8 Giugno Giu 2016 1836 08 giugno 2016

«Umanisti, votate Hillary»

L'endorsement alla Clinton di Erica Jong, tra le più influenti femministe dell’Occidente. «Anche i maschi dovrebbero appoggiarla». Bill e Lewinsky? «Fu solo un'erezione». Trump? «Fascista bugiardo».

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Sulle carrozze della metropolitana di New York salgono e scendono migliaia di persone. Di tutte le età e di tutte le etnie. Studenti. Anziani. Camerieri. Banchieri. Insegnanti. Avvocati. Come formiche camminano velocemente e si infilano tra le porte scorrevoli. Molti di loro hanno lo sguardo affaticato e rassegnato, persino al mattino presto. Si appoggiano al palo del vagone per non cadere e tengono stretto, tra le mani, un telefono. Un paio di auricolari permette a chiunque di sentirsi lontano da quella giungla. Quasi nessuno si guarda negli occhi.
A New York quasi tutte le donne hanno le unghie curate. Non importa cosa abbiano deciso di indossare, che lavoro abbiano scelto, quale posto debbano occupare nel mondo: hanno mani e piedi bellissimi. Donne delle pulizie. Austiste dell’autobus. Medici. Su quel piano sono tutte uguali.
Salgono sul vagone stanche. Molte di loro con la fatica negli occhi e il dolore nelle gambe. Infermiere, commesse, ingegneri. Stritolate dalla quotidianità. Affermate donne d’affari che su tacchi altissimi corrono da una parte all’altra di Manhattan per arrivare prima di qualsiasi collega maschio. Per svolgere lo stesso incarico ma con più impegno. Fare il doppio per essere uguali.
Perché, anche negli Stati Uniti, il sesso alla nascita determina il futuro.
La terra delle opportunità per tutti? Quasi. Nessuna donna, finora, ha mai concorso per la vetta più alta del mondo: la Presidenza. Oggi, Hillary Clinton rompe queste catene diventando il candidato democratico per la corsa alla Casa Bianca, che la accolse prima di tutto come First Lady.
Hillary Clinton ha 68 anni. Sorride ogni volta che può. Non ha mai cercato di correggere il tempo che passa, mostrandone i segni sul suo volto con orgoglio. Decine i comitati che la vorrebbero come leader. La prima donna. First Lady, nel vero senso della parola. Tra i suoi sostenitori spicca Erica Jong, tra le più influenti femministe dell’Occidente contemporaneo e autrice di Fear of Flying (Paura di volare, il best seller della Jong edito nel 1973, ndr). La scrittrice americana ci spiega perché questo è il momento di Hillary e perché tutti dovrebbero sceglierla come futuro presidente.

DOMANDA: Signora Jong, perché una donna dovrebbe votare per Hillary Clinton?
RISPOSTA: Donne e uomini dovrebbero appoggiarla perché è sicuramente il candidato più qualificato.
D: Perché una femminista dovrebbe farlo?
R: Non penso che sia necessario essere femministe per votarla. Penso sia necessario essere umanisti.
D: Secondo lei, sarà la Clinton la prima presidente donna negli Stati Uniti?
R: Certamente lo spero. Potrei collegarmi alla mia sfera di cristallo ma non conosco il futuro.
D: Perché, secondo lei, finora nessuna donna è mai diventata presidente negli Stati Uniti?
R: Perché gli uomini sono storicamente spaventati dalle donne intelligenti. E perché il nostro Paese è, e rimane, molto sessista.
D: Chi spaventa di più una donna alla guida della Casa Bianca?
R: Per qualche ragione, gli uomini sono impauriti da donne intelligenti, forti, capaci e competenti.
D: Basta essere una donna per raccogliere consensi tra l’elettorato femminile?
R: Io non penso. Il consenso di Hillary va oltre. Credo che l’elettorato femminile si rivolgerà a Hillary perché lei sa cosa significa essere una donna. Sa perfettamente cosa significa dover combattere costantemente per l’uguaglianza e per la parità.
D: Che cos’ha lei che gli altri candidati non hanno?
R: Una vagina. Sto scherzando. Ciò che Hillary possiede e che gli altri candidati non hanno è la diversità di supporto tra la popolazione americana. I supporters di Hillary provengono da tante realtà: sesso, genere, etnie ed età differenti. Trump (e Sanders) hanno un seguito più specifico.
D: Gli Usa sono un Paese per donne?
R: Gli Stati Uniti non sono un Paese terribile per chi è femmina, ma potrebbero essere molto meglio di così. Dobbiamo ringraziare la Grande Dea Madre di non essere nate in Afghanistan, in Libia o in Arabia Saudita. Il fondamentalismo islamico è nemico di tutte le persone, non soltanto delle donne. Per fortuna ci sono anche musulmani umanisti che non sono spaventati dall’apertura occidentale.
D: Nella mia esperienza di lavoro qui negli Stati Uniti come osservatrice, ho notato evidenti disparità sociali: la maggior parte dei lavori più umili sono svolti da giovani donne afroamericane. Perché?
R: Ci troviamo nel bel mezzo di una grande transizione, quindi è una sfida rispondere a questa domanda. Penso che se vogliamo vedere progresso nella società dobbiamo smettere di categorizzare noi stessi. Credo nei diritti civili delle persone di colore e nei diritti delle donne: uno non dovrebbe escludere l’altro. La triste verità è che donne bianche, afroamericane, ispaniche, latine e asiatiche soffrono degli stessi pregiudizi. Abbiamo bisogno di unire. Non è utile fare una gara di vittimizzazione.
D: In che senso?
R: Siamo tutte tormentate, in modi diversi. Subiamo tutte le stesse cose. Mi fa letteralmente impazzire, ad esempio, la storia di Sandra Bland, una donna afroamericana di 28 anni che è stata trovata impiccata in prigione. Si è suicidata? È stata malmenata dalla polizia? Lo sapremo mai?
D: Voterebbe mai per Bernie Sanders?
R: Lui mi piace, ma non penso possa vincere tra l’elettorato americano. Credo anche che la sua permanenza in gara (le primarie, ndr) sia sessista e sia un tentativo di screditare Hillary. Bernie Sanders è un ideologo che sogna un futuro socialista. Io non sono in disaccordo con le sue idee di un’America socialista.
D: Cosa non gli ha permesso di vincere le primarie?
R: Penso che la sua elezione fosse improbabile. La paura del comunismo non ha ancora lasciato l’America, nonostante molti di noi credano nelle università pubbliche, in un sistema sanitario diverso. Ci sono americani che non voterebbero mai per questo.
D: Cosa le piace e cosa non le piace di Hillary Clinton?
R: La ammiro per la sua abilità di rimanere forte nonostante tutte le avversità che le si sono presentate. La ammiro per la sua levatura, per il suo umorismo e la sua perseveranza. Non ci sono cose che non mi piacciono di lei. È un politico, non una santa.
D: Se Hillary fosse stata un uomo avrebbe vinto le primarie nel 2008 al posto di Obama?
R: Questo non si può sapere. Il Paese aveva disperatamente bisogno di affermare un leader afroamericano. Le donne vengono sempre dopo.
D: Cos’ha fatto il presidente Obama per le donne, durante la sua amministrazione?
R: Ha nominato due donne alla Corte Suprema (Elena Kagan e Sonia Sotomayor, ndr), Loretta Lynch come Procuratore Generale e molte altre donne in posizioni di potere.
D: Le piace Michelle Obama? Crede che nei prossimi anni possa seguire l'esempio di Hillary e correre come presidente?
R: Che mi piaccia oppure no non è il il punto. Lei è molto intelligente, un eccellente avvocato e ha grande senso comune. Se dovesse correre per la presidenza, sicuramente voterei per lei.
D: Cos’ha fatto Hillary per l’emancipazione delle donne?
R: Tutto ciò che ha fatto promuove l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile. Ha dimostrato più e più volte che le donne sono molto più capaci di quanto chiunque pensi. Ha combattuto per i diritti dei bambini, per la loro salute, per la cura e la scelta delle donne. Che cosa non ha fatto?
D: Qualche giorno fa, Donald Trump ha pubblicato sul suo profilo Instagram un documento audio registrato dove due donne, Juanita Broaddrick e Kathleen Willey, avrebbero accusato Bill Clinton di molestie sessuali. Trump ha chiesto ai suoi follower se, secondo loro, Hillary fosse realmente in grado di proteggere davvero le donne.
R: Conosce una singola donna che nella sua vita sia stata capace di preservare il proprio marito dal commettere errori? I Clinton hanno una lunga vita matrimoniale. In molti modi sono molto vicini e interdipendenti. Bill ha seguito il suo pene come fanno molti giovani uomini. Perché questa dovrebbe essere una colpa di sua moglie? Dovremmo darle credito per il suo pragmatismo nel mantenere il suo matrimonio, per quanto doloroso avrebbe potuto essere.

D: Come si sarebbe comportata lei, al posto di Hillary, quando scoppiò il caso Monica Lewinsky? Molte donne non l’avrebbero perdonato: lei, come femminista, sarebbe rimasta al fianco di un marito che non dimostrava rispetto nei confronti di sua moglie?
R: Penso che nessuna di noi possa pretendere di sapere come avremmo potuto reagire se una cosa non l’abbiamo provata sulla nostra pelle. Negli Anni '70 avevo un «matrimonio aperto» con il padre di mia figlia: eravamo Bohémiens, hippies e non credevamo nella gelosia. Alla fine però la gelosia è arrivata a perseguitarci, come spesso succede. Non impazzivo quando lui dormiva con altre donne e lo stesso lui quando andavo a letto con altri uomini. Ma a lungo andare voleva essere coccolato e curato. In realtà, la nascita della nostra bambina ha creato più problemi che il sesso. Lui voleva essere il bambino. Anche se adorava sua figlia, ne era geloso.
D: Cosa pensa di Trump?
R: Trump è un fascista, un bugiardo, un egoista che non può immaginare i sentimenti di nessun altro. Lui è totalmente inaffidabile e non ha alcuna conoscenza né di politica estera né di quella interna. È un nemico della scienza ambientale e del clima. Vuole riportare carbone e inquinare ulteriormente l’ambiente. È disinformato, arrabbiato e odia le donne.
D: C’è una candidata repubblicana che le sarebbe piaciuto vedere al posto di Trump?
R: Penso che il Partito Repubblicano abbia perso la propria strada. Loro sono anti-gay, anti-donne, anti-transgender, anti-immigrati. Penso che stiano attraversando la loro epoca cupa. In questo preciso momento, non penso avrei mai potuto supportarli.
D: Trump è spesso accusato di tenere comportamenti sessisti e maschilisti nei confronti delle donne. Che cosa accadrebbe ai diritti delle donne americane se dovesse diventare presidente degli Stati Uniti?
R: Mi permetta di indossare il mio elmetto in grado di predire il futuro…Ripeto: Trump è un fascista: vuole mandare le donne in cucina, ai concorsi di bellezza e in sala parto. È un padre terribile che rifiuta di prendersi cura dei suoi figli. Non cambierà pannolini. Non è interessato ai bambini. È interessato a soldi e alle reginette di bellezza. Questo non sembra essere un buon segno per i diritti delle donne in America.
D: Secondo alcuni sondaggi il suo consenso tra le donne è molto più basso di quello tra gli uomini. Chi sono i suoi elettori, secondo lei?
R: Sembra che i suoi elettori siano uomini bianchi, arrabbiati, che non lavorano più e che amano le pistole. Dio solo sa cosa quelle donne stanno facendo lì, al loro fianco. Forse provare a fare sesso con i loro mariti impotenti?
D: Il New York Times ha fatto oltre 50 interviste nel corso delle ultime settimane, parlando con decine di donne che negli anni hanno avuto a che fare con Trump: il ritratto generale che ne emerge è quello di un uomo benestante, famoso e provocatorio, difficile da etichettare. Cosa pensano le donne americane di un uomo come lui?
R: Le donne sono molto intelligenti e lavorano anche per convenienza, e spesso Trump ha sostenuto appalti di lavoro per loro. Io, per esempio, non mi fido per niente di ciò che dice.
D: Secondo lei è più sessista un commento maschilista di Trump o il fatto che Clinton tradisse la moglie davanti a tutta l’America?
R: Non si possono comparare le due cose. Gli uomini giovani spesso vivono per le loro erezioni. Questo è vero a tutte le latitudini. È certamente vero in Italia, tra eterosessuali ed omosessuali: gli uomini sono guidati dal testosterone. Molti di loro non diventano illuminati fino a quando non invecchiano. L’Amministrazione Clinton ha reso possibile una grande prosperità in America. Hanno fatto errori? Certo. Bill Clinton ha commesso sbagli? Certo. Ma io lo giudico più nel suo ruolo di Presidente che le sue stupidaggini in fatto di conquista di donne.
D: Qualche giorno fa il Washington Post ha ospitato la proposta di David Harsanyi (condirettore della rivista online The Federalist, ndr), di fare un esame di educazione civica per gli elettori perché una democrazia non informata è il preludio a una farsa o a una tragedia. Lei che cosa ne pensa?
R: L’unico problema di questa proposta è che ci riporta indietro all’Ancien Regime, dove soltanto l’aristocrazia poteva votare. È un modo del passato. Guardate la nostra Costituzione e ditemi se è questo è costituzionale. Non lo è.
D: In America le donne in quanto tali sono ancora discriminate secondo lei?
R: Sì, ed è così in tutto il mondo. In America, le donne che ereditano milioni di dollari, probabilmente sono le più libere ad ottenere il potere che vogliono. Tuttavia, il potere non fa di te un’artista, non ti dà talento e nemmeno una grande voce.
D: Chi soffoca maggiormente i desideri e le aspirazioni femminili nel 2016?
R: Ci sono moltissimi oppressioni. Dai genitori alla scuola. Dagli amministratori ai politici.
D: Oggi, chi ha «paura di volare»?
R: 43 anni dopo la pubblicazione del mio libro continuo ad avere lettori che mi dicono che quel libro parla proprio a loro. Si tratta di un libro che tenta di dimostrare alle donne che è normale avere dei dubbi sulle aspettative della società e che loro non sempre devono necessariamente conformarsi ad esse. Le donne possono essere single o sposarsi e continuare ad essere felici. Le donne possono avere figli e lavorare, oppure entrambe le cose.
D: Isadora Wing si riconoscerebbe in Hillary Clinton?
R: Sì, Isadora si riconoscerebbe in Hillary.
D: Di che cosa ha paura oggi, signora Jong?
R: Del tempo. Passa così velocemente e io ho ancora così tanto da scrivere, così tanto da dire, così tanto da fare. Voglio vedere i miei nipoti crescere, il più a lungo che posso, finché potrò.

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