25 Maggio Mag 2016 1303 25 maggio 2016

La Champions League è anche donna

Se Milano ospita la finale maschile, a Reggio Emilia c'è quella femminile. Per il titolo di campione d'Europa la sfida Wolfsburg-Lione. Intervista a Patrizia Panico, ambasciatrice Uefa.

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patrizia panico

Patrizia Panico con il trofeo della Women's Champions League.

Pier Marco Tacca - 2016 Getty Images

Milano è in fermento per la finale della Champions League tra Real Madrid e Atlético Madrid, ma anche il grande calcio femminile si appresta a vivere l'atto conclusivo della stagione in Italia. È infatti tutto pronto a Reggio Emilia per la finalissima della Women's Champions League, sfida che il 26 maggio vede una davanti all'altra Wolfsburg e Olympique Lyonnais. Una squadra tedesca e una francese: ma non è certo l'unica differenza rispetto alla finale maschile, che nel 2016 parla solo spagnolo. Se per Real Madrid-Atlético Madrid i biglietti sono andati in fumo in pochissimo tempo e il sogno di poter assistere alla finale allo stadio Giuseppe Meazza per tanti tifosi è svanito presto, al Mapei Staidum, sede della finale della Women's Champions League, c'è ancora posto. Da una parte i prezzi andavano da 70 a 440 euro (almeno secondo il sito dell'Uefa), mentre per un biglietto in curva per Wolfsburg-Olympique Lyonnais bastano sette euro, cifra che sale di poco (dieci euro) per la tribuna centrale. E manca davvero poco al fischio d'inizio, programmato per giovedì 26 maggio alle ore 18. Anche l'orario, appunto, è diverso. I maschi giocano di sabato in prima serata, le loro colleghe a metà settimana e nel tardo pomeriggio.

LE FINALI IN CITTÀ DIVERSE
Sono differenze, sia chiaro, che non dipendono dall'Italia ma dall'Uefa. Come sempre, le due finali si svolgono su palcoscenici diversi: nel 2015, ad esempio, Juventus-Barcelona fu disputata all'Olympiastadion di Berlino, e il match tra 1. FFC Francoforte e Paris Saint-Germain nel più modesto Jahn-Sportpark. Ma almeno gli stadi erano nella stessa città, cosa che non si verifica in questo 2016. Da una parte abbiamo infatti Milano e la 'Scala del Calcio', l'impianto più importante d'Italia, dall'altra Reggio Emilia e la 'casa' di Sassuolo e Reggiana. Da quando la finale della Women's Champions League si svolge in una partita secca, è la prima volta che uomini e donne giocano in città diverse. In questo caso, almeno, la spiegazione è semplice: Milano ha un solo stadio per il calcio. Per tutto il resto, inutile nascondersi: il movimento femminile in Italia viaggia ad anni luce di distanza da quello maschile. È una questione di appeal e, più prosaicamente, di soldi. Un tema già affrontato in passato da LetteraDonna (le interviste a Martina RosucciStéphanie Öhrström), che ha raggiunto Patrizia Panico, fuoriclasse del calcio italiano con di 200 presenze e 110 gol in Nazionale, oltre a dieci scudetti conquistati e 14 titoli di capocannoniere. Per lei, che a 41 anni non si stanca di fare magie sul rettangolo di gioco con la maglia della Fiorentina Women's, l'Uefa ha scelto un ruolo importante, quello di ambasciatrice della finale: «L'atto conclusivo della Women's Champions League in Italia è una grande occasione per far conoscere il calcio femminile d'élite a tutti. Io e le altre ambasciatrici abbiamo l'opportunità di aiutare questo sport a crescere in termini di consapevolezza».

Patrizia Panico in azione con la maglia dell'Italia.

Martin Rose - 2013 Getty Images

DOMANDA: Dall'alto della sua esperienza, ha una ricetta per far crescere il calcio femminile nel nostro Paese?
RISPOSTA: La strada più semplice è fare in modo che le squadre professionistiche maschili si dotino di una sezione femminile dove far crescere le future generazioni di calciatrici, in un ambiente che già conosce certe dinamiche (Patrizia Panico gioca proprio nella sezione femminile della Fiorentina, ndr).
D: A proposito di professionismo, LetteraDonna ha intervistato l'onorevole Laura Coccia, che ha chiesto di modificare la legge 91/1981 sul professionismo sportivo per garantire alle atlete gli stessi diritti e tutele dei colleghi maschi.
R: Conosco bene la sua proposta, ma forse non risolverebbe il problema. Le calciatrici devono sì arrivare allo status di professioniste, ma soprattutto devono diventarlo i club. Se le società rimangono di fatto dilettantistiche, allora è inutile. Il minimo salariale dovrebbe essere garantito: per questo la mia idea di creare sezioni femminili nei club del calcio maschile.
D: Ma tanti uomini di calcio non vedono di buon occhio le calciatrici. Lo dimostrano diverse frasi infelici nei vostri confronti.
R: In realtà non è un problema legato al calcio. In Italia il ruolo della donna è sempre stato subordinato, in ogni campo. Per emergere le donne hanno bisogno di faticare il triplo degli uomini. Comunque, per poter cambiare le cose ci sarebbe bisogno di più figure femminili nei ruoli di potere.
D: Ma tutto lo staff della Nazionale è maschile. E il calcio femminile in Italia non ha nemmeno una propria lega, ma solo un dipartimento che afferisce alla Lega Nazionale Dilettanti.
R: Se ci fossero più donne discuteremmo di cose reali e non faremmo chiacchiere da bar. Tuttavia, più che a un settore di genere credo nella competenza: uomini e donne di calcio uniti per far crescere il movimento.

Patrizia Panico premiata per le 200 partite in azzurro.

Paolo Bruno - 2014 Getty Images

D: Lei nel 2010 ha avuto una breve esperienza negli Stati Uniti. Che differenze ci sono rispetto all'Italia?
R: Sì, ho giocato nelle Sky Blue, team che della National Women's Soccer League. Negli Stati Uniti le calciatrici sono professioniste, così come le società. Ma lì a calcio giocano più le bambine che i bambini. E poi lo sport è incentivato, prima a scuola e poi nei college. C'è proprio il desiderio di far crescere sia lo studente che l'atleta. Purtroppo è un sistema improponibile in Italia, Paese che dedica all'educazione fisica solo due ore a settimana.
D: Per i club occorre sperare in privati che abbiano voglia e soldi da investire. Ma le calciatrici della Nazionale sono trattate come i colleghi maschi?
R: Sì, il livello non è quello della Nazionale maggiore e dell'Under 21, ma devo dire che non abbiamo mai avuto problemi. La Figc ci tiene in grande considerazione.
D: Lei gioca in Serie A da più di 20 anni. Ha vinto tanti scudetti ma mai la Women's Champions League. Ci riuscirà prima o poi una squadra italiana?
R: Dipenderà dalla competitività del nostro campionato, sia economica che sportiva. Ora come ora è difficile portare in Italia calciatrici straniere di alto livello. Ma spero che le cose possano cambiare presto.
D: E allora, intanto, le chiedo un pronostico sulla finale di Reggio Emilia.
R: Wolfsburg e Olympique Lyonnais sono due squadre fortissime. Ma, se mi devo sbilanciare, secondo me le francesi hanno qualcosa in più.

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