14 Giugno Giu 2016 1704 14 giugno 2016

«Sanders, più femminista di Hillary»

Megan Stillwell, del team Women for Bernie, ci spiega perché il prossimo presidente Usa dovrebbe essere lui. «Combatte per le donne e per la giustizia. La Clinton? Ha fatto pressioni perché lasciasse».

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L’indipendente. Il solitario. L’integro. Il socialista.
Ha i capelli bianchi, gli occhiali e, durante i comizi, la schiena curva lo avvicina fisicamente ai suoi sostenitori. Un dito sempre rivolto verso l’alto, lontano, dove quasi nessuno può arrivare. Parole nette, appassionate. Nessuna sfumatura, nessuna zona grigia, nessun compromesso.
Bernie Sanders si definisce un socialista democratico ed è l’unico membro del Congresso che, fin dagli Anni '50, non ha avuto paura ad utilizzare questo termine tanto osteggiato in America. Non si è mai nascosto dietro ad altre espressioni come liberal o progressista.
Acqua pulita, sanità e istruzione per tutti, sono i temi per cui combatte la sua battaglia. È il candidato più anziano a queste Presidenziali, ma a sostenerlo, con passione e intransigenza, è la fetta di popolazione statunitense più giovane. Studenti, laureati, giovani professionisti. E tante donne, nonostante Hillary Clinton abbia aggregato, con la sua candidatura, la maggior parte dei voti femminili. Il 7 giugno la stampa internazionale celebrava la sua ormai certa nomination: l’ex First Lady, questa volta, avrebbe potuto entrare alla Casa Bianca dall’entrata principale, come Presidente. Una questione di numeri. L’euforia che ha investito i sostenitori della Clinton non ha frenato però l’intenzione di Sanders di proseguire la sua contesa all’interno del Partito Democratico. Avanti fino alla convention di luglio.

TRE CANDIDATI, TRE AMERICHE
A 48 ore dalla strage al Pulse Club, noto locale gay di Orlando (Florida, ndr), dove Omar Mateen, un giovane americano, ha ucciso 49 persone imbracciando un’arma da guerra, l’America si è svegliata ancora attonita, impaurita, stordita. Ma la politica non si ferma.
Trump. Clinton. Sanders: tre volti, tre Americhe. Decine di comitati e associazioni a sostegno dei candidati lavorano giorno e notte per strappare un voto in più. Infaticabili artigiani della comunicazione, non lasciano nulla al caso, promuovendo iniziative per raggiungere più persone possibili.
Women for Bernie è uno di questi gruppi. Ne fanno parte decine di donne, appartenenti a diversi ceti sociali e di tutte le età, che perseguono un sogno comune: quello di vederlo presidente. «Credo sia il miglior femminista in gara», dichiara Megan Stillwell, Writing Team Leader di Women for Bernie. Nata in New Jersey, è una giovane insegnante e tutor universitaria che ha messo le sue competenze al servizio di questo comitato. E ci racconta che quella di Sanders non è soltanto un'utopia.

DOMANDA: Signora Stillwell, perché una donna dovrebbe votare per Bernie Sanders?
RISPOSTA: Sanders combatte per la giustizia di ognuna di noi: ricca o povera, bianca o afroamericana, immigrata o statunitense. Le questioni che riguardano le donne vanno ben oltre i diritti riproduttivi (si definiscono così i diritti legati alla riproduzione e alla salute femminile, ndr) e la parità di retribuzione.
D: In che modo conduce questa battaglia?
R: Si preoccupa dell’accesso alle cure mediche e dei congedi familiari pagati, ha a cuore l’ambiente, desidera acqua e aria pulita.
D: Perché una femminista dovrebbe votare per il senatore del Vermont?
R: Hillary Clinton parla di rompere il soffitto di vetro, il che è meraviglioso, ma ci sono donne che sono ancora talmente private dei diritti civili da non potere lasciare nemmeno il seminterrato. Ci sono immigrate, lavoratrici, rappresentanti della comunità Lgbqt, donne appartenenti a minoranze, giovani e anziane che desiderano un futuro migliore per loro stesse e per le loro famiglie. Credo che Bernie sia l’unico candidato, in questa competizione, sinceramente interessato a rendere loro un futuro più luminoso.
D: Chi sono le elettrici di Sanders?
R: Donne di tutti i tipi. Ciò che ci accomuna è l’amore per la giustizia.
D: Quali donne non voterebbero per lui?
R: Secondo le statistiche, le donne sopra i 45 anni, appartenenti alla classe medio alta, voterebbero per Hillary Clinton.
D: L'America è un Paese per donne?
R: Sì e no. Abbiamo fatto grandi progressi ma i problemi di molte continuano ad essere un campo di battaglia. Le problematiche legate all’universo femminile sono spesso considerate questioni di nicchia, ma noi rappresentiamo la metà della popolazione e siamo coinvolte nella gran parte delle ingiustizie in questo Paese.
D: Nessuna donna finora è mai diventata presidente nel vostro Paese. Perché?
R: Come ha sempre sostenuto Sanders, il cambiamento non arriva dall’alto verso il basso ma dal basso verso l’alto. Molto è stato fatto e sono certa che la lotta per una società più giusta persisterà. Neri, omosessuali, immigrati, poveri e donne hanno sempre combattuto per l’uguaglianza e la giustizia.
D: Negli Stati Uniti vi sentite ancora discriminate?
R: Assolutamente.
D: Siete donne. Hillary Clinton è l'unica candidata a correre per la Casa Bianca e potenzialmente potrebbe essere la prima presidente degli Stati Uniti (qui l'endorsement della femminista Erica Jong). Perché non sostenete lei?
R: Non condivido le sue opinioni. È molto semplice: non sono a favore della guerra, non sostengo il fracking (lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo, al fine di migliorare la produzione del petrolio, ndr), non sono per la pena di morte (Hillary Clinton si ritiene contraria all’abolizione della pena capitale, ndr).
D: Cos'ha Sanders più di Hillary?
R: L’integrità.
D: Perché a Sanders non piace Hillary Clinton?
R: A lui piace e la rispetta. È in disaccordo con lei sulla maggior parte delle questioni importanti.

D: I giornali di tutto il mondo hanno parlato della candidatura dell’ex first lady come di un evento di portata storica. Sanders, nel suo discorso a Santa Monica, ha dichiarato di non volersi ritirare. Qual è il motivo che lo spinge a continuare a combattere la sua battaglia all’interno delle primarie democratiche?
R: Prima di tutto, anche le sue possono essere definite vittorie storiche: è il primo candidato ebreo a vincere qualsiasi primaria e ha stabilito nuovi record incredibili finora, portando oltre sette milioni di donazioni individuali e ha vinto in 22 Stati con l’appoggio di milioni di persone. Bernie ha sempre dichiarato che avrebbe portato la sua battaglia, in tutti i modi, fino alla Convention dei Democratici a Philadelphia, a luglio.
D: Allora perché si è creato questo cortocircuito, secondo lei?
R: I media e la campagna di Hillary Clinton hanno fatto pressioni affinché lui abbandonasse da mesi. La verità è che lei non ha ancora vinto la nomination.
D: In che senso?
R: Non ha raggiunto il numero di delegati necessari ed è andata in vantaggio grazie ai grandi elettori, alla soppressione dei votanti, a forti indizi di frode elettorale e alla collusione di gran parte dei media nazionali che si sono dimostrati parziali. Secondo molti sostenitori di Sanders, ingiustizia e carenza di democrazia hanno offuscato il processo delle primarie.
D: Cosa farete?
R: Non saremo vittime di bullismo né faremo marcia indietro. È nostro diritto continuare a fare campagna fino alla convention. Se Bernie non dovesse vincere la nomination, andremo comunque alla convention per un futuro più giusto e democratico per il nostro Paese.
D: Se potesse dare un consiglio a Sanders, che cosa gli suggerirebbe?
R: Continua a lottare! Il nostro movimento è appena nato e ha appena iniziato a camminare.
D: Se Hillary venisse confermata come candidato dei Democratici, la voterebbe?
R: Sono un membro Women for Bernie e le mie scelte personali non rappresentano il nostro intero gruppo. A questa domanda preferisco non rispondere. Dico, però, che Hillary Clinton dovrà convincere tutti noi di avere realmente a cuore i lavoratori e la giustizia. In 30 anni ha dimostrato un’inosservanza intenzionale per entrambe le cose. Se davvero volesse il nostro supporto avrebbe molto lavoro da fare.
D: Secondo lei, che cos’ha pensato l’opinione pubblica della scelta di Sanders di non ritirarsi dalla corsa alle primarie?
R: Sicuramente i suoi supporter sono elettrizzati: nessuno di noi vuole che si ritiri. La campagna, anche senza una vittoria palese, sta andando estremamente bene. All’inizio erano in molti a ritenerci un movimento «di nicchia». La campagna di Hillary ci ignorava, i media ci hanno insultato.
D: E ora cos’è successo?
R: Ora abbiamo conquistato il 45% dei delegati, fermato la Clinton dal raggiungere il numero necessario di quelli necessari per vincere e stiamo andando fino in fondo, fino alla convention. È un enorme successo per noi.
D: C’è chi ha definito questa scelta sessista. Cosa ne pensate?
R: Penso che ogni dichiarazione sul fatto che Sanders o i suoi supporter siano sessisti sia solamente una calunnia. Prima che i media ci chiamassero «Bernie Bros», chiamavano i supporter di Obama (che non sostenevano la Clinton nel 2008, ndr) «Obama Boys». È soltanto un’altra tattica politica progettata per screditare il nostro movimento. Sfortunatamente, ci sono persone sessiste che sostengono qualsiasi candidato. Ho avuto il privilegio di lavorare con tante donne intelligenti, preparate, colte e appassionate e tutti noi, come suoi sostenitori, crediamo nella parità e combattiamo per la giustizia di uomini e donne.
D: La spaventa Donald Trump?
R: La sua retorica mi spaventa. L’uomo di per sé invece è un po’ un Oompa Loompa (creature basse e tozze, grottesche, nate dalla fantasia di Roald Dahl nel suo celeberrimo romanzo La fabbrica di cioccolato, ndr).
D: Cosa teme di più di un uomo come lui?
R: La sua oratoria: è assolutamente pericolosa. Penso che sia un uomo molto intelligente che sfrutta le circostanze storiche in cui si trova. Dopo un grande declino economico, le persone diventano arrabbiate e irrazionali. Fu in quel modo che Hitler si fece strada. Io penso che Trump lo sappia e che stia dicendo ai suoi sostenitori ciò che vogliono sentirsi dire. È stato un democratico piuttosto liberale, un amico dei Clinton fino a questo momento, quindi non saprei come potrebbero essere le sue politiche attuali.
D: Siete un comitato femminile. Le dichiarazioni di Trump sulle donne sono inequivocabili: è spesso accusato di tenere comportamenti sessisti e maschilisti. Che ne sarà dei diritti delle donne se dovesse essere eletto?
R: Non posso dirlo con sicurezza, ma la sua dialettica e il suo temperamento suggeriscono che sia troppo insicuro per promuovere uguali diritti per tutte le persone.
D: Cosa pensano le donne americane di un uomo come lui?
R: Ha delle sostenitrici. Noi, ovviamente, non lo apprezziamo.

D: Perché ha deciso di sostenere proprio Sanders?
R: Perché lotta per la parità da tempo, da quando protestò contro la segregazione nel campus dell’Università di Chicago. È interessato alle persone, a tutti coloro che gli stanno intorno ed è ciò che un vero dipendente pubblico dovrebbe essere. È un onore sostenere la sua campagna.
D: Cosa pensano gli americani del senatore più a sinistra d’America?
R: Statisticamente parlando, le sue politiche sono appoggiate dalla maggior parte degli americani: congedi parentali e malattia pagate, assistenza sanitaria per tutti, college pubblici gratuiti. Tuttavia molte persone sono disinformate riguardo a come le sue politiche potrebbero influenzare le loro vite.
D: Perché, secondo lei?
R: I mass media hanno fatto un ottimo lavoro, utilizzando tattiche per spaventare gli elettori, stuzzicando le loro paure: hanno palesemente mentito su di lui al fine di influenzare l’opinione pubblica.
D: Cosa fa e che cos’ha fatto materialmente il comitato Women for Bernie?
R: Promuoviamo e condividiamo le sue idee e aiutiamo i suoi sostenitori ad organizzarsi. Siamo presenti su quasi tutte le piattaforme di social media e raggiungiamo milioni di persone a settimana. Abbiamo guidato meeting nelle comunità di tutto il Paese e continuiamo a incoraggiare la sua candidatura. Ci sentiamo parte di un movimento ampio che persegue la giustizia e Bernie ci sta spingendo nella corrente principale.
D: Per cosa le piace di più di Sanders?
R: Amo il fatto che per decenni lui non abbia mai fatto marcia indietro e che abbia lavorato ogni giorno della sua vita per il cittadino medio americano. Vederlo perseverare nella lotta contro l’establishment economico e politico corrotto in questo Paese è fonte di ispirazione. Inoltre ritengo, come lui, che l’educazione e l’assistenza sanitaria siano diritti umani; credo nella neutralità del Net e voglio un presidente che combatta per la classe operaia americana. Per questo lui è il mio candidato.
D: Sfida Trump e Clinton. Chi sceglierete?
R: Ne parleremo quando i Democratici avranno un candidato ufficiale. (Ride, ndr).

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