8 Giugno Giu 2016 1931 08 giugno 2016

Un'italiana Made in India

Ha la pelle olivastra ma l'accento milanese: una dei concorrenti del format di Real Time ci racconta la sua esperienza televisiva e antropologica. Dal razzismo alla moda: a tu per tu con Aroti Bertelli.

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Prendete sei ragazzi indiani cresciuti in Italia e spediteli nel loro Paese d’origine alla scoperta delle proprie radici. Quello che ottenete è un format che unisce intrattenimento, viaggi e integrazione, in un mix perfettamente riuscito. È Italiani Made In India, in onda tutti i mercoledì alle 22.10 su Real Time. I protagonisti hanno nomi indiani e la pelle scura, ma accento bergamasco, romano o marchigiano e solo questi elementi basterebbero a capire l’utilità culturale di questo esperimento, che già nel 2015 è stato un successo con l’edizione dedicata ai cinesi di seconda generazione in Italiani Made In China. Margaret, Mandeep, Gaganpadda, Gagandeep, Aroti e Dolly sono partiti assieme e assieme cercano la propria identità tra missioni e sfide personali, che oltre a far conoscere le loro personalità, avvicinano il telespettatore alla cultura indiana.

AROTI, UNA MILANESE DALL'INDIA
Per capire qualcosa in più su com’è oggi quel Paese, conosciuto da molti solo per la cucina o per i coloratissimi abiti tradizionali, abbiamo incontrato Aroti Bertelli, una delle tre ragazze del cast. Pelle scura, capelli ricci e nerissimi, ma cadenza milanese, rappresenta perfettamente i giovani italo-indiani di oggi. È arrivata in Italia 22 anni fa, dopo essere stata adottata assieme al fratello minore, morto suicida. Un passato di sofferenze, quello di Aroti, che emergono tutte chiaramente dai suoi occhi espressivi e dal suo modo pacato di parlare. Ora sta riprendendo in mano la sua vita e dopo gli studi in lingue, oggi lavora da un avvocato, ma coltiva anche la sua passione sfrenata per la moda. Il viaggio in India «è stata un’occasione unica che consiglio a tutti, soprattutto a quelli che hanno bisogno di allargare i propri orizzonti», ha raccontato a LetteraDonna.

Il cast di Italiani Made In India.

DOMANDA: Che tipo di esperienza è stata quella di Italiani Made in India?
RISPOSTA: Per me è stata forte, intensa, divertente e surreale allo stesso tempo. Un viaggio dentro me stessa.
D: Che rapporto ha instaurato con i suoi compagni d’avventura?
R: Prima di partire non ci conoscevamo, ci siamo praticamente incontrati in aeroporto. Durante il viaggio però sono stati la mia forza, perché in alcuni momenti, molto duri, senza di loro non ce l’avrei sicuramente fatta.
D: Li sente ancora?
R: Dopo il programma sono rimasta in contatto con quasi tutti, ma riesco a vedermi soprattutto con Dolly e Mandeep, che abitano non lontano da Milano, dove vivo io.
D: Quanto le telecamere hanno filtrato la realtà?
R: All’inizio ti imbarazza un po' avere un obiettivo sempre puntato addosso, poi ti ci abitui e non ci fai più caso. Devo dire che rivedendo la puntata è uscito esattamente quello che abbiamo vissuto, nonostante le città indiane siano molto caotiche e talvolta abbiamo dovuto rigirare più volte alcune cose.
D: Qual è stato il suo impatto con l’India dopo tanti anni di assenza?
R: Come un dejà vu. Mi ricordavo perfettamente alcune cose, anche se paradossalmente non le avevo mai viste, perché quando da piccola vivevo lì, non ero mai uscita dal mio villaggio né dal mio orfanotrofio.
D: Oggi si considera più indiana o più italiana?
R: Mi sento entrambe le cose, anche perché sono un’indiana di seconda generazione e non nego né le mie origini né la mia vita attuale. Convivo perfettamente con le mie due anime e riconosco con maggiore consapevolezza il bello di entrambe le cose. Per me è una ricchezza essere diversi.

D: E come conserva le sue radici indiane?
R: Sembrerà strano, ma attraverso la moda. Con il mio amico Gaurav, abbiamo creato un blog, Italianpanti, dove raccontiamo come la moda italiana e quella indiana possano tranquillamente andare a braccetto. Una sorta di interpretazione delle due culture anche attraverso i vestiti.
D: Quali difficoltà ha avuto quando è arrivata in Italia?
R: Consideri che 22 anni fa questo era un Paese molto diverso. C’erano sicuramente dei momenti in cui faticavo a parlare l’italiano e venivo presa in giro dai miei compagni di classe. Anche il colore della pelle spesso è stato una discriminante, perché era il segnale immediato del mio essere straniera.
D: Secondo lei siamo un Paese razzista?
R: Credo piuttosto che ci sia ancora molta ignoranza in giro. C’è bisogno di molta più informazione su questo tema, per poter aprire le menti.
D: E come?
R: Italiani Made In India è un valido esempio, perché permette di smuovere un po’ le coscienze. Io consiglio sempre di viaggiare e quindi di uscire dal proprio recinto. Oggi non si può più pensare solo in prima persona, ma si deve avere una visione più globale. Bisogna riuscire a mescolare le culture, senza affermare la superiorità di una sull'altra.
D: Come ha trovato le donne indiane di oggi?
R: Mi hanno affascinato molto alcuni piccoli progetti di emancipazione femminile che si stanno facendo lì. Le ragazze studiano molto, ci tengono alla loro conoscenza e alla cultura e ho notato anche che la donna sta cercando di esprimere la propria libertà attraverso i vestiti. Le indiane vogliono occidentalizzarsi, senza naturalmente eccedere. Ho visto ad esempio ragazze in jeans, che un tempo non ci sarebbero mai state.

Aroti in una scena di Italiani Made In India.

D: Quali differenze nota tra una donna indiana e una italiana?
R: Sembrerà scontato, ma il potersi scegliere liberamente il compagno della propria vita è la prima grande differenza: in India ci sono ancora i matrimoni combinati. Poi c’è ancora poca libertà nei rapporti con l’altro sesso.
D: In che senso?
R: Una ragazza, anche se italiana, che gira mano nella mano con il proprio ragazzo non è ben vista. Ho vissuto questa esperienza in prima persona e le assicuro che maschio e femmina non possono abbracciarsi pubblicamente, neanche in segno di amicizia. Noi italiani invece ci esprimiamo senza fare distinzioni, lì invece se non sei sposato non lo puoi fare.
D: Come ha trovato i giovani indiani di oggi?
R: Molto preparati e informati, ma soprattutto curiosi, che è ciò che serve oggi. Un giovane là ha sempre qualcosa da fare e non è mai in strada a perdere tempo. Quando alloggiavamo in qualche albergo, i ragazzi che ci lavoravano erano poco più che ventenni e si davano un gran da fare, oltre a conoscere moltissime lingue. Mi è capitato di chiacchierare con alcuni di loro e mi hanno detto che la mattina andavano a scuola e il pomeriggio al lavoro. Tutto questo mi ha resa molto fiera.

Aroti assieme a Mandeep in Italiani Made In India.

D: Il tema dei migranti è molto caldo in Europa oggi.
R: Anche se non mi tocca in primis, frequento persone che hanno vissuto o vivono questo fardello. Leggere certe notizie legate alle tragedie in mare mi fa naturalmente stringere il cuore, anche perché ho un’idea della fatica che si ha a vivere cercando un futuro. L’Italia non è ancora così aperta verso il mondo e quindi fa fatica a integrare gli altri.
D: Cosa le dà più fastidio in tal senso?
R: A me non piace l’arroganza né la presunzione di alcuni nel dire che se non sei nato qua, non hai diritto di esserci. Non è così, glielo assicuro.
D: Cosa si sarebbe voluta portare dal suo Paese d’origine?
R: Un bambino (ride, ndr). Io in realtà vorrei ritornarci, e magari portare con me qualcuno per far conoscere quella realtà e far aprire qualche mente.
D: E tornerebbe a viverci?
R: Quello credo di no, ma ci vorrei sicuramente passare molto più tempo.
D: Quali sono i suoi sogni di giovane italo-indiana?
R: Mi piacerebbe continuare a sviluppare la passione per la moda, vorrei che il blog diventasse una sorta di esempio per altri ragazzi che come me vogliono mantenere vive le due identità e far capire che non è assolutamente brutto essere di seconda generazione.

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