19 Maggio Mag 2016 1525 19 maggio 2016

Non tutti i bambini cinesi sognano le Olimpiadi

Nella Repubblica Popolare sempre meno genitori sono disposti a lasciare i figli nelle mani dei severi maestri delle scuole di sport. Tanto che il Governo nel 2010 ha chiesto maggiore flessibilità.

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Bambina Cinese

Una bambina piange contro una spalliera di una palestra. Una mano severa le asciuga le lacrime e le intima di andare avanti. Questo è quanto regolarmente accade in Cina, uno di quei Paesi rinomato per la severità e la durezza degli allenamenti riservati ai suoi giovani e futuri campioni olimpici. Eppure sembra che le cose stiano cambiando nella Repubblica Popolare. Soprattutto in ambito educativo. Sempre meno genitori sembrano infatti disposti a lasciare in mano agli inflessibili insegnanti i loro piccini per vederli un giorno trionfare negli sport.

IL DIBATTITO
Le critiche intorno al metodo educativo di queste scuole sono iniziate a partire dalle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Proprio nell'anno dei Giochi, i primi racconti sulle trgiche condizioni dei giovani atleti cinesi sono circolati sconvolgendo il mondo occidentale. Racconti che si sono trasformati in realtà inimmaginabili. La risposta del Governo si è fatta attendere sino al 2010 quando è stata emanata una legge che obbligava le scuole sportive del Paese a rendere più umani gli standard di insegnamento.

IL CAMBIAMENTO
La nuova legge ha portato i maestri a essere meno severi, permettendo ai giovani allievi di vivere una vita (quasi) normale anche se non priva di regole ben definite e indiscutibili. Questo non è servito comunque alle scuole per salvaguardare il numero dei suoi iscritti. «Dobbiamo riesaminare il sistema di formazione tradizionale e modello per gli sport competitivi», ha raccontato al Daily Mail Liu Shaonong, capo del centro tennis tavolo e badminton della China's General Administration of Sport. Ed è proprio questo il vero, sempre che così si possa chiamare, dramma. Dopo decenni di standardizzazione sportiva, fatta anche (purtroppo) di una rigorosa violenza, la Cina non sa come fronteggiare il cambiamento imposto dal nuovo che avanza. E c'è già chi sostiene che non servono riforme, ma la volontà da parte dei giovani di continuare la tradizione di un Paese dal grande potenziale umano che in certe discipline ha sempre saputo sfornare i suoi campioni.

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