10 Giugno Giu 2016 1932 10 giugno 2016

«Convivere? Il matrimonio è meglio»

A tu per tu con Nancy Brilli, impegnata nella serie targata Mediaset Matrimoni e altre follie. Con LetteraDonna ha parlato di unioni civili, nozze, amore e mondo dello spettacolo.

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nancy brilli

Il fondamento del matrimonio, nel bene e nel male, sembra essere ancora una delle ossessioni degli italiani. Che riguardi giovani o anziani, etero o omosessuali, ricchi o no, tutti sono affascinati da questa secolare istituzione che sembra non cedere il passo neanche alle nuove regole che legittimano la convivenza. Per alcuni il matrimonio è il coronamento di un sogno, per altri il raggiungimento di un obiettivo finale o un desiderio. Eppure quel «Finché morte non ci separi » a volte lo si pronuncia per più di una volta, proprio come è successo a Nancy Brilli che, nella serie targata Mediaset Matrimoni e altre follie, con Massimo Ghini, Chiara Francini, Debora Villa, Giulio Berruti e molti altri, è al terzo felice matrimonio.
«Credo nella buona fede della promessa». Racconta l'atticre con convinzione LetteraDonna. Lei che nella vita reale si è sposata due volte, prima con Massimo Ghini e poi con Luca Manfredi. «Per me il matrimonio è il principio di un nuovo nucleo, un noi esteso fino ai figli, ed è proprio in questo senso che può valere il «'per sempre'. La coppia si può sciogliere, l'impegno nei confronti dei figli, no».

DOMANDA: Una convivenza non può essere considerata come un matrimonio di fatto?
RISPOSTA: Per esperienza personale (per diverso tempo ha vissuto insieme al chirurgo plastico Roy De Vita, ndr) posso dire che non è mai esattamente lo stesso. Se lo fosse, andrebbe abolita l'istituzione del matrimonio. Ma ho visto che chi si sposa tende ad assumere un impegno maggiore.
D: Insomma la promessa ha sempre un certo valore anche se si pronuncia per la terza volta?
R: Certo, perché il moto è «tendente a» finché morte (del sentimento, della condivisione, degli intenti comuni) non ci separi.
D: Pensa che in Italia si stiano facendo dei passi avanti in merito ai diritti civili?
R: Credo di sì, sono la paura e l'insicurezza a generare aggressività. Mi fido della buona volontà della maggioranza delle persone, e nell'altruismo.
D: C’è qualcosa che non la convince?
R: La parola coppia di fatto. Certo che tra filosofi, letterati, premi Nobel e intellettuali vari potevano pensare a un nome migliore per le nuove unioni! Se è nuovo, vuol dire che prima non c'era, o più esattamente non era considerato, quindi perché non creare una definizione invece di appiccicargliene una esistente?
D: Ha dimostrato che dalla fine di un matrimonio può nascere un bel rapporto di amicizia, come quello con il suo ex marito Massimo Ghini. C’è una ricetta?
R: Penso che sia importante la chiarezza, che non ci debbano essere strascichi o rancori di alcun tipo. Il resto lo fa l’intelligenza delle persone. Io e Massimo, condividiamo anche il lavoro, abbiamo una grande complicità che credo sia evidente, anche nella serie. Se così non fosse non avremmo potuto sposarci di nuovo anche se per finta.
D: Si può dire che la famiglia esiste dove ci sono amore e rispetto senza alcuna limitazione?
R: Secondo me si. Il patrimonio affettivo si prende, dove c'è, e se ne fa tesoro. Una famiglia è un posto sicuro in cui si è realmente accettati, non necessariamente formato in esclusiva da mamma papà e figli. Possono essere anche amici, o non avere nessun legame di sangue.
D: Una definizione di Matrimoni e altre follie?
R: È un intrattenimento meno aggressivo della commedia americana stile Will & Grace, ma non per questo meno divertente. Si tratta di una scelta di stile.
D: Perché in Italia non si riesce ad avere un fenomeno come Checco Zalone al femminile e non si investe sul talento delle donne?
R: Una volta chiesi esattamente la stessa cosa a un famoso produttore, e lui mi disse di mettermi bene in testa che questo è un lavoro maschilista. Dovremmo imparare a fare gruppo, ad avere più autostima e a scommettere su noi stesse. Io in teatro lo sto facendo (La bisbetica domata di Shakespeare con una visione tutta al femminile, firmata dalla drammaturga Stefania Bertola e con la regia di Cristina Pezzoli, ndr) con ottimi risultati.

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