10 Giugno Giu 2016 1857 10 giugno 2016

«Donne vittime? Tutta retorica»

Per Nicola Lagioia gli uomini sono incapaci di essere lasciati perché credono di appartenere a un genere predominante. Intervista a Giampiero Mughini, che non è per niente d'accordo.

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Giampiero Mughini intervista

Dall'inizio del 2016 sono morte, per mano dei loro partner o dei loro ex, circa 60 donne. Nelle ultime settimane, più del solito, abbiamo sentito parlare di giovani strangolate, bruciate e accoltellate, senza pietà. Cavalcando l'onda, sono stati numerosi gli scrittori, i giornalisti e pensatori liberi, a sentire l'esigenza di dire la loro.

In un pezzo su Repubblica, ad esempio, Nicola Lagioia ha analizzato la questione dal suo (di uomo) punto di vista sostenendo che i maschi non sarebbero, per 'costituzione', capaci di essere lasciati perché vivono in un contesto che permette loro «una posizione di predominanza per il semplice fatto di appartenere a un genere», e vanno in allarme nel momento in cui una donna scavalca questa presunta 'superiorità'. Un pezzo che ha fatto girare «a dismisura le balle» a Giampiero Mughini che, in una lettera scritta a Dagospia, ha criticato la posizione dello scrittore.

«Ogni uomo risponde per se stesso, non penso ci siano 'gli uomini', ce ne sono tanti, ognuno con il suo nome, la sua storia, la sua cultura. Io personalmente non mi sento uomo come gli altri tre o quattro miliardi di uomini viventi». Così, il giornalista catanese, ha precisato, accettando di discutere sul tema con LetteraDonna.

DOMANDA: Ultimamente va per la maggiore l'idea (un po' retorica) per cui il sesso maschile sarebbe quasi 'mostruoso' per costituzione e quello femminile, di conseguenza, debole, vittima, subordinato.
RISPOSTA: Sì, ed è una grande puttanata. Oggi non credo che sia così, specie per le nuove generazioni nelle quali uomini e donne si confrontano da pari a pari. Queste ultime sono entrate nel mercato del lavoro, e vivono le stesse cose e fanno le stesse cose degli uomini. Io parlo da giornalista, nei giornali in cui ho lavorato i miei superiori spesso erano donne, e che lo fossero a me non interessava niente.
D: Sì, ma l'idea di donna vittima e indifesa sembra comunque quella dominante.
R: È un luogo comune, anche se per parecchia gente sarà vero. Nelle generazioni precedenti alla mia, nell'Italia degli Anni '50, '40, '30 la donna aveva oggettivamente un ruolo subordinato: non dimentichiamo che hanno avuto il diritto al voto nel '46. Ma il '46, rispetto a oggi, è un millennio fa. Quindi se ragioniamo sull'oggi non c'entra niente.
D: È spesso 'certa' sinistra, quella un po' radical chic, a insistere molto su questa visione.
R: Sì, la sinistra è piena di luoghi comuni. Tra i miei amici, le mie amiche non c'è nessuno che sia in questa condizione. Poi naturalmente ci sono questi che ammazzano, ma sono dei delinquenti non degli uomini.
D: Secondo lei, questo meccanismo, questo dover creare per forza delle nette distinzioni tra 'maschi e femmine', non finisce per far gioco al sessismo?
R: Sì, e anche a tutti i discorsi che dicono che c'è un genere, un altro genere e magari un terzo genere. Io personalmente mi addormento quando li sento.
D: Cosa ci dice della sua esperienza?
R: Ho conosciuto parecchie donne, e ognuna era una persona e un romanzo a parte. Non erano affatto crocerossine, avevano pelo sullo stomaco, raccontavano bugie, badavano ai loro interessi. Io poi sono un gentiluomo e mi fermo qui.
D: Nella sua lettera a Dagospia, parla di un vicedirettore donna «che era una sciacquetta piccola così». Anche questa è parità di genere?
R: Ma se io reputo una donna una sciacquetta, perché non posso chiamarla così? Come un uomo che è un imbecille, un cretino: non posso chiamarlo imbecille? Nel pezzo cito il caso di una mia superiora che era una povera idiota. Come la dovrei chiamare? Mi dica lei.
D: Nessuna discriminazione maschio-femmina, insomma.
F: Se fosse stato un uomo, l’avrei chiamato allo stesso modo. Di idioti ce n'è a bizzeffe, il nostro è un mondo popolato da cretini. Che si fanno vivi con i tweet, con le foto su Instagram. Ma non c'entra essere donna o uomini, ognuno è cretino a modo suo.
D: Le piace la parola 'femminicidio'?
R: Sì, credo sia un termine adatto. Ammazzano una gran quantità di donne e lo fanno in modo orrendo.
D: L'impronta cattolica ha un peso nell'idea che si ha della donna?
R: Forse. Ma il nostro è un Paese di cattolici di chiacchiera, che con la dottrina ha poco a che vedere. Che poi qual è il cattolicesimo, quello che bruciava le streghe, o quello di Bergoglio?

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