17 Maggio Mag 2016 1958 17 maggio 2016

Se la mamma vuole un figlio camorrista

A Napoli sono stati arrestati 20 boss. Tra loro, anche diversi esponenti di sesso femminile. Ma qual è il ruolo della donna nell'organizzazione criminale? Lo abbiamo chiesto al dottor Paolo Miggiano.

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Camorra arresti

A Napoli la polizia ha eseguito 20 arresti contro i vertici del clan camorristico delle famiglie Sibillo, Giuliano, Brunetti e Amirante, definito la «paranza dei bimbi». Tra loro, sono state catturate diverse esponenti di sesso femminile:avevano un ruolo centrale nel traffico di droga e nel reperimento delle armi da guerra che venivano utilizzate nella lotta contro i gruppi rivali. Un fatto che conferma la tesi, non nuova, secondo la quale le donne non sono solo 'vittime' di mariti o parenti criminali ma hanno, nella Camorra (e, più in generale, nelle mafie), spesso un ruolo essenziale. Ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Miggiano, scrittore, ex poliziotto e coordinatore delle attività della Fondazione Pol.i.s. per le vittime innocenti della criminalità e i beni confiscati alle mafie.

Domanda: Nel suo ultimo libro, Ali Spezzate, mette in evidenza la storia e il ruolo di una donna di Camorra in particolare. Può spiegarci un po' meglio?
Risposta: Sì, racconto la storia della mamma di Salvatore Giuliano, l'assassino 19enne, nel 2004, di Annalisa Durante (14enne innocente, uccisa durante uno scontro tra fazioni a Forcella, zona centrale di Napoli, ndr). Si chiama Carmela e, all'epoca, oltre a Salvatore, aveva altri figli, piccolissimi. Indagini recenti hanno dimostrato che questa signora gestiva le attività illecite del clan, come lo spaccio e il racket. E non solo. Da alcune intercettazioni registrate a casa sua, emerge che maltrattava i suoi bambini perché 'non sapevano fare i criminali'. Diceva: «Non sei buono», che a Napoli significa «non vali niente». Perché? Perché non sapeva fare 'bene' le estorsioni.
D: Crede che quello della mamma di Salvatore sia un po' emblematico del ruolo delle donne di Camorra?
R: Certo che lo è. Molto spesso, come ho detto, sono le mamme a incitare i figli a fare azioni criminali e li instradano nell'attività. In molti casi prendono in mano gli 'affari' perché magari il capo famiglia è stato arrestato. E visto come vanno le cose, sembra evidente che spesso a mancare è proprio una figura materna positiva. Se mia madre mi diceva delle cose io l'ascoltavo. Del resto nascendo in alcuni quartieri la vita ce l'hai segnata, a meno che non intervengano altri fattori.
D: Le donne non sono chiamate soltanto a orientare i figli al 'mestiere' però...
R: L'idea, se c'è, che la donna sia un 'minus' all'interno della organizzazione criminale è sbagliata. Hanno ruoli decisivi, organizzativi. Fanno e conducono scelte. Non da adesso comunque, si pensi alla sorella di Raffaele Cutolo: quando lui era galera, era lei a gestire tutto. Sapere che ci siano donne in grado di mettere su un sistema articolato di spaccio non deve meravigliare, considerando anche che sono, per natura, più intelligenti (sorride, ndr).
D: È la droga la principale fonte di profitto?
R: Sì, lo è, e ovviamente attrezzarsi per spacciare non è neanche troppo complicato in certi quartieri. A Napoli è questo che determina la maggior parte dei morti: i guadagni sono molti e nessuno vuole lasciare a un altro gruppo criminale lo spazio, la piazza, quindi si eliminano a vicenda. Ma la questione della droga è di domanda e offerta. Io non organizzo per vendere se non ho la domanda. E chi la compra?
D: Tutti (o quasi) a Napoli conoscono i principali luoghi di spaccio. Perché non si riesce a fermarli?
R: C'è un esercito di ricambio sempre pronto. La cosa è profondamente capillare, ne arresto 20 stamattina, domani ne ho 40. Perché? Perché qui non c'è più nulla.
D: In che senso?
R: Napoli era una delle zone più industrializzate di Italia. Ora, a parte piccoli casi, non ci sono più le attività che c'erano negli Anni '70 e che in qualche maniera inglobavano le classi marginali della città. Anzi, queste vengono sempre più escluse, allontanate. Mi riferisco proprio dal punto di vista della dislocazione architettonica: le abbiamo spostate dal centro alla periferia. Il problema è che anche alcune zone centrali hanno subìto la stessa sorte. Come Forcella, o Sanità. Camminando per alcuni vicoli, a volte sembra di stare nel Medioevo, sia per  l'aspetto dei palazzi, sia per ciò che si muove intorno. Non c'è risanamento architettonico, economico, culturale. E chi prende il posto? I gruppi criminali, che hanno vita facile. Si eliminano tra di loro e spesso uccidono persone che non c'entrano nulla: in Campania ci sono 350 morti ammazzati innocenti, 25 bambini. Una situazione da guerra.
D: La formazione, la cultura, che ruolo hanno?
R: Di sicuro importante. Un caso da evidenziare è quello di Gianni Durante, il papà Annalisa. Fa un lavoro immenso: mette in mano ai ragazzini libri, e li allontana dalle pistole. Ha costruito una biblioteca diffusa dove incontra le mamme i bambini, anche i figli di 'quelli lì', nella consapevolezza che distribuendo cultura si può provare a scrivere un'altra storia di vita. Anche a Pol.i.s abbiamo attivato un progetto. Si chiama Leggendo crescerai ed p rivolto a bambini dai zero ai sei anni. Certo con la dimensione culturale non si risolvono tutti i problemi di Napoli, però ci mettiamo sulla buona strada.

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