27 Maggio Mag 2016 1532 27 maggio 2016

«Le donne prete sono una realtà»

A tu per tu con Nausicaa Giulia Bianchi, che da quattro anni gira il mondo fotografando le donne prete. I suoi scatti sono in mostra per le strade di Roma dal 30 maggio al 10 giugno.

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giulia bianchi

Giulia Bianchi ritratta nella casa di una donna vescovo statunitense.

giulia bianchi - www.giuliabianchi.com


Lunedì 30 maggio gli abitanti di Trastevere, Borgo Santo Spirito e Prati, le zone di Roma che circondano il Vaticano, si sono svegliati con un centinaio di manifesti, recanti un messaggio, anche sotto forma di hashtag, non proprio gradito alla Chiesa: #OrdainWoman. È un'iniziativa dell'associazione americana Women Ordination Worldwide, che ormai da 40 anni si batte per parificare l'accesso al sacerdozio e che, proprio nella Capitale, ha organizzato il Jubilee for Women Priests, una sorta di giubileo alternativo dedicato a questo tema, in concomitanza con quello ufficiale indetto da papa Francesco. I manifesti ritraggono donne sacerdote che celebrano la messa e altre immagini simboliche, accompagnate da frasi 'provocatorie' o citazioni di sante.


UNA MOSTRA A CIELO APERTO
A realizzare queste immagini è stata una fotografa italiana, Nausicaa Giulia Bianchi, che dal 2012 sta portando avanti You Gave The Virgin a New Heart (in italiano 'Hai dato alla vergine un cuore nuovo'), progetto dedicato alle donne prete di tutto il mondo e sostenuto proprio dalla Women Ordination Worldwide, che l'ha invitata a partecipare al Jubilee for Women Priests. L'affissione dei manifesti, autorizzata dal Comune di Roma, è dunque una vera e propria mostra fotografica a cielo aperto, ed è in programma fino al 10 giugno. Il tema delle donne sacerdote è piuttosto caldo e a gettare benzina sul fuoco c'è stata anche la recente apertura del papa nei confronti del diaconato femminile: l'ordinazione illecita (ma valida) di donne preti e vescovi avviene da anni in varie parti del mondo, ed è lì che Nausicaa Giulia Bianchi ha viaggiato per il suo progetto. Iniziato grazie all'incontro con Diane Dougherty, una donna di Atlanta ordinata prete romano cattolico il 20 ottobre 2012: «Ha risvegliato la bambina cattolica che era in me. Ero diventata agnostica. Ne sono uscita piena di amore, speranza e vogliosa di giustizia», ha confidato la fotografa a LetteraDonna.

DOMANDA: Come è nato l'interesse per il sacerdozio femminile?
RISPOSTA: Nel 2012 stavo studiando filosofia a Brooklyn e mi stavo interessando al femminismo. Volevo intervistare non donne che bruciassero reggiseni in piazza, ma intellettuali che lo considerassero come una condizione particolare che permette di capire tutte le altre condizioni di ingiustizia del mondo. Durante le mie ricerche ho scoperto l'esistenza di donne scomunicate dal Vaticano perché ordinate sacerdote. Poco dopo sono stata contattata da Diane Dougherty, donna prete di Atlanta, che con una sola telefonata mi ha subito conquistato. Poi sono andata da lei in Georgia: siamo state insieme dieci giorni, che hanno spazzato via ogni mio dubbio sulla religione cattolica.
D: È così ha deciso di dare vita al progetto You Gave The Virgin a New Heart?
R: Sì, da quel momento ho iniziato a fotografare donne prete, soprattutto negli Stati Uniti. Ma anche in Colombia. You Gave The Virgin a New Heart è stato pubblicato sul National Geographic ed esibito a New York, ma non è ancora terminato. Nel frattempo ho lavorato in Germania e Spagna, ma ci sono donne sacerdote romano cattoliche anche in Inghilterra, Sudafrica e Italia.

D: E la collaborazione con Women Ordination Worldwide?
R: Conosco l'associazione perché per diventare esperta di questo tema ho iniziato a intervistare persone e ad andare alle conferenze. La Women Ordination Worldwide stava organizzando il giubileo per le donne prete a Roma e mi hanno invitata a presentare il mio progetto con una mostra presso la Casa Internazionale delle Donne. Ma, visto che si tratta di un ex convento, e che sono proprio queste strutture ad allontanare le suore prete, mi sembrava un controsenso fare la mostra lì. Così ho chiesto al Comune l'autorizzazione per l'affissione dei manifesti, che mi è stata subito concessa. E con grande entusiasmo: hanno capito che non si tratta di propaganda e che non volevamo far arrabbiare il Vaticano, ma che è un progetto artistico per il dialogo.
D: Chi sono le donne che diventano prete?
R: Soprattutto ex suore, ma anche donne che magari insegnavano catechismo, oppure teologhe docenti presso le università. Diversi avvocati. E tante donne della strada. Non c'è un ambiente sociale che dove è più probabile che nasca il desiderio del sacerdozio. Il nubilato, poi, è una condizione facoltativa. Ci sono però delle nazioni in cui un certo background, e penso a quello protestante e anglicano, 'incoraggia' anche il sacerdozio femminile cattolico.
D: Quante sono le donne sacerdote?
R: Con il mio progetto ne ho incontrate una settantina, ma nel mondo ce ne sono sicuramente più di 200. Circa 150 negli Stati Uniti, dieci in Germania e altrettante in Colombia.
D: L'ordinazione sacerdotale avviene in segreto?
R: No, tutto alla luce del sole. Sul totale, credo che siano al massimo cinque le donne ordinate in segreto. Sono le 'donne catacomba'. Quando le fotografo non ne mostro il viso: una è italiana, è teologa e sta facendo il seminario.
D: Ma come avvengono le ordinazioni delle donne?
R: Normalmente. Ci sono di sicuro due organizzazioni, più forse un'altra in Sud America, che ordinano donne prete. Le donne prete sono come le suffragette di un tempo. Vogliono che si parli delle loro lotte, però purtroppo nessuno se ne occupa. Due tedesche e una sudafricana sono state addirittura ordinate vescovo. Tutto con il supporto di vescovi maschi.
D: Ma se il Vaticano le scomunica, sono vescovi donne senza diocesi.
R: Le diocesi si auto-organizzano spontaneamente attorno a loro. Le donne sacerdote celebrano messa nelle chiese protestanti, nelle sinagoghe, ma anche nei campi di cipolla al mattino presto. Ovunque ci sia qualcuno che voglia ospitarle. Capita anche che gruppi di persone raccolgano soldi per pagare l'affitto di un locale dove ospitare le messe delle donne prete.
D: Lei ha assistito a molte messe celebrate da donne. Hanno qualcosa in più dei 'colleghi' maschi?
R: Vedere una donna all'altare è un'esperienza bellissima. Non recitano il Mea culpa, ma citano frasi delle sante. E durante l'eucarestia non dicono 'corpo di Cristo', ma 'tu seil il corpo di Cristo'. Fanno benedizioni stupende, quasi artistiche, poi leggono il vangelo e fanno omelie che rispecchiano le loro esperienze. E poi parlare di certe cose, come una violenza sessuale, è più facile con una donna. Non dobbiamo poi dimenticare come in tanti preghino la Madonna invece che Dio o Gesù: una figura femminile con i paramenti, magari una madre, è molto potente.

D: Quelle che lei ritrae sono donne forti, che spesso hanno perso tutto, come le suore cacciate dai conventi. C'è una figura che l'ha colpita più di altre?
R: Sì, sono due. Una è Blanca Cecilia Santana Cortés, una missionaria colombiana che ha passato la vita ad aiutare le donne del suo Paese. Mogli di contrabbandieri, prostitute, invalide, di tutto. Si era innamorata di un missionario ma i due, pur amandosi, si sono sposati solo dopo i loro 60 anni, per non mettere in secondo piano il lavoro. E ora nella casa che hanno comprato ospitano persone in difficoltà, mentre loro vivono in una baracca in giardino.
D: E l'altra?
R: Maria Eitz, la prima donna prete di San Francisco. Una tedesca che, durante la Guerra Fredda, lavorando con la Cia ha trasportato da Berlino Est più di 5 mila bambini verso la parte ovest. Poi è andata in Cambogia durante la dittatura, salvando in seguito altri 25 mila piccoli profughi. Giunta negli Stati Uniti ha aperto un centro a San Francisco, dove ne ha curati più di 5 mila. Le donne non hanno niente in meno dei preti maschi. Sono persone incredibili.
D: Papa Francesco ha recentemente parlato della possibilità di diaconato femminile (leggi qui l'intervista a Suor Paola). Cosa ne pensa?
R: È un'apertura storica. I papi precedenti avevano chiuso la porta fino all'eternità, era vietato parlare del sacerdozio femminile: ordinare prete una donna era un peccato tanto grave quanto la pedofilia. Eppure da statistica il 50% dei cattolici vorrebbe sacerdoti donne. Anche se il papa aveva davanti 900 suore che lo stavano mettendo alle strette, credo che sia stato bravo a parlarne senza pestare i piedi a chi è venuto prima di lui. Ma non vorrei che da diaconato si passasse a 'diaconato speciale'.
D: In che senso?
R: Penso al fatto che le suore non fanno parte del clero, nemmeno le badesse. Le suore sono considerate persone laiche che fanno vita di servitù alla Chiesa. Al Concilio Vaticano secondo facevano le ascoltatrici, non potevano nemmeno parlare. Il diaconato femminile dovrà essere un primo vero passo verso la gerarchia ecclesiastica. Altrimenti il Vaticano rimarrà l'unico Stato con nemmeno una donna in parlamento.
D: Crede che le sue foto e i manifesti affissi per Roma possano avere qualche effetto?
R: La mia speranza non è che il Vaticano cambi idea, ma che tanti italiani inizino a pensare concretamente alle donne prete e che le vogliano sull'altare. Che tutto questo non sia considerata fantascienza. E non lo vorrei per le donne che ho fotografato, ma per le più giovani che ora si sentono meno importanti degli uomini.

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