima volta che una donna, madre di un'adolescente di 16 anni veniva condannata all'impiccagione. Nonostante gli appelli provenienti da ogni parte del mondo, tutti fu inutile e la Horáková fu impiccata il 27 giugno. Aveva 48 anni.

FIGURA CADUTA NELL'OBLIO
La morte di Milada divenne un monito: chi si opponeva al regime rischiava di fare la stessa fine. Il verdetto di colpevolezza fu annullato nel 1968, durante la Primavera di Praga ma, a causa dell'invasione da parte di un corpo di spedizione dell'Unione Sovietica e dei suoi alleati del Patto di Varsavia, la storia della Horáková è rimasta nell'oblio fino al 1990, anno in cui lo Stato cecoslovacco si è pronunciato per la riabilitazione completa della sua memoria, consegnando ai parenti e in particolare alla figlia Jana le lettere scritte in carcere, anche la notte prima di morire, e mai spedite.

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