8 Giugno Giu 2016 1208 08 giugno 2016

Il coraggio passa da una cornetta

Oggi Telefono Azzurro compie 29 anni: solo nel 2015 sono stati oltre 2600 i bambini che hanno chiesto aiuto. «Saper ascoltare è una grande responsabilità»: intervista alla Annarita Lissani.

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Beautiful girl with long hair

Una cornetta azzurra e un bambino al suo fianco, è il disegno che da quasi 30 anni accompagna nell'immaginario collettivo le parole Telefono Azzurro. Fondata a Bologna dal Professor Ernesto Caffo, l'istituzione a sostegno di bambini e adolescenti in difficoltà compie 29 anni, un lungo percorso affrontato con passione, dedizione e dai grandi risultati. Solo nel 2015 sono stati più di 2600 i bambini che attraverso la linea fissa (al numero 1.96.96) o la chat – da cui arrivano il 26% delle richieste - hanno chiesto l'intervento dei professionisti dell'associazione.
«Lavoro qui da 18 anni, eppure non è facile spiegare in cosa consiste il mio lavoro», racconta a LetteraDonna Annarita Lissoni, referente delle linee di ascolto.

DOMANDA: Qual è la cosa più importante del vostro lavoro?
RISPOSTA: Saper ascoltare e mettersi a servizio di tutti quei ragazzi che ogni giorni decidono di raccontarci i loro problemi, i loro bisogni e omaggiano noi, un estraneo, della loro fiducia. Un bene preziosissimo, che comporta una grande responsabilità.
D: Cosa hanno in comune i bambini che ogni giorno chiamano le vostre linee?
R: Il coraggio. Rimango ogni volta sorpresa dalla loro grande capacità di reagire: sono sempre più consapevoli dei loro diritti e capaci di individuare le situazioni in cui questi sono violati.
D: Cosa spinge gli operatori che lavorano con voi a scegliere questa realtà?
R: Soprattutto l'interesse a conoscere più da vicino il mondo dei bambini e dei ragazzi, con una sfida in più, quella di conoscere le loro storie e intercettare i loro bisogni solo attraverso l'utilizzo della loro voce.
D: Quanto pesa la mancanza di contatto fisico?
R: È la sfida più grande a cui psicologi e pedagogisti sono sottoposti quotidianamente, costretti a entrare nella realtà dei più piccoli attraverso i loro silenzi, le loro esitazioni, il tono emotivo. Ognuno di loro lascia il segno, ogni telefonata è un'emozione fortissima.

D: Quali sono i casi più comuni cui vi trovate a far fronte?
R: Le storie sono le più disparate, come le realtà vissute dai bambini. Si va dagli abusi fisici alle difficoltà familiari, dalle umiliazioni subite a scuola, passando per le difficoltà di integrazione razziale fino alle prime problematiche amorose, soprattutto per gli adolescenti.
D: Come si può raccontare il lavoro di Telefono Azzurro?
R: Attraverso le sue storie, come quella di Giorgio (nome di fantasia, ndr), un bambino che chiama in continuazione, dichiarando un nome e un'età diversa ogni volta. L'unica cosa che non cambia mai è il suo tono di voce, triste, con il quale ci confida di essere solo, di essere timido, di non riuscire a farsi degli amici. Telefono azzurro raccoglie il grido di aiuto anche di bambini come lui, schiacciati da problemi emotivi e relazionali.
D: Bambini e dinamiche familiari. Cosa li ferisce di più, per quella che è la sua esperienza?
R: I grossi cambiamenti e i terremoti emotivi che spesso attraversano le famiglie, sono delle tragedie per i più piccoli. La storia di Luca è un esempio: i suoi genitori si stanno separando e lui si sente responsabile di quanto sta accadendo ai punti cardine della sua vita. Ha chiamato per chiederci cosa fare per riparare ai suoi errori, per tenerli assieme. Tutto quello che succede nel mondo degli adulti ricade sui bambini, con risvolti che non possiamo immaginare.

D: Come hanno influito le nuove tecnologie nella vita dei giovanissimi?
R: Hanno portato alla luce nuovi bisogni, dei quali è emblematica la storia di Martina. Ci ha chiamati in lacrime, perché il suo fidanzatino aveva fatto circolare su WhatsApp, tra gli amici, una sua foto un po' maliziosa. Non voleva solo aiuto per risolvere la questione senza farlo scoprire ai genitori, ma soprattutto parlare del suo disagio, della sua vergogna. Con lei abbiamo dovuto lavorare sulle sue paure. Rassicurarla.
D: Come vi approcciate a richieste di aiuto che arrivano da bambini molto piccoli?
R: La cosa più importante è il primo momento di contatto, la prima impressione che il bambino ha del suo interlocutore. È la fase più delicata, importantissima: si valuta in poco tempo la richiesta e contestualmente si decide che tipo di comunicazione adottare e azione intraprendere. In questo stadio i bambini hanno bisogno di percepire la disponibilità dell'interlocutore, che lui gli faccia capire che la loro difficoltà è legittima e che può essere risolta.
D: Per quanto riguarda la sua esperienza diretta, qual è la storia che l'ha più colpita?
R: Ogni giorno, per il mio lavoro di referente del servizio, ne ascolto tantissime e non è facile ricordarle tutte. Ciò che sempre di più mi rimane impresso, giorno dopo giorno, è il grande vuoto che patiscono, la grande solitudine che emerge dai racconti di questi ragazzi. Le nuove generazioni faticano a trovare adulti che possano essere dei validi punti di riferimento, autorevoli e che valgano anche come rifugio nei momenti di difficoltà.

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