7 Giugno Giu 2016 1500 07 giugno 2016

La 'buona' ama un camorrista

Intervista a Irene Maiorino, che in Gomorra interpreta Teresa, una donna «come tante, che sceglie la difesa della famiglia e l'amore per suo marito». Un personaggio femminile sentimentale e innovativo.

  • ...
Teresa Irene Maiorino e Ciro Marco D'Amore

«Teresa è la rivincita della normalità, del coraggio di vivere le proprie passioni fino in fondo, a dispetto delle conseguenze». La donna in questione è Teresa, personaggio della fiction dell'anno Gomorra- La serie, e a descriverla con parole così sentite e vere è Irene Maiorino, l'interprete che l'ha fatta conoscere al grande pubblico. Nata a Napoli, con origini francesi, la giovane attrice di fiction e teatro parla del suo personaggio con la stessa passionalità con cui Teresa vive. Racconta una donna «come tante, che sceglie la difesa della famiglia e l'amore per suo marito», e analizza con lucidità la realtà difficile in cui si trovano a vivere le protagoniste femminili di storie di mafia. Soprattutto quando «come Teresa non sono interessate a soldi e potere». Una voce che risponde a chi vede la serie unicamente come un'istigazione alla violenza (leggi qui l'intervista ad Alessandra Langella), con la forza della realtà.

DOMANDA: Il suo personaggio è innovativo all'interno di una fiction che racconta fatti di mafia. È stata sorpresa quando ha saputo la storia della donna che avrebbe interpretato?
RISPOSTA: Forse. Sin dalle scene del provino avevo intuito quello che Teresa sarebbe stata: gli occhi e il cuore di una donna di famiglia, senza altri interessi. Ho pensato che proprio in questo si sarebbe annidata la sua forza, necessaria per restituire l'immagine di madre e moglie (di Rosario interpretato da Lino Musella, ndr) in cui tante donne di famiglia, sono sicura, si riconoscono. Una figura bella e complessa nella sua semplicità.
D: Cosa ammira di Teresa?
R: La grande passione che la agita senza riserve verso il marito, la potenza dei suoi sentimenti, solidi e indiscutibili. Colpiscono per la loro univocità e trasformeranno la sua dolcezza in forza e determinazione una volta rimasta sola.
D: Cosa invece non riesce a comprendere?
R: Credo di averla profondamente capita, in realtà. In più Teresa mi ha portata a una riflessione antica: è possibile amare senza condizioni o forse un legame è così forte proprio perché prescinde dalle circostanze?
D: Che messaggio trasmette secondo lei il suo personaggio, così normale in un contesto così estremo?
R: Un messaggio amaro: nonostante la speranza che anima Teresa fino all'ultimo nel suo cercare di salvare la sua famiglia, l'epilogo tragico sarà comunque inevitabile.

D: Quante sono secondo lei le donne come Teresa in contesti mafiosi?
R: Non saprei di preciso, ma sono sicura molte donne si saranno riconosciute in lei. Donne con vite tutt'altro che normali, animate da un certo coraggio nell'accettare i rischi di quello stile di vita. Per molte di loro questa vita si traduce in sfarzo, potere, ma non è questo che muove Teresa: lei ha scelto il marito non quell'esistenza, che però inevitabilmente è costretta a vivere.
D: Donne e camorra: quali sono i punti di contatto secondo lei, le realtà più comuni?
R: In Gomorra vediamo gli esempi forse più comuni. Con Teresa arriva sullo schermo un tipo di donna che riesce a convincere nella sua difesa della famiglia. Scianel invece incarna la donna di potere. Patrizia è ancora un caso diverso. Secondo me i legami donna-mafia sono molteplici, la donna è sempre e comunque presente.
D: Qual è il ricordo più intenso che porta con sé?
R: Il provino. È lì che ho sentito quanto tragica sarebbe stata la sua storia. E ricordo poi l'incrocio di sguardi con Claudio Giovanni (regista, ndr) presente al momento.
D: E la scena più importante?
R: Forse quella della morte del marito. Li si è azzerato tutto, di colpo. Non c'è più stato spazio di pensiero. Né per Teresa, né per me.
D: In che rapporto è Teresa con gli altri personaggi femminili?
R: Teresa non incontra nessun altro personaggio femminile, non fisicamente, eppure è molto bello il legame che la storia ci presenta tra la sua famiglia e quella di Ciro. Questo mi ha fatto riflettere sull'amicizia con Deborah, che ho trovato molto interessante: due donne, entrambe mogli e madri, legate eppure così diverse tra di loro e nelle loro realtà familiari, di coppia.
D: È sempre più ricorrente il binomio Gomorra - istigazione alla violenza. Cosa ne pensa?
R: Penso che sia sempre doveroso parlarne, ma che siamo anche abbastanza stufi di queste polemiche, a mio avviso, sterili. Ho detto più volte, e non solo io, che trovo assurdo additare una serie per il suo realismo e renderla responsabile di un certo rischio di emulazione. Non sono mai state mosse polemiche del genere nei confronti di altre grandi fiction - magari americane- o in generale nei confronti di qualche film. Trovo inoltre che questa serie abbia ampiamente dimostrato di non voler mitizzare nessuno: ognuno di questi personaggi, nessuno escluso, va incontro al suo triste destino con un'implosione inevitabile. Com'è possibile parlare ancora di immedesimazione?!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso