18 Maggio Mag 2016 1326 18 maggio 2016

«Regista nella testa, non tra le gambe»

Domenica Scorsese, figlia del grande Martin, ci ha raccontato del suo primo lungometraggio, Almost Paris, di cosa significa essere figli d'arte, e della percezione femminile nel cinema.

  • ...
TFF 2010 Portrait Studio At The FilmMaker Industry Press Center - Day 7

Domenica Cameron-Scorsese deve fare i conti fin dalla nascita con due cognomi importanti: la figlia del regista Martin Scorsese e della sceneggiatrice Julia Cameron ha però ereditato dai genitori non solo la passione per l'arte, ma anche un approccio al lavoro e alla vita all'insegna dell'impegno e dei valori. Senza nemmeno aver superato la soglia dei 40 anni, la filmmaker ha già alle spalle una lunga carriera da attrice (con ruoli anche in Cape Fear e L'età dell'innocenza) ed è un'apprezzata regista teatrale e di cortometraggi, tra cui Spanish Roots e A Little God, vincitore del Torchlight Short Film Award al Woodstock Film Festival. Davanti a sé ha invece un nuovo percorso nel mondo del cinema: Almost Paris è infatti il suo primo lungometraggio e, dopo il debutto al Tribeca Film Festival, è stato proposto a potenziali distributori internazionali al Mercato di Cannes. Il film, con un approccio molto emozionante e non privo di senso dell'umorismo, affronta gli effetti della crisi finanziaria grazie al racconto di un ex banchiere che ritorna nella sua città natale, Oyster Bay, e deve affrontare la sua famiglia, i suoi amici e persino se stesso.
«Averla nel team e riscrivere con lei lo script ha permesso di avere un punto di vista incredibile e abbiamo collaborato per essere sicuri che ogni personaggio fosse realistico e interpretato da incredibili attrici. Domenica ha un grande talento, etica e capacità», ha detto di lei Wally Marzano-Lesnevich, sceneggiatore, interprete principale e co-produttore del lungometraggio. Regista, ma anche mamma: durante la realizzazione del film, la figlia di Martin ha dovuto gestire al meglio la vita privata e gli impegni lavorativi: soluzioni pratiche che le sono sicuramente utili anche durante la promozione visto che sua figlia va a scuola.

DOMANDA: È difficile trovare l'equilibrio tra cinema e famiglia?
RISPOSTA: Una delle prime cose che ho imparato sull'essere una mamma è che avrei combinato un disastro almeno una volta al giorno! E poi onestamente mio marito mi sostiene in modo incredibile: per questo progetto ho dovuto stare distante da casa molto più di quanto avessimo inizialmente progettato ed è praticamente stato un padre single con una bambina di tre anni. La nostra famiglia ci ha aiutato moltissimo, ma mi sono impegnata per esserci per ogni ricorrenza, compleanno e occasione importante. Abbiamo fatto di tutto per far capire che «la mamma ritorna. La mamma ti ama». Volevo semplicemente che mia figlia sapesse che è giusto inseguire i propri sogni e impegnarsi per quello in cui si crede. Spero che capirà quello che io ho imparato da mia madre: che è possibile, se accetti di rischiare, ottenere quello che si vuole anche se non è semplice o immediato.
D: In che modo è stata coinvolta nella realizzazzione di Almost Paris?
R: Ho ricevuto una telefonata da Michael Sorvino, coproduttore del film che è mio amico da tempo. Lui e Marzano stavano lavorando a questo progetto e mi hanno chiesto se volevo occuparmi della regia.
D: Nonostante la tematica non sia allegra, il film regala anche molti momenti divertenti...
R: Sì, era importante per me che ci fossero dell'umorismo e della speranza nonostante la tematica.
D: Uno degli aspetti più interessanti è la rappresentazione dei personaggi femminili. Come ha lavorato con lo sceneggiatore e il cast?
R: Per me era veramente essenziale che ci fosse la certezza di stare lontani dagli stereotipi femminili che potevano emergere. Lo script di Wally aveva una meravigliosa profondità e struttura e volevamo che tutti i personaggi intorno al protagonista Max fossero tridimensionali. Alcuni elementi erano già presenti tra le pagine e buona parte di questo risultato è dovuto al casting.
D: Com'era l'atmosfera sul set?
R: Le donne, per esempio, hanno improvvisato e hanno parlato di quello che avrebbero voluto fare per rendere più realistici i rapporti dei personaggi.
D: Avendo una lunga esperienza come attrice e regista, ha dato dei consigli specifici a sua sorella Francesca, che nel film interpreta Lindsay?
R: Sono una sorella maggiore orgogliosa. Le ho dato lo script e abbiamo parlato molto. Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura e le ho fatto trascorrere del tempo con gli attori per permettere di ricreare sul set un senso di intimità e interazione naturale. Quando è arrivato il momento di girare è stato davvero divertente perché aveva già questo senso dell'umorismo che io avevo già visto nelle mura di casa, in famiglia, e quello era lo spirito giusto, l'approccio che doveva avere. Ha fatto un lavoro incredibile. Sorvino amava improvvisare con lei e Francesca reagiva subito. Il loro feeling è una delle parti che amo di più del film.
D: È la prima volta che si mette alla prova con la regia di un lungometraggio, che difficoltà ha avuto rispetto alle sue esperienze precedenti dietro la macchina da presa o a teatro?
R: Se qualcuno mi avesse detto che avrei diretto una storia sulla crisi finanziaria gli avrei risposto che non erano argomenti che mi sentivo di affrontare ma mi sono innamorata della parte in cui potevo vedere la famiglia lottare e unire le forze, evolvendo e affrontando le sfide. E poi la mia sfida personale penso sia quella comune ad altri filmmaker indipendenti: dobbiamo ottenere il meglio dalle risorse che abbiamo. Per questo motivo dobbiamo capire gli elementi essenziali che dobbiamo avere, mantenendo la concentrazione, cercando i modi migliori di ottenere quello che vogliamo dalle scene, lavorando molto velocemente.
D: Si parla molto delle differenze esistenti tra uomini e donne nel mondo del cinema, qual'è la sua opinione su questa tematica complicata?
R: È un problema reale, legato al sistema e profondamente radicato nella società, non solo nell'industria cinematografica. Quello che è invece unico del nostro settore è che siamo in grado di osservarlo come un microcosmo all'interno di un contesto più grande. E ritengo che dimostri un'immensa disuguaglianza. Gli aspetti economici, come le retribuzioni, rappresentano una parte della questione, l'altra è rappresentata dall'avere l'opportunità di lavorare. Quando si mettono le due cose insieme emergono poi alcune domande: 'Che valore viene dato al nostro lavoro? Come viene considerato?'. Credo che forse non ci sarà un cambiamento improvviso ma la consapevolezza deve esserci per poter migliorare le cose.
D: Lei come affronta questa situazione?
R: Personalmente non penso a me stessa come a una donna regista ma come a un regista. Tuttavia ho scoperto che avere un tono di voce più sommesso, non essere particolarmente alta, avere un aspetto giovanile ed essere di sesso femminile poteva, in qualche modo e in qualche situazione, avere un impatto negativo sulla percezione delle mie potenzialità che hanno le persone. La mia ferma convinzione è che l'importante è ciò che ho all'interno della mia testa, quello che sento dentro il petto, le sensazioni che provo con lo stomaco e non quello che ho tra le gambe. E vorrei che il resto del mondo pensasse lo stesso.
D: Essere figlia di Martin Scorsese ha influenzato in qualche modo la sua carriera?
R: Penso che tutti i figli di personaggi celebri debbano fare i conti con un certo tipo di aspettative e ritengo che alcune persone mi abbiano trattata in modo diverso perché sì, sono figlia di un regista importante. Dal punto di vista di attrice e filmmaker ho forse avuto più attenzione: volevano vedere con più facilità se ero giusta per un progetto o mi hanno chiamata a più audizioni. Quello che però conta è come lavoro e il risultato finale. Ci sono comunque persone che partono già con delle aspettative negative, ne sono consapevole.
D: Recentemente si è discusso molto delle opportunità date nel mondo del cinema a chi è diventato popolare grazie ai social media, che opinione ha su queste scelte degli studios?
R: Mi sono resa conto che molte giovani attrici ottengono visibilità grazie a Internet e altre piattaforme, ma per me è entusiasmante perché c'è un intero gruppo di volti nuovi che offrono qualcosa di diverso.
D: Ci sono cambiamenti in atto anche nella distribuzione: che ne pensa delle nuove piattaforme online?
R: Sono molto entusiasta: offrono opportunità per nuove voci e punti di vista. Penso che le nuove tecnologie siano diventate più economiche e facili da ottenere, mentre la qualità è comunque alta. Alcuni anni fa un produttore mi ha detto "Una volta pensavamo a che aspetto avrebbe avuto sul grande schermo, ora ciò che è importante è come apparirà in piccolo. Le persone vedranno queste cose sui cellulari".
D: Parlava di opportunità fornite dalla tecnologia. Quali?
R: Quando ero più giovane, ad esempio, l'unico modo per trovare dei film, come quelli di Fellini o del passato, era cercare in archivi o in posti specifici, mentre ora è meraviglioso come tutto sia più accessibile. Amo vedere un film in sala: è ancora magico vedere le proiezioni sul grande schermo, ma è una cosa positiva che il business abbia preso questa direzione perché dà agli artisti più opportunità e cambia il tipo di storie che si possono raccontare, potendo dare forma al contenuto in base a dove viene raccontato o offrendo la possibilità di guadagnare anche con progetti come i cortometraggi.
D: Sta già lavorando ai prossimi progetti?
R: Ho da poco diretto il mio spettacolo teatrale Number andato in scena al Carly Churchill al The Runcible Theatre Co di Chicago. C'è però un progetto, intitolato New England di Richard Nelson, a cui mi sto dedicando da quasi da dieci anni e per molto tempo ho pensato che sarebbe stato il mio film d'esordio. Spero di riuscire a realizzarlo. Sto leggendo altre sceneggiature, alcuni libri, pensando a storie che vorrei raccontare, tuttavia per me ora è necessario un periodo per rigenerarmi.
D: Vedremo Almost Paris anche sugli schermi italiani?
R: Per ora non è ancora prevista la distribuzione ma mi piacerebbe immensamente presentarlo in Italia. Incrocio le dita perché ci terrei moltissimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso