24 Giugno Giu 2016 1656 24 giugno 2016

«Brexit, i giovani la pagheranno cara»

Dopo il sì, Giovanna Bertazzoni, italiana nel cda della prestigiosa casa d'aste Christie’s di Londra, ci ha detto di essere sotto choc: «L'Inghilterra per gli stranieri era un’occasione di speranza. Tutto sarà più difficile».

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Dal mondo dell’arte a quello della ricerca, dalle nuove generazioni agli amanti della cultura e del lusso ormai prossimi alla mezza età. Poche ore dopo l’alba nera che ha visto la Gran Bretagna votare a favore dell’uscita dall’Unione europea, c’è una riflessione per tutti nella mente di Giovanna Bertazzoni, storica dell’arte che dopo aver studiato in Italia da anni siede nel consiglio di amministrazione della casa d’aste Christie’s di Londra ed è capo dipartimento internazionale per l’Arte impressionista e moderna. Anche per lei, che passa da un’aereo all’altro e vive il mondo come se non avesse confini, il voto sulla Brexit è l’inizio di una rivoluzione. Benché qualcuno, proprio in Gran Bretagna, non sembri essersene reso conto.

DOMANDA: Dottoressa Bertazzoni, come ha reagito alla notizia della vittoria del Leave?
RISPOSTA: Sono sotto choc. Mi sono svegliata alle cinque per vedere cosa era successo e da allora non riesco a riprendermi dalla sorpresa, come del resto buona parte degli inglesi. Certo, io vivo a Londra che è un microcosmo, un luogo diverso dal resto del Regno Unito, ma comunque non mi aspettavo nulla del genere.
D: Perché è così stupita?
R: Abito qui da 18 anni e sono diventata cittadina britannica anni fa, in un momento cruciale della mia vita, anche perché condivido valori e modo di pensare dei britannici. Per me l’Inghilterra è sempre stata un Paese avanti, capace di assorbire i talenti al massimo livello. Da straniera ho ricevuto grandi riconoscimenti per il mio impegno e il mio lavoro. Gli inglesi si sono dimostrati gentili, aperti, disponibili. Il senso di meritocrazia è stato dimostrato passo dopo passo. Mio marito, che è italiano, grazie al suo impegno è riuscito a ottenere un incarico di responsabilità in un organismo tecnico del governo. Per tutte queste ragioni, la scelta di lasciare l’Unione europea mi sembra incredibile, in assoluta antinomia con ciò che è accaduto qui negli ultimi 20 anni.
D: Adesso secondo lei che cosa succederà?
R: Il Paese è spaccato in due a livello demografico perché giovani e meno giovani la pensano in modo diverso, ma anche a livello geografico, con Londra che ha un orientamento simile più a quello della Scozia che al resto dell’Inghilterra. La retorica xenofoba che ha avuto la meglio in questi mesi non mi piace, perché ha portato a episodi come la morte di Jo Cox. Mi auguro che adesso, a urne chiuse, si apra un dibattito più moderato e ragionevole, portato avanti con la consapevolezza che l’impero inglese non esiste più e che dell’Inghilterra degli Anni '50 non c'è più traccia.
D: Quali pensa saranno le ripercussioni pratiche di questa decisione?
R: Nel mondo del commercio internazionale, come quello dell’arte di cui mi occupo, non credo ci saranno grandi problemi. Si tratta di settori che hanno una notevole resilienza. Hanno superato la crisi del 2001, come quella del 2008. Bisognerà capire come, ma si troverà una via per assorbire questo cambiamento. E poi nel nostro ambito il riferimento all’Europa resta comunque fondamentale, per le lingue e la cultura. Basta pensare che a Londra in un dipartimento di 40 persone ci sono sette italiani e che il 60 per cento dei dipendenti è europeo.
D: Cosa sarà invece della centralità di Londra come punto di partenza e approdo nel mondo dell’arte?
R: Non penso che ci saranno reazioni particolari, anche se molto dipende da quello che accadrà alla sterlina. I veri problemi, però, arriveranno per i giovani.
D: In che senso?
R: Penso a tutti i ragazzi italiani, ma anche lituani o francesi, che vengono a Londra e accettano il primo lavoro che capita, magari come baristi o come cuochi prima di aspirare a qualcosa di migliore. Per loro Londra e l’Inghilterra sono un’occasione di mescolanza e di speranza, che presto potrebbe rivelarsi difficile da raggiungere.
D: Come se questa intera generazione, che poi è quella che in patria non ha grandi sogni di coltivare, venisse bruciata.
R: Appunto. Dispiace, soprattutto perché in Inghilterra il clima è sempre stato diverso.
D: Quali saranno le conseguenze per i meno giovani?
R: Probabilmente diventerà difficile venire un week end a Londra per vedere una mostra. Questo, a livello culturale, sarà una grande perdita. Tutto potrebbe finire per diventare più lento e difficile, anche in termini di interscambio e mobilità tra i diversi Paesi.
D: Quale sarà l’altro ambito danneggiato secondo lei?
R: Di sicuro quello della ricerca. Ho amici che lavorano a Oxford e a Cambridge e sono disperati. Hanno appena creato un centro di ricerca d’avanguardia sul genoma, che veniva sostenuto dai fondi europei e d’ora in poi non potranno più avvalersene. Bisognerà trovare degli sponsor privati, ma il rischio è di sprecare tempo che potrebbe essere impiegato in modo più utile in laboratorio.

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